Cresce il risparmio degli italiani

Il risparmio degli italiani riprende a crescere, il che è un buon segnale, ma la classe media si sta assottigliando da qualche anno a questa parte, facendo sì che i divari tra ricchi e poveri siano sempre maggiori. Infatti la classe media italiana, che nel 2007 era il 57,1% del totale, oggi si è ridotta al 38,5% del campione rilevato da una “Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani” a cura del Centro Einaudi e di Intesa Sanpaolo.

A stare alle cifre dello studio citato, ben sette milioni di italiani, pari a tre milioni di famiglie, con la crisi hanno perso il loro status di appartenenza alla classe media. La classe media è definita secondo i criteri Ocse come l’insieme dei percettori di un reddito compreso tra il 75% e il 125% del reddito mediano per classe di età di appartenenza.

C’è perà il segnale positivo della risalita al 43,7% del numero di famiglie che riescono a risparmiare: nel 2012, l’apice della crisi economica che stiamo vivendo, il numero delle famiglie risparmiatrici era del 38,6%.

Per il ceto medio, in particolare, si stima un flusso di risparmio annuale di 25 miliardi: e nella scelta dell’investimento il rendimento di breve periodo e la crescita del capitale vengono ancora considerati molto importanti, più della sicurezza.

Per quanto riguarda il risparmio gestito, invece, la classe media non si sente abbastanza sicura da fare passi in avanti. Lo studio spiega così la situazione: “Il ceto medio non si sente sicuro, né per investire né per fare spese importanti […] Per tornare ai numeri di un decennio fa, l’economia taliana dovrebbe crescere in termini non solo quantitativi ma anche qualitativi“, conclude una nota di sintesi. E’ necessario infatti che ci sia una migliore qualità dei nuovi posti di lavoro creati e una distribuzione dello sviluppo che favorisca in modo più importante la classe media, vero motore economico del Paese.

Si registra anche una maggiore attenzione ai rendimenti di lungo periodo e un nuovo atteggiamento verso la liquidità: il contante, che era considerato al primo posto da circa un terzo dei risparmiatori fino al 2011, ora è considerato prioritario solo dal 13% del campione. Cresce anche la soddisfazione negli investimenti effettuati nel risparmio gestito negli ultimi anni: infatti coloro che si dichiarano soddisfatti degli investimenti nel risparmio gestito sono aumentati dal 53,5% nel 2005 all’87,4%. Piccoli segnali di distensione che fanno ben sperare in una ripresa economica del Paese, sebbene servano ancora maggiori tutele per la classe media italiana.

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