Buone notizie: il tasso sui BOT scende

Buone notizie dall’ultima asta del Tesoro: il tasso a cui sono stati collocati 7 miliardi di euro di BOT con scadenza ad un anno è sceso al livello record dello 0,7%, mai così basso dalla nascita dell’euro. Tra l’altro la domanda è stata superiore all’offerta, segno che per gli investitori si trattava di un titolo appetibile. E anche lo spread sembra essersi addormentato, fisso a 255 punti base. Che cosa ne possiamo dedurre? Che per i mercati è sicuro che nel corso del prossimo anno l’Italia avrà una stabilità finanziaria comparabile a quella della Germania, pagando capitale e interesse dei titoli emessi. Mentre per quanto riguarda lo spread, che misura la differenza sui titoli a 10 anni, i mercati percepiscono ancora un discreto fattore di rischio.

E su questo fattore di rischio è urgentissimo lavorare: perché il costo del servizio del debito è un costo che paghiamo tutti, senza eccezione, attraverso le tasse che paghiamo. Se avessimo un costo del debito uguale a quello della Germania, ad esempio, potremmo abolire l’IMU con i risparmi sugli interessi. E non solo l’IMU sulla prima casa, tutta l’IMU. E probabilmente ci sarebbero anche parecchi soldi per rilanciare la ripresa.

Lo spread non è un valore in sè, è una misura molto indicativa della spesa per interessi dello Stato italiano. Una misura che però incide pesantemente sulla vita economica del Paese. Pensiamo alle banche, già disastrate per decenni di gestione clientelistica, che quando vanno sui mercati finanziari internazionali in cerca di capitali pagano uno spread sullo spread dello Stato italiano. E alle imprese che hanno disperato bisogno di capitali e quando riescono a ottenerli dalle banche (quando, perché con il credit crunch in atto è molto difficile) devono pagare uno spread sullo spread delle bache sullo spread dello Stato, uno spread al cubo che sta devastando il nostro settore produttivo insieme alla delirante crescita della pressione fiscale.

Insomma, se mancano i soldi abbiamo un modo molto semplice per trovarli: abbassare il costo del debito, pagare meno interessi e utilizzare le risorse ottenute per rilanciare la crescita. Avrà il governo Letta l’intelligenza strategica di portare avanti questo progetto? Probabilmente no, purtroppo.

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