Diamanti, un investimento antico

investimento diamanti

Sin dai tempi più antichi i diamanti sono considerati le pietre più preziose in assoluto, grazie alla loro bellezza, rarità e ineguagliabile durezza, superiore a qualsiasi altro elemento esistente in natura. Ma quanto vale un diamante realmente? Come vengono classificati, riconosciuti, valutati? Sono domande tutt’altro che scontate, e alle quali vogliamo dare una risposta in questa sede.

Anticipiamo in ogni caso un dictat che è fondamentale fare immediatamente proprio: a meno che non siate gioiellieri o intagliatori esperti, rivolgetevi sempre a un professionista che vi assista durante la transazione, in modo da confermare la valutazione specifica effettuata dal venditore. Infatti il commercio dei diamanti è un mercato antico e nobile, che getta le sue radici in tecniche stratificate e note solo agli specialisti, e dove comprendere non significa necessariamente essere in grado di compiere una perizia autonomamente.
Il diamante in sé è solo una delle tante forme in cui in natura si presenta il carbonio, in termini più scientifici si tratta di un reticolo cristallino di atomi appunto di carbonio disposti secondo una struttura ottaedrica. Il loro particolare nome deriva dal termine greco ἀδάμας, letto adámas, che significa letteralmente indistruttibile, immutabile. Il diamante è infatti il materiale più resistente e “profondo” prodotto dal nostro pianeta, in quanto nasce a centinaia di chilometri sotto la superficie terrestre, e si tratta di un percorso che richiede milioni, finanche miliardi di anni, rendendo queste preziose pietre una risorsa estinguibile e finita. Esse sono inoltre di difficile estrazione, e appunto data la loro origine posseggono un enorme valore scientifico, in quanto consentono di ricostruire la stessa evoluzione della crosta terrestre.

Infatti oltre il 90% dei diamanti tuttora esistenti sono nati tra gli 1 e i 3 miliardi di anni fa
, sottoponendo appunto il carbone a temperature e pressioni per noi inimmaginabili, e non ricreabili. I rimanenti diamanti hanno origine ancora più in profondità, in una zona compresa tra i 660 e i 2900 chilometri sotto la superficie terrestre. Oltre alla loro splendente bellezza, i diamanti sono grazie alla loro durezza utilissimi anche in ambito industriale, motivi questi che hanno aiutato soprattutto negli ultimi anni a far rinascere il comparto. Oggi infatti la produzione di diamanti grezzi lorda è calcolata in circa 130 milioni di carati, pari a 26 tonnellate l’anno, di cui in seguito il 92% viene tagliato e lucidato nella città di Surat, in India.

Quindi, dopo la prima fase di lavorazione, la maggior parte dei diamanti grezzi viene scambiata sul mercato di Anversa, la principale piazza mondiale dal lontano ‘400, quando venne introdotta una nuova e rivoluzionaria tecnica per tagliare le pietre. I diamanti sono come noto conosciuti sin dai tempi più antichi, in cui venivano considerati doni divini, e oggi vengono principalmente usati come ornamenti per anelli di findanzamento, in seguito a una campagna pubblicitaria organizzata dalla De Beers, il colosso mondiale nel commercio di diamanti. Essi tuttavia non sono tutti uguali, anzi essendo nati per un processo naturale ogni pietra è diversa dall’altra, motivo per cui non esiste una reale classificazione dei diamanti. Essi vengono valutati infatti in base alle cosiddette 4C: carati (carat), taglio (cut), colore (colour) e chiarezza (clarity).


Il peso in carati misura la massa di un diamante. Un carato corrisponde a 200 milligrammi
. Il prezzo per carato aumenta con il peso, dal momento che i diamanti più grandi sono più rari e più richiesti come pietre preziose. Al contrario, il valore non aumenta linearmente allo stesso modo con la dimensione. Per esempio, un diamante da 0,99 carati può avere un prezzo molto inferiore (sempre per carato) di un analogo 1,01 carati: la differenza è causata dalla differenza della domanda.

Chiarezza (clarity)

La chiarezza misura i difetti interni di un diamante, chiamati inclusioni. Le inclusioni possono consistere in cristalli di un materiale estraneo, oppure imperfezioni strutturali, come piccole crepe o, infine, come un alone biancastro. Il numero, la dimensione, il colore, la posizione relativa, l’orientamento e la visibilità delle inclusioni possono influire sulla relativa chiarezza di un diamante. Il Gemological Institute of America (Gia) e altre organizzazioni hanno sviluppato sistemi per definire il grado di chiarezza, a partire da inclusioni che sono visibili a un professionista con un diamante osservato a dieci ingrandimenti. Solo circa il 20% di tutti i diamanti estratti ha un punteggio di chiarezza sufficientemente alto per un uso in gioielleria. L’altro 80% è relegato a uso industriale. Di quel primo 20%, una quota significativa contiene una o più inclusioni visibili. Le pietre che non hanno una inclusione visibile sono conosciute come “eye-clean”, pulite allo sguardo, e sono ovviamente i pezzi preferiti. Attenzione, a volte le inclusioni sono nascoste sotto la montatura di un pezzo di gioielleria: per scoprirlo bisognerebbe destrutturare il gioiello per esaminarlo. La maggior parte delle inclusioni presenti in un diamante, in ogni caso, non influisce sull’integrità strutturale della gemma. Tuttavia, le cosiddette “nuvole” di grandi dimensioni possono influire sulla capacità di un diamante di trasmettere e diffondere la luce. E fessure grandi  vicino alla superficie aumentano la possibilità di una frattura.

I gradi di trasparenza del diamante

Qual è il miglior colore per un diamante? Semplice: quello che non c’è. La varietà di diamanti più pregiata è, infatti, totalmente incolore. Anche in questo caso esiste una classificazione, che dovrebbe essere certificata da chi vende il gioiello: il diamante totalmente incolore, quindi della migliore qualità, è classificato come D. Il grado successivo, certificato con la lettera E, ha una traccia quasi invisibile di colore, che può essere osservata solo da esperti in un laboratorio di classificazione. La scala prosegue: anche i diamanti F sono pressoché trasparenti. Le pietre che, invece, mostrano tracce molto piccole di colore sono classificati come G o H. Ancora: quelli leggermente colorati sono classificati come I o J K e via fino a Z, con una colorazione giallo brillante. Questi ultimi, anche se sono alla fine della scala, risultano però abbastanza rari e quindi molto apprezzati. I diamanti con colorazione insolita a volte sono etichettati come fancy (fantasia). Alcuni, come quelli rosa, sono molto rari. Il colore di un diamante può essere causato da impurità chimiche e/o difetti strutturali nel reticolo cristallino. A seconda della tonalità e dell’intensità, il colore di un diamante può sminuire o aumentare il suo valore. Per esempio, intensi diamanti blu (come quello battezzato Hope) sono notevolmente preziosi. Si tratta, però, di pezzi eccezionali. La maggior parte dei diamanti utilizzati come gemme sono fondamentalmente trasparenti, con una piccola sfumatura, o diamanti bianchi. L’impurità più comune, l’azoto, sostituisce una piccola percentuale di atomi di carbonio nella struttura del diamante e causa un colore giallastro o brunastro.

Le sfumature del diamante

Il taglio di un diamante descrive il modo in cui un diamante è stato formato e raffinato dalla sua forma di pietra grezza. Descrive, in realtà, la qualità di lavorazione e gli angoli a cui viene tagliato e spesso è confuso con il concetto di forma. Il taglio non è casuale: ci sono linee guida matematiche per determinare gli angoli e i rapporti di lunghezza al fine di riflettere la massima quantità di luce. Le tecniche per i diamanti di taglio si sono sviluppate nel corso di centinaia di anni. Ma i migliori risultati sono stati ottenuti nel 1919 dal matematico e appassionato di gemme Marcel Tolkowsky: è lui che ha sviluppato il taglio brillante, rotondo, calcolando la forma ideale per diffondere la luce. Il brillante ha 57 facce (lucidate), di cui 33 sulla corona (la parte superiore) e 24 sul padiglione (la metà inferiore). La cintura è la parte centrale sottile. La funzione della corona è di rifrangere la luce nei colori dell’iride, mentre la funzione del padiglione è riflettere la luce attraverso la parte superiore del diamante. Il culet è invece la superficie più piccola nella parte inferiore del diamante: dovrebbe essere di un diametro trascurabile, per evitare le perdite di luce dal fondo.

Prezzo diamanti

Se volete essere aggiornati sul prezzo di mercato dei diamanti potete seguire  il Rapaport Diamond Report (in inglese), che è pubblicato tutte le settimane da Martin Rapaport, amministratore delegato del Rapaport Group, a New York: è considerato il punto di riferimento de facto del prezzo al dettaglio. Nel commercio all’ingrosso dei diamanti, il termine carati è spesso usato per definire una vendita o acquisto. Per esempio, un acquirente può effettuare un ordine per 100 carati (20 g) di 0.5 carati (100 mg), con determinate caratteristiche. In questo caso il Total carat weight (T.c.w.), cioè il peso totale in carati è usato per descrivere la massa totale di diamanti o pietre preziose in un pezzo di gioielleria. I diamanti «solitaire» per orecchini, per esempio, sono di solito espressi in Tcw, indicando la massa dei diamanti in entrambe orecchini e non di ogni singolo diamante. Tcw è anche ampiamente usato per collane di diamanti, bracciali e altri gioielli. Una indicazione veloce: guardate il diametro complessivo. Tipicamente un brillante rotondo da 1,0 carati (200 mg) dovrebbe avere un diametro di circa 6,5 mm. Matematicamente, il diametro in millimetri di un brillante rotondo dovrebbe corrispondere a circa 6,5 volte la radice cubica di peso in carati, di 11,1 volte la radice cubica di peso grammi, o 1,4 volte la radice cubica di peso punto. Insomma, per valutare il vero valore ci vogliono strumenti molto precisi e un buon occhio.

Come investire in diamanti

I diamanti da investimento sono un ottimo modo per ottenere rendimenti elevati con un rischio praticamente nullo, a patto però di acquistare i diamanti ad un prezzo ragionevole e da un intermediario affidabile. Purtroppo sono molto rari gli intermediari in grado di garantire queste condizioni. Anche le banche vendono diamanti ma abbiamo già spiegato perché non conviene comprare diamanti in banca.

Attualmente, l’intermediaro più affidabile e con i prezzi più bassi (praticamente gli stessi del Rapaport) è Diamond Privilege. Si tratta di una piattaforma online, affidabile e garantita, che ha dimostrato negli anni di offrire i prezzi più convenienti. Per scoprire Diamond Privile puoi cliccare qui.

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