Economia e Finanza

Deutsche Bank, in arrivo la mega-sanzione e il titolo crolla in borsa

La notizia è arrivata alla fine della scorsa settimana: il governo statunitense vorrebbe far pagare 14 miliardi alla Deutsche Bank per chiudere la faccenda dello scandalo sui titoli tossici legati ai mutui subprime, il peccato originale della crisi. Si tratta di una delle cifre più alte mai richieste a un istituto di credito per aver ingannato gli investitori sui rischi dei titoli, in questo caso per averne sottovalutato i rischi. In realtà la sanzione più elevata, comprensiva di multa in contanti e di aiuti ai consumatori, fu quella imponente di 16,6 miliardi imposta nel 2014 a Bank of America.

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    La cifra, trapelata dalle righe del Wall Street Journal, ha scioccato i tedeschi, che avevano stanziato in riserva circa 6 miliardi di dollari per far fronte agli eventuali costi legali della questione subprime. Infatti le indiscrezioni parlavano di una possibile multa da 2/3 miliardi, a cui si sarebbero aggiunti ulteriori 1,9 miliardi già versati dalla Deutsche Bank. Anche gli analisti più pessimisti avevano scommesso su un totale di circa 5 miliardi di sanzioni, ma certamente nessuno si aspettava una richiesta di tale portata. La notizia ha infatti avuto un immediato effetto sul titolo, che alla Borsa di Francoforte ha chiuso la settimana passata in pesante calo a -8,5% a quota 11,97 euro.

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    Una sanzione del genere inoltre preoccupa tante altre banche europee, tuttora sotto inchiesta per lo stesso scandalo e che a loro volta finora si erano preparate per pagamenti moderati, che comunque non superavano nelle loro aspettative i 2/3 miliardi di euro. Stiamo parlando di società di prestigio come Barclays, Ubs, Credit Suisse e Royal Bank of Scotland, mentre la pesante scure del Dipartimento di Giustizia si è già abbattuta finora sui protagonisti americani come JP Morgan, Morgan Stanley e Citigroup, che in totale hanno versato oltre 23 miliardi di dollari in sanzioni.

    La cifra tuttavia non è definitiva, e si può anzi dire che si tratti della prima offensiva federale di un negoziato che si preannuncia lungo e combattuto. Deutsche Bank ha infatti subito fatto sapere di non avere assolutamente intenzione di pagare la cifra folle richiesta dal Dipartimento di Giustizia statunitense, e si limita per il momento a confermare i negoziati in corso, sottolineando che si aspettano di poter arrivare a una cifra ben inferiore. Come diffuso in una nota infatti i tedeschi “si aspettano di arrivare a un risultato simile a quello raggiunto da banche concorrenti per un ammontare materialmente più basso”. L’istituto ha inoltre confermato che il dipartimento di Giustizia americano ha invitato la banca a presentare una controproposta, lasciando aperte le trattative.

    Sulla vicenda è intervenuto anche il governo tedesco, che spera di poter arrivare a una soluzione di compromesso nell’interesse di entrambe le parti. Lo ha affermato un portavoce del ministero tedesco delle Finanze, Friederike von Tiesenhausen, che ha anche dichiarato “Partiamo dal principio che questa procedura porterà, sulla base di un principio di eguaglianza, a un risultato giusto”. Piena fiducia nelle istituzioni competenti dunque, mentre nessuno dimentica il caso della banca americana Goldman Sachs, che lo scorso aprile per una vicenda analoga è stata costretta a pagare circa 5 miliardi di dollari.

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    Certo la situazione per Deutsche Bank non si prospetta delle migliori: le svalutazioni degli avviamenti, ovvero le attività acquisite anni prima il cui valore viene rettificato, sono un altro spinoso capitolo che continua a pesare sui bilanci dei tedeschi. Negli ultimi 4 anni le perdite sugli avviamenti sono state di 6,6 miliardi, andando a danneggiare direttamente la redditività della banca. I ricavi in realtà si mantengono soddisfacenti stanziandosi comunque al di sopra dei 30 miliardi di euro annui, ma non riescono di fatto a crescere.

    Inoltre solo per le cause e le svalutazioni delle attività la banca ha dovuto pagare più di 20 miliardi, una cifra che potrebbe toccare i 27 miliardi già nel 2016 secondo le stime degli analisti. In quest’ottica il buco da 6,8 miliardi del 2015 risulta essere solo l’epilogo di una lenta decrescita che getta le sue radici anni indietro. Nei tre anni dal 2012 al 2014 il primo istituto tedesco ha infatti accumulato utili netti per soli 2,5 miliardi di euro, poco più della metà degli utili prodotti nel solo 2011. Da lì in poi una lenta ma costante decrescita, che potrebbe ora raggiungere il suo apice con la multa inflitta dagli americani, e le cui conseguenze potrebbero essere devastanti.

    Tra i grandi gruppi bancari la Deutsche è infatti una della banche con il più alto livello di titoli illiquidi in portafoglio
    : la stessa banca se li autoprezza e assegna un valore di 31 miliardi a quei titoli di difficile valutazione. Quel livello non è mai sceso negli ultimi anni, come se fossero congelati a vita, ma il problema è che quei titoli valgono da soli quasi la meta dell’intero capitale della banca. Quindi se quella montagna di titoli tossici congelati dovesse essere toccata l’effetto potrebbe essere enorme, creando una zona d’ombra che già da ora preoccupa i mercati.

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