Dieselgate, lo scandalo si allarga alla Mitsubishi. Dalla Germania: Audi ha creato il software-frode nel 1999

Abbiamo fatto impropriamente test sulle emissioni sui consumi di carburante per presentare tassi migliori di quelli attualmente realizzati”.
È quanto scritto in un comunicato stampa dei vertici dell’azienda nipponica diffuso all’inizio di una conferenza stampa organizzata per fare chiarezza sulla questione.

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Un nuovo scandalo sulle emissioni anti-smog colpisce il settore automobilistico, dopo quello che ha coinvolto la Volkswagen nel mese di settembre.
La Mitsubishi ha riscontrato manipolazioni ai test sui consumi di due minicar; questi test fornivano dati di prestazioni di consumo migliori di quelle effettive. Un frode che riguarda 625mila vetture: 157 mila eK Wagon e eK Space e 468 mila Dayz, modelli prodotti a partire dal giugno del 2013.
“Voglio esprimere le mie scuse piu’ profonde a tutti i nostri clienti e alle altre parti coinvolte” ha detto il presidente di Mitsubishi, Tetsuro Aikawa, nel corso della conferenza stampa che si e’ tenuta al Ministero dei Trasporti di Tokyo. “Abbiamo deciso – ha aggiunto il numero uno della casa nipponica – di arrestare la produzione e la vendita dei modelli coinvolti”.
Saranno, inoltre, condotte indagini sui mercati esteri; anche se i due modelli di mini car sono destinati esclusivamente al mercato giapponese.

Un atteggiamento di trasparenza che non ha frenato la reazione dei mercati
: dopo che sono emerse lai anomalie nei test su due dei suoi modelli i titoli di Mitsubishi cedono il 15% a 733 yen, con una perdita di 1,2 miliardi di capitalizzazioni.


Nel frattempo dalla Germania arrivano scottanti rivelazioni sul software che altera i dati sui consumi delle automobili
. A creare il programma è stata l’Audi e ben 16 anni prima dello scoppio del dieselgate che ha coinvolto la Volkswagen. La notizia arriva dal quotidiano economico finanziario Handelsblatt.
Secondo il giornale tedesco il cosiddetto “defeat device”sviluppato da Audi non sarebbe mai stato montato sulle automobili della casa di Ingolstadt. Il sistema risolveva il problema dell’eccesso di emissioni di ossidi di azoto al momento dei test per ottenere le omologazioni delle proprie autovetture. Il sistema non venne mai montato dalla casa dei quattro anelli perché ritenuto illegale; sei anni dopo, però, venne ripescato dalla Volkswagen che aveva intenzione di espandere la presenza dei suoi motori a gasolio oltreoceano, dove il limite per le emissioni di ossido di azoto era stato ulteriormente abbassato a 0,4g/Km.
L’affiorare di questi dettagli cozza con l’obiettivo della gruppo tedesco di sminuire la faccenda come uno spiacevole incidente che coinvolgeva poche persone e un solo marchio.

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