Startup

Come Investire in Startup: Guida completa. Conviene?

Investire in Startup conviene? Si può veramente diventare ricchi grazie ad una start up? Ci sono molte storie che girano su Internet, i guru delle startup lo chiamano storytelling ma in realtà sarebbe più corretto parlare di bugie (in inglese è più elegante, però).

La verità è che ci sono Startup che hanno generato profitti stratosferici per gli investitori e questo ha diffuso l’idea che sia piuttosto facile guadagnare investendo in una startup. Purtroppo la realtà è diversa, ancora di più in Italia.

In questo articolo spieghiamo come si fa a investire in Startup senza fregature. Parleremo anche delle migliori piattaforme per investire in azioni, perfette per chi vuole investire sulle aziende innovative a più alta crescita.

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Che cos’è una Startup (in teoria)

E’ inutile perdersi in discorsi teorici. Una Startup è un’azienda (nuova) che si definisce innovativa e che punta ad una crescita veloce e costante.

Il primo punto su cui ci si dovrebbe concentrare della definizione è che la Startup è un’azienda: questo significa che deve offrire un prodotto o un servizio al mercato e che questo mercato deve essere disposto a pagare per ottenerlo.

Una Startup è un’azienda nuova che ha la possibilità di crescere in modo esponenziale. Per finanziaria questa crescita ha bisogno di raccogliere capitali presso gli investitori. Una Startup di successo viene venduta dopo pochi anni ad un grande gruppo oppure al pubblico con una IPO (offerta pubblica di acquisto) in Borsa. In tutti e due i casi, i fondatori e gli investitori possono ottenere profitti molto elevati.

Che cosa significa investire in Startup

Chi finanzia una startup riceve una quota della società in cambio di una somma di denaro. Esistono diverse tecniche per valutare una startup, ne parleremo nel corso di questo articolo. Il capitale investito in una Startup è a rischio, nel senso che potrebbe bruciarsi completamente nel caso in cui l’azienda fallisse.

Purtroppo succede spesso e chi decide di investire in Startup ne deve tener conto. Ma perché ci sono persone (e fondi di investimento specializzati) così folli da decidere di investire in Startup? Semplice, perché su 10 investimenti che falliscono c’è ne uno che dà risultati eccezionali e consente di ottenere profitti elevatissimi.

Un esempio? Chi ha investito in Facebook all’inizio ha moltiplicato per migliaia di volte i suoi soldi. Sicuramente gli stessi investitori di Facebook hanno subito perdite (grandi) con altre startup ma hanno potuto recuperare ampiamente con questo investimento di successo.

Insomma, investire in Startup è un’attività che si basa (anche) sulla legge dei grandi numeri, oltre che su intelligenza e capacità di analisi.

Attenzione: la grande maggioranza di Startup di successo hanno sede in USA o in altri paesi dove fare impresa è facile.

Investire in Startup in Italia

Che cosa possiamo dire delle Startup italiane? Purtroppo alla grande maggioranza dei fondatori di Startup italiane manca la percezione del fatto che una Startup è prima di tutto un’azienda che deve vendere e fatturare per stare sul mercato.

Molti di questi fondatori, in effetti, aprono la loro Startup più che altro per pavoneggiarsi come CEO, invece di rimanere disoccupati. Spesso si tratta di personaggi presuntuosi, completamente ignoranti delle tematiche digitali, che aprono Startup con i soldi dei genitori e poi provano disperatamente a convincere gli investitori a entrare nel loro affare. Di solito si tratta del social network del futuro, come Facebook ma migliore (quante volte abbiamo sentito questa frase?).

Effettivamente il loro lavoro non è creare prodotti e servizi innovativi (e meno che mai dedicarsi a venderli): loro si occupano di trovare investitori. E’ quello il loro unico lavoro. Le vittime principali sono amici e parenti che riescono a prendere per sfinimento. Qualche investitore un po’ più ingenuo ci casca anche e ovviamente ci perde tutto il suo denaro.

Esiste solo poche attività in cui il fondatore di una Startup italiana si impegna con più vigore: partecipare agli aperitivi (ma con tutto questo alcool in corpo come fanno poi a lavorare?) e fare polemiche sterili su Facebook, Linkedin e Twitter.

Certo ci sono delle eccezioni, ma sono davvero poche. Si contano sulle dita di una mano le exit veramente di successo di Startup italiane. Di una abbiamo parlato tempo fa, Pizzabo. Un’altra, ancora più grande, è stata Yoox che oggi vale miliardi di euro (più avanti raccontiamo la storia di questa impresa).

L’ecosistema Startup italiano

Ma che cos’è allora questo famoso ecosistema Startup italiano? Quando se ne sente parlare sembra che sia più grande di quello di Londra, Sillicon Vally e Israele messi insieme.

In realtà, l’ecosistema startup italiano è fatto di 4 elementi (che di new economy hanno ben poco):

  • Affari immobiliari
  • Finanziamenti pubblici
  • Intrattenimenti vari
  • Storie poco chiare.

Le Startup e l’immobiliare

Ma che cosa c’entrano le Startup con gli affari immobiliari? Nei centri delle città italiane, ormai in profondo declino economico, ci sono molti spazi vuoti, che non si riesce ad affittare perché aziende e professionisti hanno sempre meno soldi da spendere e meno bisogno di spazio (lo smart working, per fortuna, avanza).

Che fare di questi spazi? Semplice, basta creare un incubatore di Startup e si affittano postazioni di lavoro alle Startup che hanno così modo di spendere i soldi che hanno spillato ai loro investitori. Sarebbe più onesto chiamarlo coworking ma chiamandolo incubatore si ottiene un innegabile vantaggio nel marketing e si possono anche incassare i succosi contributi pubblici.

In effetti oltre agli incubatori ci sono anche gli acceleratori: la differenza non è ben chiara, soprattutto in Italia dove l’obiettivo principale è comunque quello di fare soldi sulle Startup, non aiutando le Startup a crescere.

Possiamo condannare incubatori e acceleratori per il fallimento delle Startup italiane? No, semplicemente si adattano a quello che c’è nel nostro paese: la maggior parte delle Startup italiane non potrebbe avere successo, nemmeno nelle migliori condizioni.

Per curiosità, segnaliamo che negli USA hanno coniato il termine Inculator come fusione tra incubator e accelerator (incubatore e acceleratore di Startup).  Tenendo conto della situazione italiana, è un termine perfetto per indicare sia gli acceleratori che gli incubatori (ma dobbiamo proprio far riferimento al significato italiano del termine).

La grande mangiatoia

Le startup sono diventate una grande mangiatoia: i politici hanno bisogno di visibilità a basso costo e presentarsi come paladini degli investimenti innovativi è un modo perfetto per ottenerlo. Ecco quindi che scattano i finanziamenti a fondo perduto che, ovviamente, vanno sempre a finire agli amici e agli amici degli amici.

Ci sono autoproclamati guru delle startup italiane che di questi contributi ci vivono (bene) a scapito del contribuente. Ovviamente i risultati di questi investimenti pubblici sono nulli, ma si sa che in questo caso il risultato non conta, basta rendicontare tutto. Nella grande maggioranza dei casi, l’unico lavoro effettivamente fatto a fronte di questi finanziamenti è proprio la rendicontazione delle spese (che comunque è molto complessa).

Nella categoria dei parassiti che vivono a spese del mondo delle startup si devono includere anche alcuni giornalisti prezzolati (per carità di patria non facciamo nomi) che vivono proprio di storytelling (e ci scrivono pure libri). Lo storytelling, per questi figuri, è l’arte di raccontare frottole.

 Lo show delle Startup italiane

Che cosa c’entra il mondo delle Startup con l’intrattenimento? In Italia moltissimo. Abbiamo accennato al fatto che una delle attività che richiedono più tempo ed energie ai fondatori di Startup è partecipare agli aperitivi (o ad altri eventi simili).

L’obiettivo ufficiale di questi eventi è entrare in contatto con altri startupper e investitori. In realtà, non si conclude assolutamente nulla. E’ solo intrattenimento. E spesso per partecipare a questi eventi si paga.

C’è anche da dire che anche per partecipare ai grandi eventi internazionali si paga, entrare al Web Summit può costare anche 1.000 euro. Ma in questo caso c’è almeno la possibilità di partecipare ad un evento serio che potrebbe avere effetti positivi.

Molte grandi startup internazionali di successo, comunque, non partecipano più agli eventi e si dedicano a lavorare a testa bassa sullo sviluppo del prodotto e, soprattutto, sulle vendite. Che poi sono le startup su cui conviene davvero investire

Le startup italiane sono una truffa?

Abbiamo lasciato per ultimo il capitolo più doloroso dell’ecosistema italiano: truffe e storie poco chiare. Qualche esempio? Un guru che si faceva consegnare soldi dai fondatori delle Startup con la promessa di far entrare nuovi investitori (ovviamente inesistenti).

In questo caso c’è stata una condanna passata in giudicato ma non facciamo nomi per non infierire su una persona che magari ha sbagliato ma si è pentita (ha dichiarato al giudice che aveva bisogno urgente di denaro perché minacciato dagli strozzini).

Un altro caso piuttosto bizzarro è stato quello di Userbot, una startup che ha chiesto un investimento di un milione di euro ad ignari investitori in una situazione davvero poco chiara. Per capire che fine avrebbe fatto il milione di euro degli aspiranti investitori in Startup, invitiamo a leggere questo articolo e non facciamo ulteriori commenti sulla vicenda.

Possiamo comunque concludere che chi decide di investire in Startup in Italia deve tener presente il rischio di subire una vera e propria truffa, oltre che il normale rischio di impresa.

Investire in Startup conviene?

A questo punto abbiamo gli elementi per esaminare la domanda fondamentale: conviene investire in Startup?

Diciamo subito che l’ecosistema startup italiano ha dimostrato, tranne in pochissimi casi, di non essere una buona occasione di investimento. E’ un passatempo per qualche disoccupato di buona famiglia e una grande mangiatoia per una schiera di approfittatori di cui abbiamo parlato poco fa.

Investire in Startup, in generale, può essere conveniente ma ci vuole grande intelligenza nel selezionare le imprese al momento giusto della loro crescita e nel fare giuste valutazioni. Investire in una Startup di successo ma pagando troppo la quota non è comunque un bell’affare. Parliamo più avanti di come si valuta una startup.

In ogni caso, anche i più esperti dell’investimento in Startup devono tener presente che moltissimi degli investimenti si concludono con un fallimento (perdita totale). Proprio per questo i grandi investitori non concentrano i loro sforzi solo su una Startup ma diversificano.

Se hanno un portafogli di investimento con decine di Startup, possono tollerare molti fallimenti perché una sola exit positiva può ripagare abbondantemente di tutte le perdite (e generare anche un buon profitto). Ma chi investe solo in una Startup (o in un numero molto piccolo) ha probabilità elevatissime di perdere tutto il suo investimento.

Un privato può investire in Startup?

Che cosa può fare un privato che decide di investire in Startup? Farsi coinvolgere in investimenti da amici e parenti è il modo più sicuro per perdere soldi. Utilizzare le piattaforme di equity crowdfunding, purtroppo, non offre maggiori garanzie.

Anzi, come dimostra il caso a cui abbiamo accennato prima, ci sono situazioni veramente poco chiare. Tra l’altro, per investire in Startup ci vogliono conoscenze finanziarie complesse perché bisogna sapere quando entrare, a che prezzo, quando uscire. E ci vogliono molti soldi perché come abbiamo detto bisogna puntare su varie Startup per minimizzare i rischi.

Esiste una soluzione per investire in Startup piccole somme senza rischiare una truffa? Sì, la soluzione esiste ed è anche piuttosto semplice: investire nelle Startup nel momento in cui si quotano in Borsa.

Una Startup che si quota in Borsa difficilmente fallisce (ormai ha superato la fase critica) e la sua situazione economica e finanziaria è promettente. Se la situazione non è positiva, semplicemente non viene quotata. Un esempio? Il caso di WeWork che stava per andare in Borsa ma è stata bloccata proprio perché i suoi bilanci erano opachi e con forti perdite.

Giusto per fare un esempio, pubblichiamo qui sotto una tabella che mostra i profitti che hanno ottenuto coloro che hanno investito 1000$ su alcune grandi Startup di successo al momento della loro quotazione in Borsa:

Startup
Valore investimento 1000 dollari
5.000 $
326.000 $
8.000.000 $
865.000 $
22.000 $
Microsoft
1.400.000 $
13.000 $
Nvidia
160.000 $
Intel
300.000 $

Insomma, chi ha investito in Borsa al momento in cui queste società sono state quotate ha guadagnato davvero molto.

Un piccolo risparmiatore italiano può investire sulla Borsa USA o su altre borse internazionali? Per fortuna sì, è possibile farlo con capitali molto piccoli (tra i 100 e i 250 euro), in modo semplice e sicuro. E senza pagare commissioni.

Qui sotto, pubblichiamo l’elenco completo delle piattaforme per investire in Borsa consigliate per i principianti: sono semplici da utilizzare, anche per chi non ha mai fatto un investimento e offrono anche l’aiuto al telefono di un vero esperto. Abbiamo selezionato esclusivamente piattaforme completamente gratuite (senza commissioni) e che consentono di investire somme molto piccole:

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    Investire in Startup di successo: il caso Yoox

    Il marchio Yoox è uno dei casi rarissimi di Startup di successo italiano. Nonostante un nome esotico, le origini delle società sono Italianissime, per la precisione di Casalecchio di Reno.

    Correva l’anno 2000 quando il suo Fondatore, Federico Marchetti, decise di cavalcare l’onda delle Dot.com creando un portale dove vendere gli abiti delle migliori marche di abbigliamento. Nacque così Yoox, grazie anche ad un processo di raccolta fondi da manuale:

    • Venture Capital grazie al fondo Benchmark CPT
    • Private Equity effettuato da Kiwi II Ventura

    In questo modo, Yoox è riuscita a reperire il capitale necessario per iniziare la sua avventura. Già i primi anni sono stati un successo, poiché questo portale aveva raggiunto una posizione dominante nel campo dell’e-commerce in tema di abbigliamento.

    L’idea di Marchetti è stata davvero innovativa, tanto che ancora oggi Yoox viene considerata una delle Startup di maggior successo.In seguito, nel 2009, c’è stato il tanto atteso sbarco in Borsa. Gli investitori hanno potuto comprare azioni Yoox al prezzo di circa €4/azione. Grazie alle buone performance, il titolo è entrato nel 2013 nel Ftse-Mib, l’indice più rappresentativo della Borsa Italiana.

    In tempi recenti, Yoox è stata protagonista di una OPA da parte di Compagnie Financière Richemont, gigante degli investimenti con sede a Zurigo.

    Questa società, osservando le grandissime potenzialità del marchio Yoox, ha acquistato il 100% delle azioni, per un controvalore superiore ai 5 Miliardi di Euro.Di conseguenza, c’è stato il Delisting e ad oggi non è più possibile negoziare le azioni Yoox.

    Ovviamente, è ancora possibile fare acquisti dal suo portale e sono sempre di più i Brand di moda che sono stati inseriti nel magazzino. Insomma, Yoox è un vero caso di successo (rarissimo in Italia) in materia di Startup.

    Investire in Startup: Le fasi di finanziamento

    A livello tecnico, quali sono la varie fasi di finanziamento che una società deve superare per essere considerata una vera e propria Startup?

    I passaggi sono diversi, andremo adesso ad esplicarli in modo semplice e chiaro.

    Pre-Seed

    Letteralmente “pre-inseminazione” può essere tradotto con pre-avviamento. E’ la fase embrionale del progetto, quella dall’idea da sviluppare e convertire in Startup. In questa fase gli investitori sono solitamente familiari ed amici del futuro imprenditore.

    Purtroppo, come abbiamo analizzato in precedenza, molte Startup nostrane si fermano già in questa fase.

    Seed

    Questa è la fase di avviamento vera e propria, c’è già un Business plan strutturato e la procedure burocratiche di registrazione societaria ed eventuali brevetti sono state espletate. In questa fase di vita della neonata società agiscono alcune figure cruciali per l’esito positivo (o meno) dell’azienda. Ecco quali sono:

    • Business Angels
    • Incubatori
    • Finanziamenti pubblici
    • Crowdfunding

    Certo, possono essere utilizzati anche più soggetti contemporaneamente. Per dovere di cronaca, specifichiamo che in Italia i Business Angels sono rari, questa è una figura più che altro legata agli States. Per quanto riguarda finanziamenti pubblici ed incubatori spesso le due cose sono collegate. Infatti, a seguito di bandi regionali, nascono incubatori per veicolare questi fondi solitamente provenienti dall’Unione Europea. Infine, il Crowdfunding è un settore in ascesa ma con ancora troppe problematiche per essere considerato stabile e sicuro.

    Obiettivo principale di questa delicata fase è quello di reperire tutto il capitale sufficiente per poter effettivamente entrare nel mercato e competere con il proprio prodotto.  Solitamente, una buona fase di Seed, consiste nella raccolta di almeno un milione di Euro.

    Early Stage

    Questa è probabilmente la fase più delicata, poiché è il momento dove la Startup arriva effettivamente sul mercato. Solitamente, in questa fase il capitale viene reperito attraverso il Venture Capital, ossia denaro provenienti da investitori privati che credono nel progetto.

    Nel caso di Yoox citato in precedenza, consiste nel denaro apportato dalla Benchmark Capital.

    Un aspetto cruciale di questa fase consiste nel cosiddetto Breakeven Point. Ovvero, i profitti devono iniziare a pareggiare le perdite. L’azienda deve quindi essere profittevole e generare i primi utili.

    Per dare impulso a questa fase ci si può avvalere di due importanti Round di finanziamento:

    • Round A

    Consiste nella raccolta fondi da parte di ulteriori Venture Capitalist o altre entità interessate per entrare nel mercato con forza e decisione. Campagne di Marketing, spese extra pubblicitarie e tutto ciò che serve per posizionarsi.

    • Round B

    All’occorrenza, la Startup può richiedere un nuovo Round per ottenere ulteriore liquidità, volta a migliorare il prodotto o il servizio offerto. L’azienda è già presente sul mercato quindi dopo aver ricevuto i primi feedback dalle vendite e dai clienti avrà modo di migliorare ed investire su dove serve.

    Growth

    Superate brillantemente tutte le fasi precedenti, l’azienda è ormai nota e posizionata sul mercato. La fase delicata è quindi alle spalle, in questa fase sono poche le Startup che falliscono.

    Punto cruciale sarà capire come passare dalla fase di Startup ad una fase di “maturità” vera e propria. La strada maggiormente percorsa in questo passaggio è quella dell’IPO (Initial Public Offering) per quotarsi in Borsa ed aprirsi agli investitori.

    I criteri di valutazione di una Startup

    Arriviamo adesso a definire uno dei processi senza dubbio più complessi ed articolati: i criteri per definire e valutare una Startup.

    Come si valuta una Startup? La risposta non è semplice, in quanto molto spesso occorre definire aziende “pre-revenue”, ovvero che non hanno ancora fatturato. Insomma, delle belle idee che non hanno avuto nessun riscontro sui mercati e nell’economia reale. Ovvio, la sfida di una Startup e proprio questa e grazie al crescente interesse negli ultimi anni sono stati definiti parametri generali per dare una definizione strutturata della neo-società.

    Scopriamo quindi quali sono questi criteri con la relative fasi di implementazione.

    Valutazione preliminare di una Startup

    Il primo aspetto consiste nel’avere un quadro generale della società, della sua struttura e del Business dove opera. Questa fase possiamo dividerla in tre sezioni:

    Outlook generale

    Obiettivo primario è avere un’idea dell’imprenditore e del Business di riferimento attraverso i seguenti punti:

    • Clienti: ci sono già clienti? Quanti?
    • Vendite: a quanto ammontano? riescono a coprire i costi?
    • Reputazione: l’imprenditore è conosciuto? ha un passato importante?

    Analisi del Business

    Si entra quindi in una fase più specifica e si tendono ad analizzare aspetti più globali:

    • Concorrenti: quali e quanti sono i principali?
    • Interesse sul settore: è un ramo in crescita? riscuote interesse?
    • Sviluppo: la startup è già operativa? ha bisogno di ulteriori Step per competere sul mercato?

    Incontro con finanziatori

    Prima di discutere di Business plan e potenziale di crescita, la domanda da porsi è principalmente una:

    • E’ un settore con molti finanziatori? In quanto molte imprese e pochi finanziatori potrebbero spingere questi ultimi a giocare al ribasso.

    Definiti questi aspetti preliminari, sarà possibile effettuare una valutazione complessiva della Startup attraverso due metodologie. Scopriamo quali.

    Venture Capital Method

    Trattasi di una metodologia abbastanza complessa per definire il valore della Startup in un orizzonte temporale di medio termine, orientativamente dai due ai cinque anni. Solitamente, questo periodo si basa sull’ipotetica quotazione in Borsa della società.

    Partendo da questo aspetto, viene fatta una stima dei ricavi prendendo in considerazioni alcuni aspetti vitali, ad esempio:

    • Valutare eventuali profitti o numeri di vendita già esistenti
    • Utilizzo del metodo dei multipli per una stima futura
    • Media ponderata con i risultati ottenuti da aziende simili e nello stesso settore

    Questi dati vengono poi utilizzati insieme al ROI (Return On Investiment) per determinare la capacità della Startup di generare profitto o meno. Il valore che ne deriva, rappresenterà la base per una valutazione generale circa il capitale che gli investitori andranno ad apportare nella Startup stessa.

    Metodo Berkus

    Questa metodologia è più semplice del Venture Capital Method e si basa su un aspetto basilare: l’importo massimo finanziabile è di €2.5 milioni di Euro.

    Partendo da questa base, viene assegnato un valore compreso tra 0 e €500.000 a doversi aspetti suddivisi in base al rischio. Ecco quali:

    • Capacità ed esperienza del management
    • Analisi del prodotto o servizio offerto
    • Rischio legata all’obsolescenza tecnologica
    • Concorrenza sul mercato
    • Rischio del mercato

    Gli investitori valuteranno quindi ogni singolo aspetto allocando massimo €500k per ogni singola voce. Maggiore sarà la capacità della Startup di avere un’idea o un prodotto vincente e ben strutturato e maggiori saranno le opportunità di ricevere finanziamenti.

    Equity Crowdfunding per investire in Startup

    Una delle migliori metodologie per incentivare una Startup nel suo Business è definito Equity Crowdfunding. Il termine è abbastanza indicativo del processo che rappresenta. Analizziamolo meglio:

    Equity: Indica il capitale azionario, ovvero le quote della società che si appresta ad entrare nel mercato.

    Crowd: ovvero “folla”, cioè la moltitudine di investitori non-istituzionali che desiderano investire nella startup.

    Funding: termine inglese traducibile con “fondi” o “finanziamento”.

    In sostanza, Equity Crowdfunding sta ad indicare una raccolta fondi mediante la quale la Startup viene finanziata da tanti piccoli investitori che credono nelle potenzialità del progetto.

    Nel corso degli anni si sono sviluppate delle Piattaforme che fungono da intermediari tra Startup ed investitori, occupandosi di raccogliere il denaro e definire gli obiettivi ed il Business Plan della società. Una modalità sicuramente innovativa rispetto al tradizionale canale bancario, soprattutto a causa della crescente difficoltà di accesso al credito per aziende medio/piccole.

    I rischi, in questo caso, sono limitati all’insuccesso della Startup. In altre parole, con la Consob che da anni gestisce il processo di Equity Crowdfunding, non c’è rischio di truffe o di soldi spariti nel vuoto. Il processo è trasparente, l’unica -ovvia- incertezza è data per l’appunto dall’esito positivo o meno della Startup nella quale abbiamo investito i nostri soldi.

    Il caso Bion-on

    Uno dei più grotteschi casi di Startup “all’Italiana” è rappresentato da Bio-on, società Emiliana arrivata a valere oltre 1 miliardo di Euro nel listino AIM della Borsa Italiana.

    In questo Dossier che noi di Mercati24 abbiamo analizzato a fondo si trova un perfetto riassunto di cosa NON dovrebbe accadere quando si investe in una Startup. Ripercorriamo la storia di questo “unicorno” della finanza Nostrana.

    Bio-on viene fondata da Marco Astorri nel 2007, sulla scia di una (presunta) invenzione per rendere la plastica biodegradabile. In pratica, grazie ad una sostanza chiamata PHA (polidrossialcanoati), il mondo sarebbe stato un posto molto più pulito dove vivere. Insomma, un prodotto rivoluzionario che si sarebbe letteralmente venduto da solo.

    Così è stato, tanto che nel 2014 c’è stato lo sbarco in Borsa nel segmento AIM, dedicato alle piccole e medie imprese. Ecco la prima anomalia, in quanto per registrarsi in questo listino non occorre fornire dati dettagliati della società, poiché è sufficiente fornire un “documento di ammissione” con tutti i dati sensibili.

    Seconda anomalia: chi controlla questi dati? Un Team di analisti interni dell’azienda ed una società di Advisor esterna, pagata profumatamente dall’impresa stessa per controllare il bilancio. Insomma, il controllore pagato dal controllato, in questo caso la nota EY con sede a Milano.

    Terza anomalia: Gestori e promotori finanziari che continuavano a propinare investimenti in Bio-on sena conoscere la reale situazione contabile. Fatture false, stratagemmi fiscali e molto altro ancora, tutto passato sotto silenzio fino a quando un fondo Statunitense (Quintessential) interessato ad investire, approfondisce i bilanci societari e smaschera il tutto.

    Il caso finisce su tutti i giornali, il titolo viene sospeso e il CEO Astorri finisce ai domiciliari. E gli investitori? Alcuni Fondi come BlackRock, quindi parliamo di Big del settore, hanno fatto in tempo a sfilarsi. Con il cerino in mano sono rimasti (come al solito!) i tanti piccoli investitori che avevano creduto in Bion-on.

    Morale della favola: investire in Startup può essere un investimento davvero redditizio, a patto di scegliere solo i Big del settore. Aziende che valgono tanto quanto una Penny Stock, meglio evitarle.

    Conclusioni

    Investire in Startup può essere veramente un’attività ad altissimo rendimento ma ci sono anche rischi elevati. Bisogna tener conto che la maggior parte delle startup italiane non sono un buon investimento e che lo stesso ecosistema italiano non offre alcuna garanzia.

    Chi vuole investire in Startup ha la possibilità di utilizzare i servizi di ottime piattaforme che consentono di comprare azioni delle principali Startup USA in modo sicuro, senza rischi e senza pagare commissioni.

    Qui sotto la tabella completa:

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    • Le startup italiane sono fuffa. Lo ha detto Aranzulla e ha ragione. Flavio Briatore ha detto ai giovani italiani che è meglio che aprono una pizzeria invece di buttare soldi in una startup. E ha ragione. Il fatto è che fa più figo dire di essere il ceo di una startup (che non fattura nulla) piuttosto che essere un onesto pizzaiolo che magari fa i soldi vendendo (onestamente) pizze alla gente.
      Il CEO della startup quadratica media italiana si occupa solo di una cosa: derubare gli investitori cercando finanziamenti per progetti che non vedranno mai e poi mai la luce. In realtà gli investitori finanziano la bella vita di qualche aspirante ceo, disoccupati di buona famiglia in cerca di visibilità a spese del prossimo. Il rischio peggiore è quello di avere questi falliti in erba come amici e parenti, perché qualcosa tocca dare (e salutare l’investimento che è sicuro non tornerà indietro). Scusate la sincerità di questo S-commento (con il mio blog mi sono già attirato qualche denuncia, speso di non riceverne per questo S-commento ma ormai ci ho fatto il callo).
      Per chi decide di investire, seriamente, in aziende innovative va benissimo etoro.

    • Al prossimo minchione italiano che mi propone di investire nel nuovo social network che è come facebook ma con qualche funzionalità in più, giuro che gli do fuoco, seriamente.

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