Che cosa possiamo imparare dalla crisi azionaria cinese?

crollo borsa cinaIn questi giorni in Cina si sta vivendo un vero e proprio dramma con i valori della Borsa che crollano in maniera impressionante. La classe media cinese, che era stata spinta dal Governo con una pervasiva propaganda a giocare in Borsa, è stata duramente colpita dalle perdite. La cosa peggiore è che molti si erano addirittura indebitati per poter comprare azioni. Una follia che il Governo ha appoggiato e che aveva gonfiato una bolla azionaria senza precedenti: la maggior parte dei titoli, per dire, ha subito almeno un raddoppio del valore, in poco meno di un anno.



I media di regime hanno spinto per l’investimento azionario, spingendo appunto i cinesi benestanti a investire i loro soldi in Borsa. In particolare, il fatto che i media di regime appoggiassero questo tipo di investimento ha generato l’impressione che ci fosse una sorta di benedizione governativa, un’assicurazione contro le perdite.

Il governo cinese in effetti sta giocando una partita difficile: condurre la Cina verso un’economia di mercato, che possa generare ricchezza e prosperità per tutti, ma allo stesso tempo vuole comunque mantenere l’economia sotto il suo stesso controllo. Un paradosso. Se dal punto di vista dell’economia reale dobbiamo dare atto che la linea del Governo Cinese è stata vincente (costo del lavoro equo, assenza di eccessi sindacali, buona produttività) dal punto di vista della finanza è stato un disastro. Per modernizzare l’economia il governa ha giustamente promosso la quotazione in Borsa di tutti i grandi colossi di Stato e ha favorito la Borsa per gli investimenti dei cittadini. Ma, ad esempio, ha vietato qualunque tipo di strumento ribassista, per far crescere le quotazioni in modo costante. Addirittura, pare che abbia scatenato una vera e propria caccia a tutti quei soggetti che potrebbero essere accusati di far scendere i mercati (in puro stile maoista, che contraddizione!).

Inoltre, la Banca centrale cinese è intervenuta di fatto con acquisti di titoli e favorendo persino prestiti a quei broker che si trovano in difficoltà con i margini delle posizioni aperte. Infine, tutte le grandi aziendi di stato che rappresentano ancora una quota importantissima dell’economia, sono state obbligate a massicci acquisti di azioni.

Infine, dobbiamo ricordare che esiste una stortura incredibile: non è possibile fare arbitraggio tra i titoli quotati alla Borsa di Shangai (controllata dal governo) e quella di Hong Kong (indipendente) con il risultato paradossale che tutti i titoli hanno una quotazione più elevata a Shangai rispetto a Hong Kong.

Tutti questi provvedimenti hanno fatto riprendere il mercato azionario ma ovviamente il problema è solo rimandato: impedire al mercato di aggiustarsi significa sempre creare bolle e le bolle esplondono, sempre. Probabilmente l’inasprimento delle misure anti ribassi serviranno solo ai mandarini del Partito Comunista Cinese per uscire dal mercato senza perdite o addirittura con elevati guadagni. A perdere saranno i comuni cittadini che hanno investito in Borsa o forse anche tutta la collettività se il governo deciderà di continuare con la sua folle politica di sostenere le quotazioni con soldi pubblici.

Che cosa possiamo imparare da tutta questa storia? Che lo Stato dovrebbe ben guardarsi dall’interferire con il normale e regolare svolgimento dell’attività finanziaria. Mai investire su mercati che che abbiano vincoli, su cui non si possa operare al ribasso. E poi abbiamo anche scoperto che i comunisti del mondo sono tutti uguali: i profitti sono loro, le perdite sono degli altri.

2 Responses to Che cosa possiamo imparare dalla crisi azionaria cinese?

  1. Conte Zio ha detto:

    Va bene, per sapere che i comunisti rubano e vivono alle spalle degli altri non c’era bisogno di aspettare la crisi dei mercati cinesi, già lo sappiamo. Anzi, per il momento dobbiamo dire che a meno di qualche decina di suicidi non hanno fatto nemmeno vittime e questo confrontato con le decine di milioni di morti ammazzati del passato è un grande passo avanti. Che si stiano umanizzando anche loro?

    La cosa importante però è un’altra. IO GODO!Tra l’altro usando i cfd che non sono controllati dal governo cinese si può speculare al ribasso su qualche società quotata o anche su qualche indice rappresentativo, quindi chi volesse metterla nel culo al governo cinese e contemporaneamente fare i soldi, può utilizzare i cfd 😀

  2. Dalia Viterbo ha detto:

    La cina raccoglie semplicemente quello che ha seminato in questi anni, il mercato deve essere aperto, gli investitori devono essere puniti severamente se hanno fatto investimenti sbagliati, solo così possono continuare con la crescita.

    Per punire intendo punire con la perdita di una parte o di tutti i soldi investiti ,parlando di cina è meglio puntualizzare visto che le condanne a morte sono dispensate come da noi le multe per divieto di sosta.

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