Banche italiane sotto esame

banca italianaInizia oggi l’esame da parte della BCE dei bilanci di 130 istituti bancari europei. I riflettori sono puntati, ovviamente, sulle 15 banche italiane che rischiano grosso. Ad essere valutato, infatti, sarà il rapporto tra il patrimonio netto e gli asset in possesso della banca, a loro volta ponderati in base al rischio. Tutti sappiamo che gli asset nelle mani di molte banche italiane sono di scarsa qualità, spesso le perdite sono state fino ad ora nascoste completamente nei bilanci. Tanto per intenderci ci sono mutui e prestiti erogati ad aziende le cui rate non vengono pagate da mesi e che vengono ancora segnati in bilancio come crediti non problematici.

A queste vanno aggiunte le sofferenze bancarie ufficiale fin qui dichiarate e i possibili problemi derivanti dallo scoppio della bolla immobiliare. E se tutto questo non basta, bisognerà anche verificare la situazione patrimoniale delle banche italiane in relazione al valore dei titoli di Stato. Perché una parte consistente degli asset delle banche italiane sono BTP e sappiamo fin troppo bene che non si tratta certo di titoli da tripla A. Le banche italiane si sono riempite di titoli nazionali nel momento più acuto della crisi e probabilmente anche per togliere le castagne dal fuoco alle banche estere. Ma adesso potrebbero ricevere il conto per il loro comportamente e il risultato potrebbe essere amaro.

Ecco che se l’analisi dei bilanci delle banche dovesse essere condotta senza attenuanti politiche, allora i patrimoni delle banche italiane dovranno essere per forza rafforzati. Non è un male in sè, anzi il fatto che il sistema bancario sia più forte dal punto di vista patrimoniale potrebbe senza dubbio aiutare la ripresa dell’economia.
Il problema arriva se andiamo a considerare chi metterà alla fine i soldi. Premesso che è impossibile che capitali privati possano puntare sul sistema bancario italiano (a meno di fondi locusta in cerca di occasioni da spolpare) le uniche opzioni rimanenti sono che i salvataggi (o rafforzamento patrimoniale che si voglia) siano finanziati dallo stato oppure dagli obbligazionisti, a partire da coloro che hanno sottoscritto (con poca intelligenza) obbligazioni subordinate.

Ma per come vanno le cose in Italia sappiamo bene che a pagare sarà lo Stato che farà in modo anche di garantire la conservazione dello status quo per quanto riguarda il personale: si cercherà, con uno spreco di soldi pubblici, di mantenere inalterato il livello di personale (o di garantire a chi va via condizioni molto convenienti) e si manterrà basso il livello di produttività. I bancari italiani rimarranno dunque un esercito formato da colonelli, con poca voglia di lavorare, stipendi e benefit elevati e soprattutto con una visione piuttosto clientelare e familistica dell’attività bancaria.
E nel caso peggiore a pagare per tutto saranno i contribuenti e i risparmiatori. Non è escluso che alla fine ci siano dei costi a carico anche dei correntisti, come è avvenuto a Cipro, dove la Germania ha voluto infliggere una dura lezione ad un governo che non si era voluto piegare al pensiero unico del Grande Fratello Finanziario Mondiale. In Italia non corriamo questo rischio visto che siamo più che allineati da tempo, ma da qualche parte i soldi dovranno uscire per salvare le banche…

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