Corea del Nord, gli effetti sui mercati

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Nel corso dell’ultimo anno sono stati indubbiamente molti gli eventi geopolitici di rilievo internazionale che hanno influito anche pesantemente sui mercati finanziari, in particolare il mercato valutario o forex: dalla Brexit alle attuali tensioni in Venezuela, dal tentato colpo di Stato in Turchia fino all’elezione di Donald Trump passando soprattutto per le recenti tensioni tra Corea del Nord e appunto Stati Uniti.

La notizia occupa da giorni le prime pagine di tutti i principali quotidiani e mezzi di informazione in generale, e in effetti la minaccia di una guerra nucleare non è certo una questione da affrontare alla leggera. Alla base delle incomprensioni ci sarebbero in primo luogo le continue esercitazioni missilistiche e militari portate avanti da Pyongyang nonostante i continui avvertimenti internazionali, che da mesi hanno contribuito ad appesantire il clima di tensione che si respira sui mercati e nelle borse di tutto il mondo, ma in particolare a scatenare la scintilla è stata la recente minaccia di Kim Jong Un di un attacco missilistico alla vicina base americana di Guam, nell’arcipelago delle Marianne.



Quella del leader coreano è una minaccia reale e attuale, ma dall’altro lato si trova una potenza internazionale nota tra l’altro per il proprio radicale approcio bellico in questi frangenti, e guidata in questo momento da un personaggio tanto discusso quanto a sua volta pericoloso per i mercati finanziari: Donald Trump infatti tra scandali, paradossi e indagini ha reagito senza messe misure alla minaccia di Kim, pubblicando sul proprio profilo Twitter il seguente avvertimento: “Le misure militari sono ora state allestite in pieno e pronte a colpire, in caso la Corea del Nord agisse incautamente.

Speriamo che Kim Jong Un trovi un’altra strada”. Parole stranamente concilianti per il primo cittadino americano, che tuttavia hanno sortito l’effetto sperato: l’ultimatum imposto da Kim è scaduto e l’attacco non ha avuto luogo, mentre da tutti i fronti sono arrivati inviti alla moderazione per non scatenare una guerra che nessuno, in realtà, desidera.

A farne le spese è intanto però il biglietto verde, che dopo un inizio 2017 incoraggiante tra record in borsa e politiche monetarie accomodanti da parte della Fed ha visto col passare dei mesi crollare l’entusiasmo dei mercati a causa delle diverse riforme (sanitaria e fiscale) non inagurate dal governo Trump e a causa dello scandalo Russiagate in cui lo stesso presidente è coinvolto, un’indagine scioccante che assume contorni storici e ha giustamente preoccupato il mondo del trading.

Il dollaro infatti in questo caldo agosto perde terreno contro le principali valute internazionali come euro e sterlina, e i motivi, oltre alla Corea, sono diversi: le recenti violenze al corteo suprematista di Charlottesville hanno infatti riacceso i toni sulla questione razziale, molto sentita e delicata negli Usa, ma soprattutto sono state le mancate accuse di Trump ai suprematisti a far indignare cittadini, e non solo loro: negli scorsi giorni anche diversi manager e dirigenti appartenenti al Manufacturing Council e allo Strategy & Policy Forum hanno deciso di dimettersi come segno di protesta per la mancata condanna dei manifestanti da parte del tycoon più potente al mondo.

Trump ha quindi optato per lo smantellamento dei due consigli voluti poco fa da lui stesso, ma sappiamo ormai che non è stata in realtà una scelta sua. Ennesime defezioni di un governo instabile e traballante quindi, e travolto da scandali e critiche che non possono che nuocere all’economia a stelle e strisce. Inoltre anche la Fed si trova in un momento di indecisione circa la politica monetaria da mantenere nell’immediato futuro, in quanto a causa della debole inflazione gli stessi piani alti della Federal Reserve sono divisi in merito al bisogno di alzare o meno i tassi di interesse. Insomma i motivi di tensione, si è capito, sono molti, ma come queste variabili hanno influenzato il dollaro e il mercato del forex? Scoprilo grazie alle analisi di Trade.com.

Il cambio euro/dollaro è al momento in crescita dello 0,17% a 1,17461, dopo essersi finalmente staccato dai minimi dell’ultimo mese a 1,1662. In rialzo anche la coppia GBP/USD, che cresce dello 0,16% a 1,2889, AUD/USD dello 0,49% a 0,7921 e NZD/USD dello 0,57% a 1,2901. Insomma il biglietto verde americano sta subendo brusche scosse che da mesi ormai si susseguono tra alti e bassi, ma di fatto sono molti gli analisti in dubbio sul comportamento da mantenere nei confronti del dollaro.

Intanto l’indice del dollaro, ovvero quell’indice che replica l’andamento della valuta statunitense contro un paniere delle altre pincipali monete al mondo, è crollato negli ultimi giorni dello 0,27% a 93,38, un dato preoccupante che però non necessariamente deve incupire i risparmiatori e investitori italiani: infatti nel mondo del trading è possibile guadagnare anche ingenti somme indipendentemente dall’andamento del titolo o della valuta, e in questo senso ogni fluttuazione di mercato diventa nel forex un’opportunità reale di guadagnare online.

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2 Responses to Corea del Nord, gli effetti sui mercati

  1. Donatella Costa ha detto:

    Ciccio Bum se la ride, Donald Trump dovrebbe ricordare le sue promesse elettorali di rendere l’America di nuovo grande e dovrebbe dargli una lezione, tipo fargli fare la fine di Saddam Hussein o di Gheddafi

  2. Alfredo Marra ha detto:

    Comunque di soldi da fare sul forex ce ne sono da fare tanti, tantissimi con questi chiari di luna. E anche speculando sull’oro si possono fare tanti di quei soldi…e tutto grazie all’ultimo comunista rimasto sulla faccia della terra 😀

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