Banca Etruria: l’ordine di piazzare i bond truffa arrivò dall’alto

maria elena boschi etruria

Dopo che migliaia di risparmiatori sono stati truffati e hanno perso tutto a causa di Banca Etruria e della cricca che la dirigeva, la magistratura finalmente si muove. Certo, si fosse mossa al momento giusto migliaia di persone avrebbero potuto salvare i risparmi di una vita intera (e forse anche di più generazioni) ma si sa che la magistratura italiana ha ben altro da fare. Non certo perseguire gli omicidi, gli stupri, i furti che diventano ogni giorno più dolorosamente frequenti per le strade italiane. Semplicemente, la magistratura è occupata a imbastire processi sulle olgettine (pare se ne faranno 7 o 8, abbiamo perso il corso).

Comunque meglio tardi che mai: il procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, ha mandato la finanza a perquisire la sede centrale di Banca Etruria. Risultato? Scoperto un documento molto importante che dimostra che l’ordine di vendere le obbligazioni subordinate ai semplici risparmiatori partì dall’alto. E quell’ordine richiedeva tassativamente che le obbligazioni fossero vendute il più rapidamente possibile. La procura adesso indaga per truffa.

banca etruria

Risparmiatori truffati da Banca Etruria che protestano. Campa cavallo che l’erba cresce.


Il quadro che sta emergendo è ancora peggiore di quanto si potesse immaginare
: dirigenti della Banca Popolare dell’Etruria avevano organizzato una cabina di regia per piazzare i titoli, ad altissimo rischio, anche a persone che avevano il profilo di investitore prudente. Pensionati, casalinghe, semplici operai si erano così ritrovati a sottoscrivere titoli degni del Lupo di Wall Street, con un profilo speculativo da far tremare i polsi. Detto per inciso, questi titoli erano avarissimi di rendimenti considerando il rischio implicito, ecco perché Popolare dell’Etruria ha dovuto piazzarli con metodi truffaldini ai propri clienti piuttosto che bussare alla porta di investitori istituzionali. Di solito, infatti, le emessioni subordinate possono far gola a investitori istituzionali a caccia di rendimenti, ma in questo caso non si voleva nemmeno pagare questo scotto.

Gli impiegati di Banca Etruria hanno obbedito agli ordini ricevuti in modo fin troppo scrupoloso
: quando puntavano la loro preda non la lasciavano sfuggire. E se il malcapitato aveva già il proprio denaro investito, lo convincevano a vendere tutto e a puntare sulle obbligazioni subordinate. Ci sono stati molti casi di anziani pensionati convinti a vendere titoli a capitale garantito per sottoscrivere le obbligazioni spazzatura.

Le colpe dei vertici

maria elena boschi etruriaLe colpe dei vertici di Banca Etruria sono innegabili a prescindere da come andrà a finire l’inchiesta della magistratura. Una politica di vendita così massiccia e organizzata di titoli rischiosi alla clientela retail, in barba anche al profilo MIFID degli investitori, è un comportamente eticamente scorretto, su questo non ci sono proprio dubbi. E a questo punto la domanda più importante che ci dovremmo porre è: ma allora Barbapapà Boschi sapeva o non sapeva? Se sapeva è colpevole e non parliamo a livello penale (non siamo magistrati e comunque la giustizia in Italia si aggiusta sempre se si sta dalla parte giusta) ma etico. E se non sapeva? Se il vicepresidente di una Banca non sa che nella sua Banca esiste una struttura capillare per vendere un prodotto finanziario a rischio a migliaia di clienti possiamo solo dire che, come minimo, non ha fatto il suo lavoro correttamente. E magari il ministro Maria Elena Boschi dovrebbe farsi anche lei qualche domanda. Certo, la responsabilità penale e morale è sempre personale, ma è giusto che un ministro della Repubblica abbia rapporti così stretti con una persona coinvolta in uno dei peggiori scandali finanziari della storia d’Italia?

I bancari di Banca Etruria sono innocenti?

Se i vertici di Banca Etruria sono colpevoli, i bancari sono innocenti? No, assolutamente. Se i bancari avessero avuto la schiena dritta e almeno un barlume di coscienza, avrebbero evitato la rovina a migliaia di persone che conoscevano personalmente da anni e che, magari, accettavano di sottoscrivere l’investimento a rischio solo perché veniva proposto loro da una persona di assoluta fiducia. Spesso addirittura amici o parenti. Insomma, i bancari di Banca Etruria sono colpevoli esattamente come lo sono i vertici: un ordine illegale può essere rifiutato persino da un militare, figuriamoci da un bancario protetto e coccolato dai sindacati e di fatto inamovibile.

La verità è che i bancari che hanno venduto le obbligazioni spazzature a operai, casalinghe e pensionati non lo hanno fatto solo per obbedire agli ordini ma soprattutto per lucrare le commissioni relative. Questo sui media sussidiati non si può scrivere, ma Mercati24 che è un sito di informazione libera non ha paura della verità e non ha paura di fare proposte scomode. Ad esempio: visto che bancari e dirigenza di Banca Etruria hanno rovinato con il loro comportamento migialia di persone, perché non utilizzare i TFR per risarcire i risparmiatori truffati?

E le altre popolari?

E le altre popolari italiane? Qualche giorno fa abbiamo fatto scalpore con un articolo sulla Popolare di Bari. Anche in questo caso c’erano magagne (tra cui una bella multa CONSOB tanto per gradire) ma sicuramente non si arriva ai danni fatti dal management della Popolare dell’Etruria. La cosa che colpisce, però, è il clima quasi omertoso che circonda le popolari: da Vicenza ad Arezzo, passando per Bari, fino a quando la gente non perde tutti i suoi soldi non si accorge di quello che sta succedendo. Il caso della Popolare di Bari è interessante anche per questo: una banca tutto sommato sana (non è sull’orlo della bancarotta) ma che perde dei soldi. Niente di strano, il capitalismo è fatto anche di errori, non si vince sempre. La cosa strana è che il giornale locale più influente, la Gazzetta del Mezzogiorno, invece di fare articoli per analizzare le cause delle perdite pubblica panegirici in cui si esalta il management e in cui si sottolinea come i soci siano contenti. Ora i soci contenti non sono e abbiamo ricevuto diversi commenti che lo dimostrano. Abbiamo anche censurato una decina di questi commenti perché contenevano offese personali pesanti contro il management e anche qualche minaccia. Quindi i giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno dovrebbero imparare a fare i giornalisti e non a scrivere publiredazionali che esaltano una realtà che non esiste. E questo è solo un esempio: anche ad Arezzo erano pochi a parlare prima che scoppiasse il bubbone. E perfino su internet si trovavano molti esaltati che consigliavano di investire in Oro con Banca Etruria. Pensate un po’ che fine ha fatto l’oro di queste persone…

3 Responses to Banca Etruria: l’ordine di piazzare i bond truffa arrivò dall’alto

  1. Bancario Etruria ha detto:

    Andate a fanculo. Subito. Avete rotto il cazzo con sta storia dei bancari. Abbiamo eseguito gli ordini e ci abbiamo fatto i soldi. Io sto in pace con la coscienza ho rovinato qualche vecchio ma tanto dei soldi non se ne faceva nulla e i figli si sarebbero presi tutto quando crepava. Figli che si garbavano di andare a trovare il babbo meno di una volta al mese. E adesso che ha perso tutto sbraitano. Ma andata a fanculo tutti, voi, i clienti, i vecchi che hanno perso tutto, i figli. Io ho guadagnato, come tutti ma in Italia fanno tutti così. Fate la morale ai politici e non rompete il cazzo ai bancari. Tanto alla fine come giustamente scrivete pure voi siamo intoccabili.

  2. FISAC ha detto:

    La vostra proposta è un attacco ai diritti dei lavoratori che sono vittime e non colpevoli. Siete dei banditi, il vostro sito è da chiudere subito non potete creare un conflitto tra clienti e lavoratori. Fatevi un bagno di umiltà e preparatevi a pagare per quello che avete scritto.

  3. Lorenzo Bruschi ha detto:

    Banca Etruria mi ha rovinato la vita, ho perso tutto. 40 anni di lavoro. La casa che dovevo comprare a mia figlia spero di recuperare ma intanto mia figlia vive ancora in affitto, 2 figli e un marito che non riesce a trovare lavoro. Tutto il male che avete fatto ricade sulle spalle di un povero pensionato che tenta disperatamente di aiutare la sua famiglia. Non ho più maledizioni contro di voi, non ho la forza quasi di vivere.

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