Apple e la guerra contro FBI

Apple-FBI

Le notizie di questi giorni, hanno visto da una parte Apple schierata fermamente contro l’FBI. Qualche giorno fa infatti, un giudice federale di Los Angeles aveva richiesto alla Apple di dare assistenza tecnica per estrapolare le informazioni contenute sull’iPhone di uno degli attentatori della sparatoria di San Bernardino. Tim Cook di Apple, ha però rifiutato di collaborare, affermando che creare backdoor (ovvero metodi per violare la sicurezza di un software, in questo caso di iPhone e del sistema operativo iOS) sarebbe stato un problema per la sicurezza degli utenti. Tim Cook è stato appoggiato dal CEO di Google Sunder Pichai ed anche da Mark Zuckerberg, ed essenzialmente da tutto il resto della Silicon Valley. Adesso la Apple ha 3 giorni per riflettere e per rispondere all’ultimatum definitivo che obbliga l’azienda a collaborare con l’FBI, altrimenti dovrà giustificare la crittografia davanti alla Corte.

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Secondo il CEO di Google, forzare le compagnie a scardinare i codici di sicurezza dei cellulari per permettere all’Fbi di accedere ai dati costituirebbe un “precedente pericoloso”.

Persino Edward Snoden, l’uomo che ha reso pubbliche le tecniche e gli strumenti utilizzati dall’NSA per spiare il mondo, ha annunciato di appoggiare Tim Cook ed Apple. Anche Jan Koum, il CEO di WhatsApp ha deciso di supportare Tim Cook con un comunicato sulla sua pagina Facebook:

“Non potremmo essere più d’accordo. La nostra liberà è a rischio, dobbiamo impedire la creazione di un precedente del genere”.

Donald Trump è contro la Apple

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Non è ovviamente tutto rose a fiori. E l’istrionico candidato alla Casa Bianca Donald Trump ha affermato presso uno show televisivo che quello che sta facendo la Apple è sbagliato, e che si sono essenzialmente montati la testa.

Tim Cook ha poi recentemente sottolineato che non ha intenzione di cambiare atteggiamento:

“Sebbene riteniamo che le intenzioni dell’FBI siano buone, sarebbe sbagliato per il Governo obbligarci a creare una backdoor nei nostri prodotti. Infine, abbiamo paura che questa richiesta possa minare quella libertà che il nostro Governo intende proteggere”.

Le azioni di Apple

Le azioni di Apple non sembrano essere state condizionate più di tanto da questo terremoto mediatico, in quanto sono ancora abbastanza stabili tra il livello di 94 e 98.

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Tuttavia, crediamo che se ci dovesse essere una sanzione, o addirittura qualcosa di peggio, proveniente dall’FBI e da un possibile processo futuro, le azioni di Apple con grande probabilità subiranno una decisa stoccata.

La sfida di McAfee

John McAfee in una delle sue controverse "pubblicità".

John McAfee in una delle sue controverse “pubblicità”.

Il discusso programmatore John McAfee ha promesso di aiutare l’FBI con il caso Apple. Secondo il CEO di McAfee sarebbe possibile sbloccare il telefono del terrorista di San Bernardino, ovviamente rinunciando alle backdoor nei vari dispositivi della mela morsicata.

John McAfee ha fatto un’offerta che l’FBI “non potrà rifiutare…”. Se non riuscirà lui e il suo team a decriptare l’iPhone 5C del terrorista di San Bernardino in sole 3 settimane, si mangerà la propria scarpa in diretta TV da Neil Cavuto, ha affermato il candidato alla Casa Bianca.

Secondo McAfee, l’FBI ha interpellato proprio la Apple, perché non assumerà mai nessuno “con una cresta, piercing e tatuaggi in faccia che chiede oltre mezzo milione di dollari l’anno. La Cina e la Russia non si sono fatti problemi con questo tipo di cose, ed è per questo che gli USA sono indietro di anni luce nella guerra digitale“.

McAfee, ha poi affermato di avere nel suo team i migliori hacker al mondo, veri e propri fenomeni della programmazione con un talento incredibile. Non sappiamo ancora se questa è una vera scommessa, oppure la solita trovata pubblicitaria di McAfee, che non è solito a comparsate discutibili (vedi immagine sopra).

Commissione anti-privacy contro Apple e Silicon Valley

Il braccio di ferro sembra però non voler finire. In quanto secondo un report dell’ultima ora del Wall Street Journal, l’intelligence del Senato è al lavoro ad una proposta di legge che renderà reato penale la scelta fatta da Tim Cook e da Apple, ovvero non rispettare la decisione del tribunale di decrittare le info contenute nell’iPhone del killer di San Bernardino.

Apple si è infatti opposta all’FBI, qualche giorno fa, con l’appoggio di praticamente tutta la Silicon Valley, dato che Facebook, Twitter e Google (e molti altri) hanno appoggiato la decisione di Apple di non creare backdoor nell’OS di iPhone per permettere all’FBI di risalire ai messaggi del cellulare di Syed Rizwan Farook.

La proposta di legge è di Richard Burr, un repubblicano a capo dell’intelligence del Senato, che però non ha ancora terminato la bozza della legge.

Gli ultimi anni sono stati critici per la privacy e la libertà degli utenti. Sempre più aziende hanno creato sistemi di criptaggio che possono essere accessibili solo alle due persone che si sono inviate i messaggi. Questa posizione è stata infatti attaccata dalla polizia e dalle forze dell’ordine in generale. Tuttavia secondo le aziende, e varie associazioni per la difesa della privacy, si tratta di intromissione nella sfera privata, e creerebbe un precedente per ulteriori intromissioni alla privacy, che non può essere violata da hacker e governi.

Cosa ne pensiamo noi

Syed Rizwan Farook

Syed Rizwan Farook, uno degli attentatori della strage di San Bernardino.

Bisogna credere in qualcosa, e al momento Apple crede che non sia giusto far entrare l’FBI all’interno di un telefono, azione assolutamente legittima da una parte e che magari potrebbe salvare la vita di tantissime altre persone, ma che potrebbe mettere in pericolo TUTTI gli altri utenti Apple, quindi la ragione sta nel mezzo e la “coperta è corta”, molto corta, in quanto per un singolo terrorista si potrebbe mettere a repentaglio la privacy di un miliardo di utenti. Ricordiamo però, a chi non lo sapesse, che Apple lasciò un bug di sicurezza in iTunes per ben 3 anni aperto; fu segnalato nel 2008 ma fu sistemato soltanto nel 2011. Durante questo periodo, i governi hanno potuto sfruttare la falla per invadere i computer della gente e spiare gli utenti. In quegli anni la guida dell’azienda era in mano a Steve Jobs, quindi oggi potrebbe essere cambiata la visione dell’azienda. Dunque, la scelta di Apple, sembra più un’operazione pubblicitaria che un tentativo vano di salvaguardare la privacy degli utenti, in quanto qualsiasi bravo hacker sarà in grado di “bucare” comunque l’iPhone in questione.

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