CariFerrara: il salasso non lo pagano i cittadini!

Carife

Qualche giorno fa sono state salvate dallo stato, quattro banche che oramai erano state commissariate, con un destino ormai in bilico da diversi mesi. Adesso le cose sono però cambiate. Una di queste è CariFerrara. Queste quattro banche hanno ricevuto 3,6 miliardi di euro direttamente dal sistema delle banche italiane, che hanno permesso di liberare i crediti in sofferenza.

Ma quanto ci costano?

La CariFerrara, e altre 3 banche, sono costate nel complesso 3,6 miliardi, 1,7 miliardi che sono andati a copertura delle perdite delle banche originarie. 1,8 miliardi per ricapitalizzarle. 140 milioni per dotare la banca cattiva di un capitale che fornisca il minimo di liquidità necessario per operare.

Ma chi paga la CariFerrara?

L’operazione è in realtà molto complessa, che utilizza le procedure della direttiva europea. A pagare saranno quindi gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati, mentre a fornire la liquidità che serve, è il sistema creditizio. Non c’è stato quindi alcun bail-in.

Storia della CariFerrara

Con questo cambiamento la Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.A. nota anche come CARIFE, dal 22 novembre 2015 in liquidazione coatta amministrativa, è stato il principale ente creditizio della città di Ferrara.

Dal giorno successivo è stata rifondata con la nuova denominazione di Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.A.

Sin dal primo giorno della fondazione, moltissimi anni fa, nel 1838, dal conte Alessandro Masi, la CariFerrara nasce come banca del territorio, ovvero una banca che si adegua alle vita dei cittadini, e che permette a loro di offrire delle sicurezze, sia economiche che psicologiche, fornendo una banca solida. Nel 2002 si rilancia sul mercato con il Gruppo Carife, diventando la quarta Cassa di Risparmio Italiana in ordine di tempo dopo Roma, Spoleto e Bologna.

Cariferrara e la Banca Cattiva

CariFerrara, per salvarsi, ha usato lo stratagemma della Bad Bank. Ovvero è una nuova società, nella quale confluiscono le sofferenze degli istituti in difficoltà, per poi essere rivenduti successivamente sul mercato, la parte buona si occuperà delle parti sane del credito.

Questa definizione arriva dagli anni successivi alla crisi finanziaria del 2008, grazie all’amministrazione Obama che creò una banca ad hoc per ristabilire gli istituti dai titoli tossici.

Nei primi anni 2000, anche in Italia ci fu un precedente di questo tipo: il Sanpaolo IMI per salvare il Banco di Napoli si servì di un veicolo terzo (la Società Gestione Attività) per recuperare i vari crediti in sofferenza.

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