Crollano le banche, resistono i metalli

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Anche ieri risveglio sottotono per le borse del Vecchio Continente, che continuano ad accusare il colpo degli esiti degli stress test rivelati la scorsa settimana. I maggiori indici continuano infatti a mantenersi in negativo, con il FTSE Mib in ribasso dello 0,89% e il FTSE Italia All Share dello 0,85%. Scende anche il FTSE Italia Mid Cap a -0,57%, insieme al FTSe Italia Star a -0,26%. Non meglio si è dimostrata Wall Street, dove il Dow Jones ha registrato una flessione dello 0,14% a 18.405 punti. In positivo invece il Nasdaq, che ha terminato la sessione con un rialzo dello 0,43% a 5.184 punti, dopo aver fissato il nuovo massimo storico a 5.199 punti. In rialzo anche Amazon dell’1,18% a 767,74 dollari, risultato che conferma il colosso di Jeff Bezos tra le società più capitalizzate di Wall Street. Insieme ad Amazon rientrano in questo elitario gruppo Apple (566 miliardi di dollari), Alphabet (550 miliardi di dollari) e Microsoft (440 miliardi di dollari).

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Chiude in negativo anche Tokyo, dove l’indice Nikkei ha concluso la seduta con una flessione dell’1,47% a 16.931 punti.
Tra gli altri spiccano i ribassi di Mizuho Financial Group e Mitsubishi UFJ Financial Group, rispettivamente calati del 3,04% e del 5,93%.

Rimane poi sempre alta l’attenzione sulle banche, specialmente quelle italiane, dopo i forti ribassi di inizio settimana. In giornata si radunerà il Cda di Intesa San Paolo, la migliore delle banche nostrane secondo gli stress test condotti dall’Eba, per esaminare i risultati del primo semestre, mentre il titolo limita i danni attestandosi a -0,42% a 1,893 euro. Dopo i saliscendi di ieri invece passa in negativo anche Monte dei Paschi: il titolo della banca senese cede lo 0,48% a 0,3085 euro, perdendo fino al 5,61%. Fabrizio Viola, il direttore generale dell’istituto, si è dimostrato ottimista dichiarando che “senza i non performing loans, per cui il gruppo ha presentato un piano di deconsolidamento, il mercato inizierà ad apprezzare i risultati economici dell’istituto”.

Rimane comunque negativa la fotografia del settore bancario, con molti titoli in ribasso tra cui Unicredit, che dopo il -9,4% di ieri si attesta a -2,52%, a 1,936 euro. Carige scende a -3,08%, Ubi a -4,74%, Banco Popolare a -3,51% e Bpm a -3,24%. Bper si attesta a -3,52%, Mediobanca a -3,01%, Credem a -1,72%, Creval a -2,55% e infine FinecoBank a -1,05%. Molto grave poi questa mattina è risultato il titolo Fca, prima sospeso a -2%, e ora nuovamente bloccato a 5,42 euro a -4,83%.

L’euro si presenta invece in lieve rialzo a 1,1181 dollari rispetto ai 1,1166 della vigilia, mentre passa di mano a 114,28 contro lo yen. Continua poi l’importante taglio dei tassi australiani, che si attesta al nuovo minimo storico di 1,5%, mentre lo spread tra Btp e Bund ha aperto stabilmente a 127,7 punti rispetto ai 128 della chiusura di ieri, con un rendimento calcolato all’1,21%.

Anche per quanto riguarda le materie prime lo scenario non si prospetta entusiasmante. Aprono infatti male i petroliferi, dopo che il prezzo del greggio è precipitato nelle ultime settimane a 40 dollari al barile: le conseguenze sono state immediatamente avvertite da Chevron ed Exxon, che hanno perso rispettivamente il 3,29% e il 3,47%. I deludenti numeri mostrati dagli Stati Uniti hanno invece aiutato i metalli, provocando nei primi giorni di agosto un lieve rimbalzo nel mercato aurifero. Al momento l’oro viene scambiato a 1358,2$, dimostrando quindi un guadagno di oltre 6,5$ nella singola sessione. Anche l’argento continua la sua ascesa, registrando un rincaro dello 0,71% arrivando a quota 20.557$.

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Crollano le banche, resistono i metalli
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La situazione dei mercati ormai è deteriorata, dopo gli stress le azioni delle banche italiane sono crollate in Borsa. E anche le azione petrolifere crollano, dopo che il prezzo del petrolio è sceso di nuovo sotto i 40 dollari al barile.
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