Avvantaggiarsi delle correlazioni. Case Study: Petrolio

La discesa delle quotazioni del greggio continua, facendo risaltare ancora di più anomalie nello spread Wti, Brent. Solitamente, quando si discute del petrolio, non si accenna per nulla allo spread del greggio. Ed, invece, proprio in questo sta l’origine della contesa, dato che cambiano i territori madre produzione del greggio, a seconda che ci si riferisca al Wti o al Brent.

La discrasia tra i due quotati è ben rilevabile dal mercato future che porta un gap di ripresa anticipato per il Wti rispetto al Brent.

Perché il Wti è più basso del Brent?

Sul Wti incide la produzione Usa mentre sul Brent va ad incidere maggiormente quella asiatica. Incognite a parte, il Wti, anche se qualitativamente migliore è ad un prezzo ben più basso del Brent. Entrambi, come il resto delle commodities, sono quotati in dollari Usa. Nei riquadri sottostanti, potete ben visualizzare la dinamica del greggio Wti e Brent.

brent

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Vediamo lo spread Wti – Brent e cerchiamo di desumerne qualche conclusione razionale.

Lo scarto tra Wti e Brent è nell’ordine di 4 punti base. Ma se analizziamo le variazioni percentuali, ovvero la tendenza dei prezzi ad avere balzi più o meno repentini, possiamo notare che più o meno le due attività tendono ad avere lo stesso scarto di variazione percentuale, a parità di scala temporale. I contratti future, sui quali vengono scambiati le commodities, e quindi anche il petrolio, mostrano delle pressioni al rialzo per il Wti ed il Brent che sembrano realizzarsi, di rado, per poi essere nuovamente seguite da nuove pressioni al ribasso, sul fronte della produzione.

Quindi, si può affermare che i due asset abbiano una qualche correlazione, così come si sta creando un certo effetto-contagio anche sul mercato valutario.

Ciò ci crea importanti opportunità di investimento sul mercato finanziario. Ecco quali sono i principali punti di riferimento per ottenere una certa remunerazione, sfruttando la tendenza generale (valori di picchiata del petrolio) che molto probabilmente non accennerà a ridursi e continuerà fino a quota 50 dollari. Perché 50 dollari? Appunto, in quanto si tratta di quella soglia di prezzo che non rende più conveniente continuare ad estrarre greggio con il nuovo metodo (shale gas) che svincola l’otput dalle scorte e ha permesso agli Usa di trasformarsi da importatori ad esportatori.

Si è creato, in effetti, un circolo “vizioso” attorno al petrolio che ha rotto con i tradizionali “cartelli”. Gli Usa continuano a produrre, facendo scendere le quotazioni (non è esatto dire che la domanda mondiale sia bassa, quanto che la nuova offerta sia più che bastevole, ed anche troppo, per assorbire la domanda. Insomma, si produce troppo ed all’intenzione) mentre i paesi Arabi non riescono più a fare mercato ma d’altronde non sono affatto intenzionati a fermarsi dal produrre solo perché gli Usa non smettono ed i prezzi scendono.

Per investire sul petrolio, sui mercati finanziari, continuando a shortare, possiamo utilizzare gli etc e gli etf sul petrolio, nonché gli strumenti derivati che replicano il prezzo del greggio. Quello più utilizzato, anche nel trading online, è rappresentato dall’Oil che incorpora mediamente le variazioni di entrambi i tipi di greggio: si riferisce, quindi, sia al Wti che al Brent.

Ecco un esempio, tratto dalla piattaforma di 24 option. Come potete ben notare, se non ci si concentra solo sul Wti o solo sul Brent, possiamo avere una maggiore direzionalità, a differenza delle singole quotazioni che, seppure complessivamente tendano a variare con la stessa velocità, non possiamo dire lo stesso per la volatilità. Quindi, se le pressioni al ribasso prevalgono su quelle al rialzo avremo un andamento tendenzialmente ribassista, isolandoci dai picchi a breve. E neanche ci interessa, in questo caso, concentrarci sulla differenza tra Wti e Brent che fa riferimento solamente ad uno scarto di domanda per area geografica. Il grafico sottostante non è su base intraday.

petrolio24

Siccome il Wti è prodotto negli Usa mentre il Brent è di provenienza europea, a prescindere dal fatto che l’uno sia qualitativo, si capisce come il mercato è il solo regolatore delle differenze dei prezzi tra i due.

Qualcuno si chiede: allora, non basta aumentare la domanda per ripristinare l’equilibrio offerta-domanda, rotto dalla sovrapproduzione? No, perché proprio per questo il caro dollaro rende poco convenienti le transazioni che sono quotate in dollari. Quindi, nessuno si arrischia a cercare di calmierare la situazione, domandando più petrolio ed assorbendo i surplus di offerta.

Un nuovo disegno emerge dal G20 ma non si sa ancora l’attendibilità: verrà fondata una nuova agenzia gerente nel campo energetico che possa rendersi indipendente dall’Opec e dalle altre istituzioni. Tra i principali protagonisti vi sarebbero proprio la Russia e l’Arabia Saudita.

Scelte di investimento mirate sull’attuale situazione petrolifera

Bisogna tenere d’occhio il deprezzamento dei cambi di economie che si reggono sull’export di materie prime, tra cui il petrolio e che non trovano sconveniente la scivolata del cambio.

Stiamo parlando dell’Aussie (Aud/Usd), del dollaro neozelandese (Nzd/Usd) ed anche per certi versi dello Yen (Jpy/Usd) che sta deprezzando il cambio per competere sul piano delle esportazioni. Non vi sono stati i “richiami” tanto attesi al Giappone, di cui girava voce prima del G20.

Le economie che sono più propense ad esportare che importare condizionano più delle altre, come protagonisti attivi, il mercato dei cambi.

Cosa ci può guastare i piani? La non tenuta del cambio, da parte del dollaro Usa, che già comincia ad avere, rispetto all’euro, qualche cedimento di terreno, come potete vedere nel riquadro sottostante, tratto dalla piattaforma 24 option. L’eurodollaro, dopo aver ritestato il supporto intorno a 1,24 è risalito su. Anche se i fondamentali Usa sembrano incoraggiarla, la discesa, al momento al di sotto di tale soglia, non è associata ad importanti pattern segnaletici.

eurodollaro

L’articolo è stato scritto da Ines Carlone. Si tratta di un contributo esterno e non riflette la posizione ufficiale di Mercati 24. Quanto incorporato nell’articolo non include indicazioni all’investimento.

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