Cina, brusco rallentamento della produzione industriale: +5,4%. La Banca centrale rassicura, niente interventi straordinari.

La transizione della seconda economia mondiale da un modello incentrato alla produzione e all’esportazione di merce a basso costo, a uno più evoluto che punta ai consumi interni si sta rivelando difficile e dolorosa. Benché sia ancora su valori sconosciuti ai maggiori Paes occidentali, la produzione industriale cinese a gennaio-febbraio è cresciuta “solo” del 5,4% rispetto agli stessi msi del 2015. I dati raccolti dall’Ufficio nazionale di statistiche di Pechino dicono che gl’investimenti sono cresciuti più delle previsioni: +10,2% contro il 9,5% attese, al contrario delle vendite al dettaglio che, pur crescendo del 10,2%, non rispettano le previsioni degli economisti.

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La produzione industriale vale più del 40% del Pil cinese, il suo rallentamento è un segnale importante delle gravi difficoltà che sta affrontando la Cina.

In un momento di forte volatilità sui mercati, il governatore della banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan, prova a rassicurare sulle condizioni dell’economia e scongiura sia l’adozione di misure monetarie straordinarie che di forti iniziative sul mercato del lavoro.

Per Zhou, il Paese capace di raggiungere l’obiettivo di crescita annuale, fissato tra il 6,5% e il 7%, senza ricorrere alla svalutazione dello yuan per provare a rilanciare le esportazioni. Secondo il governatore, gli obiettivi di sviluppo “possono essere realizzati attraverso il miglioramento della domanda interna, i consumi e l’innovazione, senza grandi stimoli”. Ma poi aggiunge: “nel caso dovessero intervenire sconvolgimenti internazionali o interni faremo prova di flessibilità”. Il surplus surplus commerciale di 600 miliardi di dollari registrato nel 2015 permette alla Cina di evitare la svalutazione della sua moneta.

Sul fronte dell’economia reale il problema dell’eccesso di capacità produttiva, invece, richiede un intervento tempestivo, provando a trovare una soluzione per le tantissime fabbriche che continuano a lavorare in perdita senza intaccare troppo il livello occupazionale. Il governo vorrebbe mantenere la disoccupazione nelle aree urbane intorno al 4,5%. Soluzione non semplice, alla luce dell’annuncio della ristrutturazione dei settori del carbone e dell’acciaio che, secondo il governo, costerà un milione e trecentomila esuberi. Il governo ha stanziato 13 miliardi di euro per ricollocare gli operai licenziati.
Esuberi che però potrebbero riguardare anche altri settori, come quello dei cantieri navali, del cemento, del vetro e della carta, arrivando a ben 5-6milioni di licenziamenti.

Il primo ministro Li Keqiang ha parlato della necessità di “affondare il coltello nelle fabbriche zombi” ma il capo della Commissione di supervisione delle imprese statali, Xiao Yaqing, ha rassicurato che la ristrutturazione del settore produttivo eviterà i licenziamenti di massa. Il riferimento è al precedente degli anni ’90, quando ad essere licenziati furono quasi 30 milioni di cinesi. Xiao però tranquillizza a riguardo: “la situazione è del tutto differente, i fondamenti economici oggi sono molto più solidi.(…) Proteggere gli interessi dei lavoratori è un aspetto importante della prossima fase delle riforme e ci saranno più fusioni e ristrutturazioni e il numero minore possibile di bancarotte”.
Quello che è certo è che la trasformazione economica della Cina, in questa particolare fase economica, caratterizzata da tensioni internazionali e volatilità dei mercati impone la necessità di riforme strutturali profonde. La trasformazione economica non è la sola in atto in Cina; la nascita di una classe media prima inesistente, la rivendicazione di diritti e condizioni di lavoro migliori e il fiorire di un dibattito interno, meno represso dal regime, renderanno complessa l’attuazione delle riforme.

One Response to Cina, brusco rallentamento della produzione industriale: +5,4%. La Banca centrale rassicura, niente interventi straordinari.

  1. Giovanni Bacci ha detto:

    Forse se lo meritano di andare in fallimento? Fatevi un giro a prato… Questi ci stanno rubando il lavoro…

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