Brexit e elezioni anticipate: un futuro “non noioso” per la sterlina

Con una mossa inattesa dagli osservatori di mercato, il primo ministro Theresa May ha annunciato la scelta del proprio governo di indire elezioni anticipate per il prossimo 8 giugno. In precedenza alla natura di tale annuncio la sterlina è inizialmente scesa contro tutte le principali valute controparte: nella mattinata si vociferava infatti di una conferenza particolarmente importante da parte della May, e il fatto che ignoti erano i contenuti, ha determinato un clima di crescente pessimismo. D’altronde, difficile smentire i timori di un annuncio dai contenuti “negativi”: quando il primo ministro britannico convoca una conferenza dinanzi all’ingresso di Downing Street, lo fa generalmente per annunci di particolare significatività.

Una volta noti i contenuti, la sterlina ha invertito la propria tendenza recuperando sia contro dollaro che contro euro, e inaugurando massimi recenti. A proposito, quali contenuti?

Elezioni anticipate

Nella conferenza a Downing Street May ha spiegato che il proprio governo ha deciso di anticipare le elezioni rispetto alla scadenza naturale della legislatura (per il 2020), al fine di dare al governo britannico un mandato più forte durante i negoziati su Brexit con l’Unione Europea, che partiranno tra fine maggio e inizio giugno e, dunque, pochi giorni prima dell’appuntamento elettorale. Il motivo è palese: considerato che i negoziati saranno duri e aspri, per la May un governo con un supporto interno più ampio potrebbe essere la leva per poter disporre di un potere contrattuale maggiore dinanzi all’Unione Europea, conseguendo così risultati migliori per l’economia e la società britannica.

Ad oggi, invece, May si trova a dover fronteggiare un’opposizione molto dura sul fronte Brexit da parte di una vasta schiera interna composta da laburisti, liberaldemocratici e indipendentisti scozzesi. Andare alle elezioni e ridurre in minoranza più netta gli schieramenti significa massimizzare il proprio consenso popolare, considerando che è molto probabile che una volta avviati i negoziati May sarà costretta ad assumere posizioni anche impopolari.

Non solo: una volta avviate le trattative, gli accordi tra governo britannico e UE dovranno ricevere l’approvazione del parlamento. Chiaro il pericolo conseguente: uno scollamento tra governo e parlamento, facile in un contesto in cui il governo è supportato da una maggioranza risicata parlamentare, rischierebbero di accrescere l’incertezza sull’esito dei negoziati danneggiando di conseguenza l’economia domestica.

In ogni caso, per May è un pericoloso passo indietro in termini di immagine, considerato che fino a pochi giorni fa la premier si era detta contraria a indire elezioni anticipate. Il desiderio di poter verificare se quel che dicono i sondaggi è vero ha tuttavia avuto la meglio: ricordiamo che attualmente i sondaggi pre-pasquali danno ai Tories il 42,6% delle preferenze, contro il 25,4% del Labour.

Cosa succederà ora

Chiarito quel che è successo nelle scorse ore, vediamo quel che accadrà d’ora in poi. Il primo passo (oggi) sarà la presentazione della richiesta di scioglimento anticipato delle camere alla House of Commons. Il provvedimento richiede una maggioranza di due terzi per poter essere approvato, ma è altamente probabile che la ottenga visto e considerato che sia il leader laburista Jeremy Corbyn sia quello liberaldemocratico Tim Farron si sono espressi a favore di elezioni anticipate. In parte tale spinta è determinata dal fatto che rifiutando le elezioni darebbero l’impressione di avere il timore di perderle, e in parte è determinata dalla volontà di comprendere quanti cittadini britannici hanno cambiato idea per poter evitare la Brexit imputata al governo conservatore.

A margine di ciò, riteniamo che il movimento di maggiore forza della sterlina sia facilmente riconducibile al fatto che la posizione contrattuale del governo May ne uscirà più sostenuta in sede di negoziati con l’UE se i sondaggi avranno ragione. Il tutto potrebbe inoltre tradursi in un minore rischio di instabilità politica e, di conseguenza, in una maggiore proiezione futura di quel che potrebbe essere la Brexit, anche nell’ipotesi di una versione “hard”.

Naturalmente, quanto sopra nulla ha a che vedere con l’effettivo esito dei negoziati, ed è proprio per questo motivo che riteniamo che nei prossimi giorni saranno numerose le pressioni al ribasso sulla sterlina. Meglio dunque non lasciarsi catturare dalla tentazione di cavalcare un trend al rialzo comunque debole, e guardare invece con attenzione ai dati in uscita e agli sviluppi sul fronte Brexit. Sul brevissimo termine invece è ben possibile che la sterlina possa continuare a beneficiare del sentiment positivo che l’ha sorretta di recente e che si è ulteriormente rafforzato dopo l’annuncio di elezioni anticipate.

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