Appendino: le mani sulle città e su Banca Intesa

chiara appendino

Chiara Appendino, appena eletta sindaco di Torino e non ancora insediata ufficialmente, mette subito le mani su uno degli asset più grandi che il Comune di Torino controlla: la Compagnia di San Paolo che a sua volta è il primo azionista di Banca Intesa.
In pratica il voto torinese ha messo nelle mani di Chiara Appendino l’asset finanziario più importante del Paese. In effetti Banca Intesa non è solo la prima banca italiana ma è anche una delle più solide. A differenza di Unicredit, infatti, i conti di Banca Intesa sono a posto e non è necessario nessun maxi aumento di capitale in grando di sfianzare una dozzina di Fondi Atlante per evitare un drammatico bail in.

Che cosa ha fatto Chiara Appendino appena saputo della vittoria elettorale? Ha fatto sapere con modi piuttosto sgarbati all’ex ministro ed ex rettore del Politecnico Francesco Profumo, nominato da pochi mesi alla guida della Compagnia, che deve fare già le valigie.

Adesso, non abbiamo nessuna simpatia per questo personaggio nè tantomeno per le fondazioni bancarie. Per noi le fondazioni bancarie andrebbero chiuse per decreto e il patrimonio consegnato in toto al fondo di ammortamento del debito pubblico. Le fondazioni bancarie sono una grande mangiatoia: non rispondono a nessuno, distribuiscono mance elettorali e soprattutto sono una fonte inesauribile di poltrone ben renumerate da distribuire agli amici.

E Piero “abbiamo una banca” Fassino non aveva perso l’occasione per nominare, poco prima della sua cacciata, un amico alla guida della Compagnia, con un atto sicuramente legittimo ma che poteva essere rimandato per correttezza istituzionale.

In ogni caso, adesso a Torino comanda la Appendino e ha messo subito le mani sulla Compagnia: ufficialmente perché la Compagnia stessa aveva appena deliberato uno stanziamento di 400.000 euro da utilizzare per il funzionamento interno della Compagnia. In pratica, i dirigenti e i manager (che poi hanno ben poco da gestire visto che non si tratta di una società operativa) si sarebbero divisi tra loro 400.000 euro, tanto per gradire oltre ai normali stipendi e renumerazioni accessorie. Ha fatto bene dunque la Appendino a dire di voler cacciare Profumo?

A parte che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, il problema non è Profumo, sono le fondazioni bancarie. Non sappiamo se il successo di Profumo sarà designato da Casaleggio Figlio mediante una farsa di votazione online o sarà pescato in stile italiota tra gli amici confindustriali del padre della Appendino. Ma sappiamo per certo che chiunque sarà, la macchina della Compagnia di San Paolo, come tutte le altre fondazioni, continuerà a fare il suo lavoro di sempre e cioè distribuire soldi agli amici e agli amici degli amici. In questo caso, gli amici porteranno il vessillo d 5 stelle ma poco importa.

La cosa più grave sarebbe che il nuovo presidente della Compagnia, magari designato in un bel referendum farsa in rete, iniziasse a occuparsi veramente della gestione di Banca Intesa. Fino a quando occupasse il suo tempo a pubblicare su internet gli scontrini del pranzo, pazienza. Ma che cosa succederebbe se un bel giorno decidesse di mettere becco nella gestione di Banca Intesa? Immaginiamoci un teorico del signoraggio bancario o delle scie chimiche che inizia a decidere chi deve comandare nel più grande istituto bancario italiano, l’unica banca di sistema ancora rimasta in piedi. Lo scenario è da brividi. Speriamo quindi che la Appendino abbia almeno il buon senso di seguire la via italiota, cioè la nomina di qualche persona dell’intorno confindustriale del padre. Non sarà corretto, è vero, ma almeno sarebbe una persona con la testa sulle spalle. E poi, diciamolo, anche far nominare da Casaleggio Figlio il nuovo presidente con un referendum farsa online non è che sia così corretto…

A proposito di Banca Intesa

Non abbiamo nessuna simpatia per Banca Intesa, questo deve essere chiaro. Si tratta di un istituto bancario fondamentale per quel poco di stabilità finanziaria che ancora ci rimane. Le sue colpe sono grandi anche se sui media sussidiati non se ne parla molto. Abbiamo parlato spesso della vicenda Carlo Tassara, di 2 miliardi di euro spariti nel nulla. Banca Intesa è una banca ulivista e prodiana, una banca che ha dato la possibilità di lavorare a personaggi oscuri come Pietro Modiano (sposato Pollastrini, PD e tra l’altro messo poi a capo della stessa Carlo Tassara) teorico televisivo della patrimoniale e pluri indagato per usura (ovviamente poi la magistratura non ha fatto il suo corso ma questa è un’altra storia).

Malgrado questo, siamo convinti che se la banca finisse nelle mani di Casaleggio Figlio, le cose andrebbero peggio. Molto peggio. E presto sarebbero i contribuenti a dover mettere mano al portafoglio per rimediare all’ennesimo pasticcio di una classe politica che riesce a fare sempre peggio. Se con il PD abbiamo toccato il fondo, il Movimento a 5 stelle ha già cominciato a scavare.

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