Come investire sul Forex nelle prossime settimane

Gli eventi delle ultime settimane hanno condizionato i mercati valutari, mutando almeno parzialmente le basi sulle quali sarà possibile intervenire per poter ottenere i giusti profitti sul Forex. Vediamo dunque brevemente come comportarsi in relazione alle principali valute.

Euro

L’ultima riunione della BCE si è conclusa senza novità: l’istituto monetario di Mario Draghi ha infatti confermato i livelli del corridoio e i target di acquisti per il QE. Il Consiglio di politica monetaria ha inoltre ribadito che continuerà ad acquistare titoli a un ritmo mensile di 60 miliardi di euro sino alla fine di dicembre 2017 o anche oltre, se necessario, e in ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole della dinamica dei prezzi, al target del 2%. Insomma, per il momento di tapering non si parla, ma è chiaro che sia proprio la strategia di uscita dalle misure ultra-espansive a rappresentare il nodo delle attività dell’Eurotower nei prossimi mesi.

In tal senso, Draghi ha poi specificato a fine meeting che i tassi resteranno sui livelli attuali (o inferiori) per un lungo periodo di tempo dopo il termine del programma di acquisto titoli. Insomma, in altri termini, la svolta restrittiva non sembra più essere molto lontana, ma sarà comunque graduale, lenta, calibrata sulla base delle reazioni di mercato. Un simile scenario evolutivo potrebbe supportare il cambio EUR/USD in direzione di 1,10 a un anno e in direzione di 1,15 a 24 mesi.

Dollaro USA

Il dollaro è riuscito a consolidare le proprie posizioni dopo l’ultima riunione Fed, contraddistinta da toni piuttosto positivi. Il meeting, come era stato ampiamente atteso, si è concluso con tassi di interesse di riferimento fermi e con una valutazione ottimistica dello scenario economico. Più nel dettaglio, l’istituto banchiere federale ha sottolineato che il mercato del lavoro è vicino alla piena occupazione e ha continuato a migliorare anche mentre l’attività economica rallentava. Per la Federal Reserve lo scenario rimane dunque coerente con un ciclo di rialzi graduali dei tassi, confermando implicitamente che quest’anno potrebbero essercene altri due, a partire da giugno, per un totale di tre complessivi. Il mese di giugno, a nostro giudizio, è il principale indiziato per poter supportare il riavvio dei rialzi, dopo quelli avvenuti alla fine del 2016 e all’inizio del 2017.

Ad ogni modo, il dollaro, che già non aveva tratto grande slancio dal piano di riforma fiscale dell’Amministrazione Trump, non sembra apprezzarsi granché dopo la conferma dei rialzi Fed. A nostra opinione, la valuta verde ha quasi raggiunto il suo massimo picco di forza nei confronti dell’euro, e sarebbe opportuno rassegnarsi a vedere un graduale indebolimento nei prossimi mesi o, per lo meno, il mantenimento di 1,10 come quota di riferimento di breve termine per il cambio con la valuta unica europea.

Sterlina britannica

Passiamo dunque alla sterlina britannica, che sembra “pagare” le prime vere tensioni nei negoziati Brexit e qualche dato macro non totalmente gradito (come la bassa inflazione). Di fatti, partendo proprio da quest’ultimo elemento, è evidente come la tendenza al rialzo delle attese relative all’inflazione in Gran Bretagna abbia subìto una battuta d’arresto nei mesi passati e anche le prospettive a lungo termine sembrano aver subìto alcune variazioni che si discostano dalle previsioni precedenti, riaccendendo l’attenzione della Bank of England, che si riunirà tra qualche giorno e che con l’occasione pubblicherà il suo Inflation Report.

Il principale motivo di incertezza sulla tenuta della sterlina è comunque ancora rappresentato dalla crescente tensione fra Gran Bretagna e Unione Europea, con i negoziati sulla Brexit che sono ufficialmente cominciati e con le parti stanno che stanno costruendo le basi per le future trattative. Tuttavia, la distanza sembra essere maggiore di quanto atteso, con Bruxelles che punta soprattutto il dito contro la pena che Londra dovrebbe pagare per poter abbandonare l’UE e in favore dei diritti dei cittadini residenti, e con il governo May che invece vorrebbe parlare subito degli accordi economici. In conclusione, in questa fase in cui la Bank of England mantiene sotto stretto controllo gli effetti della Brexit, solo un eccessivo complicarsi del processo di fuoriuscita dalla UE renderebbe meno probabile lo scenario di recupero della sterlina, che resta invece favorito dal miglioramento economico e da una separazione meno traumatica dalla UE. Le cose potrebbero però cambiare nel medio termine.

Yen

Concludiamo infine con lo yen giapponese, il cui marginale deprezzamento sta agevolando l’export e permette un miglior outlook sull’economia. La Bank of Japan ha chiuso il meeting dello scorso 26 aprile impegnandosi a mantenere immutata la politica monetaria ed esprimendo fiducia circa un aumento della domanda estera che possa fornire sostegno alla ripresa economica del Paese, mostrandosi così più ottimista sullo stato dell’economia proprio grazie alla ripresa dell’export.

In aggiunta a quanto sopra la Banca giapponese ha diminuito le previsioni per l’inflazione per l’anno fiscale in corso, e ha lasciato intendere che manterrà un piano di stimoli aggressivo, nel breve periodo, per poter raggiungere il target del 2 per cento per l’inflazione. La Bank of Japan ha altresì incrementato le previsioni per il PIL reale per l’anno fiscale 2017-2018, portandole all’1,6 per cento dall’1,5 per cento. Insomma, sembra che l’impegno di BoJ e Governo di tenere lo yen stabilmente svalutato hanno dato risultati dal lato dell’export, come sottolineato dalla stessa BoJ che ha migliorato l’outlook sull’economia. Lo scenario centrale resta quello di una BoJ che esercita un forte controllo sulla curva dei rendimenti dei JGB e che vede favorevolmente uno yen svalutato rispetto alle principali valute.

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