Deludono i dati sull’occupazione USA: si allontana il rialzo dei tassi da parte della Fed

Brusco rallentamento del mercato del lavoro statunitense: ad aprile, infatti, sono stati creati solo 160mila posti di lavoro, a fronte delle previsioni di circa 200mila nuovi occupati. È il dato peggiore da sette mesi.
Crescono così i timori sulla fragilità della crescita economica statunitense, dopo la pubblicazione degli ultimi dati sul Pil a stelle e strisce tutt’altro che incoraggianti.

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Il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 5%
, un livello che equivale alla piena occupazione, ma le aspettative degli analisti erano per un dato ancora migliore. L’attesa era per una creazione di 202.000 nuovi posti di lavoro, dopo i 208.000 di marzo (rilevazione rivista al ribasso rispetto al +215.000 inizialmente comunicato).

Questa diminuzione porta a 192mila posti di lavoro al mese creati nel 2016, contro la media di 282mila mensili del quarto trimestre del 2015 (in tutto il 2015 la media è stata di 228mila e nel 2014 di 260mila).

Altro aspetto negativo riguarda la partecipazione alla forza lavoro che, in rialzo nei quattro mesi precedenti, è tornata a scendere, passando dal 63 al 62,8%,non lontana dal minimo di ottobre 1977 (pari a 62,4%,
un record negativo toccato a settembre). Il dato riporta il tasso di partecipazione al lavoro molto distante dal 66% pre-recessione.

L’unico aspetto positivo è quello del trend dei salari. Il salario medio è salito dello 0,3%, arrivando a 25,53 dollari all’ora, facendo registrare un aumento del 2,5% negli ultimi 12 mesi.

Ponendo i riflettori sui singoli settore, balza all’occhio il dato del retail che per la prima volta dopo più di un anno taglia il numero di occupati nel settore di 3.100 unità. Tagli anche nel settore energetico, in particolare modo nel settore minerario, dove il taglio ha riguardato 8000 persone.
Numeri di poco peggiori rispetto a quelli del comparto manifatturiero, in cui sono stati creati appena 4mila nuovi posti di lavoro, dopo averne tagliati ben 29mila a marzo.

Le assunzioni maggiori hanno riguardato il settore dei servizi professionali e aziendali dove sono stati aggiunti 65.000 posti, mentre in quello della sanità e dell’assistenza sociale i nuovi assunti sono stati 38.200.

Affinando leggermente la ricerca e includendo anche gli scoraggiati e quelli che si accontentano di un part-time, il tasso di disoccupazione è del 9,7%, in calo rispetto al 9,8% del mese precedente.

Questi numeri deludenti e quelli non molto migliori sul Pil influiranno di certo sulle mosse cha la Federal Reserve prenderà sui tassi d’interesse. Le probabilità di una stretta a giugno sono scesi ad appena il 6%; giovedì erano al 13%. Salgono, al contrario, le probabilità che la Fed alzi i tassi a dicembre sono scese al 48% dal precedente 57%.

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