Destinazione terzo mondo

declino italianoNon c’è veramente una fine per il declino italiano, stiamo precipitando sempre più in basso nella totale indifferenza di una classe politica che ha causato il disastro, con la complicità dei sindacati, e adesso non fa nulla per provare almeno a salvare il salvabile.
La notizia di oggi è che l’Italia non è più nel G8: siamo stati superati, per PIL complessivo, dalla Russia. Probabilmente continueranno ancora per qualche anno a invitarci alle riunioni ufficiali, giusto per cortesia, ma non per molto.

Prima o poi saremo superati anche dal Canada, e poi via via dalle altre potenze emergenti come l’India. Poi arriverà il momento di essere superati anche dalla Spagna (dove Rajoy malgrado un forte fuoco di sbarramento a base di dossieraggio è riuscito a fare le riforme e mettere in moto il paese) e dalla Corea del Sud.
Il trend è comune a molti paesi dell’Occidente, ma in Italia è davvero accentuato. Se siamo arrivati ad essere la sesta potenza mondiale, per quanto riguarda il PIL, abbiamo sperperato la possibilità di garantire un futuro di benessere per noi stessi e per le nostre generazioni.
E’ successo tutto negli anni ’80, probabilmente, quando i sindacati e la politica si sono illusi che c’era un tesoro da spartire e hanno cominciato a espandere la spesa pubblica a dismisura.

Spesa che è stata finanziata in parte con il debito e in parte sottraendo risorse alle imprese e ai lavoratori che avevano fatto il boom dell’economia italiana. Imprenditori e lavoratori autonomi sono stati sempre più tartassati e hanno cominciato a perdee colpi sui mercati internazionali.
Di questo la politica non ha tenuto assolutamente conto, confidando in un colpo di fortuna o nell’italiaco genio. Il problema è che l’italico genio, senza i soldi, non porta davvero da nessuna parte.

Il boom del Nort Est, che si è protratto negli anni ’90, ha consentito all’Italia di non crollare subito. E’ opportuno ricordare che la politica non ha mostrato alcun tipo di riconoscenza per questa area macroeconomica che stava tenendo a galla il Paese, anzi ha scatenato la Guardia di Finanza contro le imprese che lavoravano in una folle campagna di annientamento del tessuto produttivo.
Ma non è stato solo usando la Guardia di Finanza che la politica ha distrutto il tessuto produttivo italiano. I pezzi pregiati, le aziende che non fallivano o che non andavano via per l’insostenibile peso fiscale e del lavoro, sono state praticamente regalate agli stranieri.
Di solito allo Stato italiano tocca farsi carico delle schiere di esuberi mentre gli stranieri portano via la polpa.

Che cosa è rimasto a noi italiani?
Un mare di macerie, uno dei debiti pubblici più grandi al mondo, una schiera infinita di pensionati che incassano molto di più di quello che hanno pagato durante la loro vita lavorativa, tantissima criminalià e un’ondata senza pari di immigrazione clandestina.
Cari politici e cari sindacalisti, avete fatto davvero un buon lavoro…è questo il Paese che volevate lasciare ai vostri figli?

Il terzo mondo con la pressione fiscale dei paesi nordici. Auguri.

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