Diamanti: introduzione all’investimento

diamanti

Composti del materiale più duro esistente in natura, i diamanti sono veri e propri tesori prodotti a centinaia di chilometri sotto la superficie terrestre, e vengono tuttora considerati i più rari preziosi al mondo. Tuttavia come per ogni altro miracolo della natura, anche queste pietre sono ognuna diversa dall’altra, come i fiocchi di neve. Pertanto una loro rigida e obiettiva valutazione sarebbe impensabile, e infatti per classificarle si è soliti ricorrere all’analisi basata sulle cosiddette 4C, che ora andremo ad analizzare nello specifico, per capire come venga realmente fissato il valore di questi tesori.

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Il primo fattore da tenere in mente è il peso in carati (Carat) di ogni singola pietra
, ovvero la sua massa: un carato corrisponde ad appena 0,2 grammi, e il prezzo per carato aumenta con l’aumentare del peso, dal momento che ovviamente i diamanti più grandi sono i più rari e richiesti sul mercato.

Il secondo fattore da tenere in considerazione è la purezza (Clarity), la quale misura i difetti interni di ogni diamante, chiamati nel settore inclusioni. Esse possono riguardare la presenza di cristalli di materiale estraneo, imperfezioni strutturali, piccole crepe o leggeri aloni. Si tratta questo di un parametro di difficile definizione, in quanto come riconosciuto dalla stessa GIA la dimensione, il colore, l’orientamento e la visibilità possono influire anche notevolmente sulla relativa chiarezza e purezza della pietra, che quando analizzata viene sempre osservata con un ingrandimento pari a 10 volte. In generale solo il 20% delle pietre raccolte presenta un ottimo e soddisfacente grado di chiarezza, e comunque buona parte di questo 20% contiene inclusioni visibili, rendendo i diamanti davvero puri una rarità di enorme valore.

Il terzo parametro da considerare e forse il più importante è invece il colore (Colour). Qual è il miglior colore per un diamante? Semplice: quello che non si vede. La varietà di diamanti più pregiata è infatti totalmente incolore, ed è quella che viene classificata come D. Il grado successivo, certificato con la lettera E, ha una traccia quasi invisibile di colore, ma la scala prosegue quindi con F, G, H, eccetera fino alla Z, che presenta una accesa colorazione giallo brillante. Si tratta comunque di parametri molto relativi, in quanto anche un diamante Z di colore insolito, per esempio rosa, sarebbe alquanto raro e pertanto prezioso. In generale il colore influisce sul valore del diamante a seconda della tonalità e intensità, anche se in effetti la maggior parte dei diamanti utilizzati come gemme sono fondamentalmente trasparenti e incolori.

Infine il taglio del diamante (Cut) descrive il modo in cui la pietra viene lavorata e raffinata rispetto alla originale forma grezza. Spesso confuso con il concetto simile di forma, il taglio descrive in realtà la qualità della lavorazione e la struttura con cui si presenta la pietra, basata su angoli, facce, rapporti di lunghezza e altri piccoli parametri in grado di far riflettere la massima quantità di luce possibile. Il taglio più prezioso rimane tuttora il brillante, creato nel 1919 dal gemmologo e matematico Marcel Tolkowsky che calcolò scientificamente la forma ideale per riflettere la luce.

Questi sono i fattori che determinano il valore di un diamante, ma ricordiamo ai lettori che ogni pietra è un caso unico e a sé stante, quindi ogni giudizio sarà sempre e comunque relativo, con un’alta percentuale di soggettività. Esiste tuttavia una sorta di guida per professionisti, il cosiddetto listino Rapaport, pubblicato tutte le settimane dall’omonimo gruppo newyorchese, considerato internazionalmente come il punto di riferimento per quanto riguarda i prezzi al dettaglio.

È bene sapere poi che all’interno di questo mercato il termine carati viene anche spesso utilizzato per definire i dettagli di una transazione: per esempio un investitore può richiedere l’acquisto di un totale di 100 carati (quindi 20 grammi) distribuiti su pietre da 0.5 carati, diversificando in questo modo anche il proprio investimento. Il Total carat weight o T.c.w., ovvero il peso totale in carati, è quindi in generale usato per “quantificare” ogni tipo di transazione di questo tipo: si tratta infatti di un valore usato anche per orecchini, collane, bracciali e gioielli in generale.


Infine non dimenticate di osservare sempre il diametro complessivo
: matematicamente infatti il diametro per esempio di un brillante rotondo dovrebbe essere di circa 6,5 volte la radice cubica di peso in carati, 11,1 volte la radice cubica di peso in grammi, oppure 1,4 volte la radice cubica di peso punto. Questo solo per dare ai lettori un’idea della complessità che tale lavoro necessita e implica. Insomma per valutare correttamente un diamante servono esperienza e gli strumenti adatti, oltre che un notevole spirito di osservazione, per questo nonostante quanto spiegato finora sia valido e applicabile consigliamo sempre ai risparmiatori di rivolgersi a un esperto fidato in grado di confermare la valutazione effettuata dall’acquirente, in modo da evitare di ricadere in truffe o inganni.

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