B-Smark, la startup italiana che va in Irlanda

Sono tante le startup di giovani italiani che sfondano all’estero, per tanti motivi. Perché lì si trova terreno più fertile, perché ci sono maggiori finanziamenti, perché l’economia funziona meglio… La nuova fuga dei cervelli made in Italy si basa sulla facilità estera nell’ottenere finanziamenti, gli sgravi fiscali e, soprattutto, una cultura di impresa più preparata ad accogliere aziende attive in ambito digitale e ad alto potenziale di crescita – le cosiddette startup innovative.

I luoghi preferiti per “emigrare” e per delocalizzare la propria startup sono la Silicon Valley negli Usa e Israele, ma anche l’Irlanda e l’Europa in genere non restano a guardare. Esemplare la storia di Nicola Farronato, esperto di marketing, che si è trasferito a Dublino nel 2010, in piena crisi economica irlandese. Eppure, con la compagnia e l’aiuto del socio Paolo Panizza, ingegnere, Nicola è riuscito ad avviare una società per sviluppare MySmark, una piattaforma che consentisse agli utenti di fare commenti emozionali interattivi ai contenuti di un sito, a un evento, a un brand e così via.

Il progetto di marketing online è oggi diventato la startup B-Smark, che ha ricevuto già nel 2011 il primo finanziamento. «Non sono i benefici fiscali ad averci portato qui», racconta Farronato. «Abbiamo scommesso sull’Irlanda perché è all’avanguardia nell’ambito del web semantico: gli investitori non faticano a capire ciò di cui parli. In Italia il supporto all’imprenditoria innovativa è ancora limitato: basti pensare che a Bassano del Grappa, da dove provengo, è difficile persino trovare professionisti in grado di orientarti alla creazione di una srl semplificata».

Eppure, confessa Farronato, si sta pensando anche al mercato italiano: a settembre sarà presentato, infatti, un nuovo servizio destinato al mondo del travel in Italia. Nicola Farronato racconta che il suo progetto era stato presentato anche in Italia, all’epoca, senza riscontrare però alcun interesse. In Irlanda invece i nostri giovani italiani sono stati ascoltati e apprezzati. Finché non è nata una vera e propria startup.

La società è partita con un primo investimento da 15mila euro e finora ha raccolto più di 1 milione di euro, in maggioranza capitale italiano, con il supporto di investitori strategici come Enterprise Ireland. Si tratta di un’agenzia governativa irlandese che è il più grande fondo europeo per investimenti seed – all’inizio della vita di una startup.

Le storie come quella di B-Smark non sono infrequenti: tantissimi sono, oggi, i giovani italiani di talento che decidono di andare all’estero; non per trovare un posto di lavoro fisso, ma per scommettere sulle proprie idee e per trovare investimenti.

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