Borsa Italiana dice no alla quotazione di Banca Popolare di Vicenza

unicreditLa storia della Banca Popolare di Vicenza oscilla ormai tra la farsa e la tragedia e se non ci fossero decine di migliaia di famiglie che hanno già perso il patrimonio accumulato in varie generazioni ci sarebbe da ridere. L’ultimo capitolo della storia arriva oggi. Borsa Italiana ha comunicato ufficialmente il suo no alla quotazione della Banca Popolare di Vicenza post aumento di capitale.

Il gran rifiuto di Borsa Italiana è dovuto, almeno secondo la versione ufficiale, all’esiguo flottante che l’azione avrebbe.
Il comunicato ufficiale recita che ha deciso di non disporre l’inizio delle negoziazioni della banca per il sostanziale fallimento dell’aumento di capitale. Malgrado i prezzi di saldo (0,1 euro ad azione, contro i più di 67 euro a cui era valutato il singolo titolo poco più di un anno fa) quasi nessuno ha sottoscritto l’aumento di capitale. In pratica il fondo Atlante si troverà proprietaria di più del 90% dell’intero capitale e quindi il flottante sarebbe più piccolo della soglia minima del 25% che Borsa Italiana impone per la quotazione.

Se si analizza però a fondo il regolamento, le azioni possedute da un fondo come Atlante potrebbero essere conteggiate come flottante, proprio perché si tratta di un fondo mobiliare chiuso di investimento che si propone un’uscita a medio termine dal capitale della banca vicentina. Ora è ovvio che l’uscita dal capitale della Banca non sarà facile e sicuramente sarà fatta a spese del contribuente italiano (è un segreto di Pulcinella che prima o poi le immense perdite saranno scaricate sul contribuente), quello che ha spaventato maggiormente Borsa Italiana è stata la concentrazione eccessiva del capitale nelle mani di un unico soggetto.

La decisione di Borsa Italia toglie le castagne dal fuoco anche a Unicredit che altrimenti sarebbe stato costretto a sottoscrivere almeno una parte dell’aumento: l’accordo recitava chiaramente che la sottoscrizione dell’inoptato sarebbe stata vincolante solo in caso di quotazione.

Possiamo notare che il combinato disposto dell’intervento di Atlante e della conseguente decisione di Borsa Italiana ha salvato, almeno temporaneamente, Unicredit. La banca, che Alessandro Profumo prima creò e poi trasformò in un’armata brancaleone dove tutti sono generali e nessuno vuole andare allo sportello, se avesse dovuto sottoscrivere l’aumento della Popolare di Vicenza sarebbe stata affossata e avrebbe avuto a sua volta bisogno di un altro aumento di capitale.

Per il momento, grazie ad Atlante, i nodi non sono venuti al pettine. Ma è solo questione di tempo, perché le perdite non si possono nascondere sotto il tappeto per sempre. E dopo Popolare di Vicenza sarà Unicredit il grande malato da curare. In questo caso, però, non basterà certo l’intervento di Atlante (che per inciso ha finito tutte le sue munizioni o quasi per salvare la Popolare di Vicenza) e dovrà pagare direttamente Pantalone. Il conto? Almeno qualche decina di miliardi di euro e vista la disastrata situazione dei conti pubblici italiani, prepariamoci ad una bella patrimoniale.

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