Bitcoin, investire nella valuta del futuro

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Ultimamente si è molto parlato di Bitcoin e della loro incredibile impennata messa a segno nel 2016, ma si tratta indubbiamente di uno strumento relativamente recente, e come tale non può ancora vantare una solida storia che ne delinei con precisione le caratteristiche o le prospettive future.

Molti portali di informazione economica online, hanno dedicato al tema ampie trattazioni, ma purtroppo circola ancora molta disinformazione circa questo originale prodotto finanziario per investire sia oggi che domani. Per capire dunque se convenga o meno considerare questa particolare forma di investimento, iniziamo dunque dalle nozioni fondamentali, definendo per prima cosa l’oggetto della nostra analisi.

I Bitcoin sono una valuta digitale nata nel 2009 e creata dal tuttora anonimo Satoshi Nakamoto, uno pseudonimo giapponese dietro al quale potrebbe celarsi chiunque. Pratica e immediata, in pochi anni la neonata divisa è diventata la prima e più usata tra le monete elettroniche, anche e soprattutto in quanto completamente autonoma: infatti al contrario di qualsiasi altro bene o valuta essi non sono controllati da nessun organo centrale che ne segua l’immisione sui mercati finanziari. In questo senso essi sono davvero indipendenti, e in effetti l’idea del fondatore era proprio questa, creare una rete di pagamento mondiale che fosse libera, immediata, anonima e non sottostante ad alcuna autorità.

Il tema ovviamente è scottante, in quanto si tratta di uno strumento rivoluzionario in grado di provocare effetti devastanti, in positivo ma anche in negativo. Molti governi e Paesi si sono infatti detti preoccupati della continua crescita dei Bitcoin, il cui uso è già stato vietato in Cina e Giappone, già alle prese con complesse questioni di politica monetaria. Anche nel Belpaese il fenomeno ha preso piede da anni, tanto che nel 2013 è stata fondata la Bitcoin Foundation Italia, con lo scopo di promuovere la valuta elettronica nella nostra penisola diffondendo anche una coscienza e conoscenza basilare di questo strumento per tutti i i trader e risparmiatori interessati.

Uno strumento quindi versatile e molto appetibile per diverse quanto ovvie ragioni, motivi per cui nel solo 2016 il loro prezzo è salito di oltre il 180%, in una corsa al rialzo che ha preoccupato molti osservatori eminenti tra cui l’Internal Revenue Service, l’organo di sorveglianza del sistema fiscale statunitense.

Come accennato i Bitcoin non erano affatto ben visti dalle grandi potenze economiche mondiali, ma solo gli Stati Uniti hanno deciso non solo di prendere provvedimenti, ma anche di reagire aprendo un’indagine circa la legalità della moneta elettronica: sono infatti risaliti alle identità dei correntisti del web, in modo da poterne tassare le transazioni e facendo arrivare la propria autorità anche laddove non era pensabile potesse.

Un chiaro deterrente per ridurre eventuali usi criminali o illegali dei Bitcoin, che per loro natura rischiano di diventare effettivamente uno strumento di riciclaggio internazionale. È stato comunque un segnale importante e preoccupante per quanti abbiano un conto Bitcoin, in quanto si tratta di una manovra senza precedenti e particolarmente mirata, peraltro organizzata da uno dei maggiori enti tributari al mondo.

Finora i Bitcoin non erano stati (e non sono tuttora in teoria) considerati a livello giuridico come moneta reale, effettiva, in quanto non esistono fisicamente. In effetti il bitcoin è una criptovaluta a tutti gli effetti. Per questo finora erano riusciti a mantenere l’anonimato nelle transazioni, il principale marchio di fabbrica e fattore di successo della valuta, ma questa esclusiva garanzia è stata di recente invalidata proprio dall’intervento dell’Internal Revenue Service statunitense.

Il Vecchio Continente dal canto suo rimane a guardare in disparte ma con diffidenza verso la prima moneta elettronica al mondo, fornendo vaghe quanto circostritte direttive ai propri istituti centrali di credito. Si tratta tuttavia di un processo tutt’altro che unitario, in quanto di fatto diverse Nazioni europee ha espresso in materia opinioni differenti: da un lato i Paesi del Sud tendono a rimanere attendisti, dall’altro Danimarca, Olanda e diversi Paesi dell’Europa settentrionale hanno addirittura iniziato sviluppare progetti per creare la propria valuta elettronica nazionale. Manca insomma un quadro generale, un piano di fondo che dia una struttura al fenomeno, allontanando quella tensione e diffidenza che hanno accompagnato l’esordio dei Bitcoin.

In ogni caso è opportuno segnalare che ci sono anche delle truffe che sfruttano il nome del bitcoin per ingannare risparmiatori incauti. Parliamo ad esempio di OneCoin, recentemente sanzionata dall’Autorità Antitrust. Come regola generale, è opportuno stare lontani da tutte le piattaforme (e relative criptovalute) che promettono arricchimenti facili con valute simili al bitcoin, ancora di più se i profitti derivano soprattutto dall’introdurre nuove persone nella piattaforma (tipico schema piramidale, peraltro vietato dalla normativa italiana vigente).

Per quanto riguarda il resto del mondo pesano molto i casi di Usa, di cui già abbiamo accennato, e Cina: in Asia infatti i crediti informatici hanno mostrato una crescita preoccupante per gli organi economici di Pechino, che hanno associato lo strumento a continue e illegali fughe di capitali al fine di riciclare denaro. Si pensi che nel Paese, nel solo biennio 2015-2016, la domanda è cresciuta del 150% in più rispetto al biglietto verde. Per sostenere dunque lo yuan la Bank of China ha da poco stabilito il blocco totale dei servizi e della rete Bitcoin in tutta la Nazione, con restrizioni importanti che minano la già danneggiata reputazione della neonata valuta.

Si tratta di una manovra dalla durata indeterminata, con una scadenza per ora fissata al prossimo mese ma che potrebbe facilmente essere rimandata in caso di ulteriori rimandi da parte della società, che potrebbe non volersi adeguare alle linee guida esposte dalla BoC. Ma ci sono Paesi dove si rischia ancora di più: negli Emirati Arabi i Bitcoin sono talmente proibiti che il loro solo possesso porterebbe all’arresto immediato.

Insomma in tutto il globo cresce l’attenzione e la preoccupazione per questo strumento, un dato che non ha favorito la diffusione della valuta elettronica, e che anzi ne ha bloccato la crescita giocando proprio sul suo punto di forza, l’indipendenza da qualsiasi autorità finanziaria. Ora i fatti dimostrano il contrario, e molti investitori non hanno esitato a chiudere conti e fare marcia indietro senza troppi pensieri una volta saputo delle preoccupanti novità. Un salto in negativo che ha portato l’indice dei Bitcoin da -4,4% a -7,8% in pochi giorni, per poi ridare spazio a una lieve quanto incerta crescita. Ora cosa li attende per l’immediato futuro?

Non è possibile fare previsioni, ma certamente una concessione va a loro fatta: infatti con le citate restrizioni e tassazioni di fatto questi enti controllori hanno riconosciuto giuridicamente la valuta digitale, che ora godrebbe degli svantaggi ma anche dei vantaggi della vita alla luce del sole. Forniremo comunque ulteriori aggiornamenti sul tema, che potrete trovare anche sul portale migliori-investimenti.com, ma intanto è già stato reso noto che nonostante le critiche ben 14 tra i maggiori gruppi bancari al mondo stanno sviluppando piattaforme informatiche per elaborare una propria rete di denaro virtuale. Se non puoi batterli fatteli amici, dice il proverbio..

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