Calcio e economia: il rischio declino del Fair Play Uefa e la battaglia del grano per la nuova Champions

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L’era Platini è un ricordo e con essa le battaglie ‘democratiche’ dell’ex presidente Uefa: il calcio va verso l’oligarchia.

C’era una volta l’era in cui a un tifoso di calcio per ritenersi aggiornato bastava conoscere i giocatori della propria squadra e magari collezionare le figurine Panini per mandare a memoria i volti di quelli avversari. Era facile: perché le rose erano più ristrette e il calciomercato durava meno, come del resto il campionato. Adesso è tutto cambiato, ma non solo perché si gioca sempre e di fatto il mercato non chiude mai.

Adesso al tifoso-medio non basta essere “taggato” alla news calciomercato. No, servono adeguate conoscenze sul piano amministrativo ed economico. Perché l’adagio “il calcio è un gioco” è stato sostituito da “il calcio è business”. Per i presidenti, certo, ma anche per chi fa girare tutto il sistema. Si prenda il caso del Fair Play Uefa. Alzino la mano i tifosi dell’Inter e della Roma che saprebbero ripetere senza ricorrere a Google le punizioni inflitte alle proprie squadre per non aver rispettato i paletti previsti da Nyon e quali fossero nel dettaglio queste indicazioni.

Non è questa la sede per giudicarne l’efficacia, anche se resta sullo sfondo il sospetto che, senza il “papà” Platini che ha voluto tutto questo, prima o poi anche il (teorico) equilibratore delle spese possa svanire. Del resto, l’inversione di tendenza è già nei fatti attraverso la riforma della Champions. Addio al modello dell’ex presidente Uefa, che aveva dato meno spazio ai piazzati dei tornei big e di più ai campioni dei piccoli campionati, e inversione di tendenza con ritorno al passato: appena 6 posti da assegnare ai sempre pericolosi playoff estivi, tante volte fatali alle italiane, e avanti a grandi passi verso una Superlega con le solite note.

Tutto questo per far aumentare la torta dei diritti televisivi e farla dividere tra i top club, dove giocano i giocatori più importanti, gli stessi che magari si infortunano in Nazionale. Il prossimo passo sarà allora ridurre ulteriormente, o magari confinare a fine stagione, le attività delle Nazionali stesse, all’interno di un percorso che punta a far aumentare all’inverosimile i guadagni. La nuova Champions farà per due volte la gioia delle italiane: non solo per il ritorno ai 4 posti, ma perché il complesso meccanismo prevederà l’istituzione di 2 ranking, uno dei quali basato sugli ultimi 10 anni che sarà utilizzato per la ripartizione del montepremi insieme all’amata (dai club) quota fissa, all’altro ranking e al market pool. In altre parole, non succederà più come negli ultimi anni, quando gli introiti erano gonfiati dal market pool (la quota variabile per ogni nazione), ma chi alzerà la Coppa guadagnerà davvero di più degli altri.

Vero che per le squadre di A il traguardo è ancora lontano, ma considerando i chiari di luna legati ai diritti tv, che incidono sulla quota del market pool facendolo lievitare, si può essere contenti. Perché qualora la battaglia tra Mediaset Premium e Vivendi veda soccombere la prima, magari inglobata da Sky, verrebbe meno un competitor della tv satellitare, interessata ai diritti 2018-2021 insieme alla Rai, ed i prezzi ne risentirebbero al ribasso.

One Response to Calcio e economia: il rischio declino del Fair Play Uefa e la battaglia del grano per la nuova Champions

  1. Juventus Uber Alles ha detto:

    E finalmente finisce questa buffonata grande come una casa. E’ giusto che chi ha più possa investire di più per dare a noi tifosi uno spettacolo sempre migliore. La visione proposta è da perdenti, francamente.

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