Dollaro ancora in rialzo sui verbali FOMC

Il dollaro statunitense ha proseguito la sua strada al rialzo anche nella giornata odierna, raggiungendo i livelli massimi dalla settimana scorsa: il merito è principalmente da ricercarsi nella pubblicazione dei verbali del FOMC del mese di gennaio, che hanno di fatto ribadito come la maggioranza dei partecipanti al Comitato di politica monetaria della Federal Reserve voglia mantenere una preferenza per un approccio graduale ai rialzi dei tassi quest’anno, qualsiasi cosa si voglia intendere con “graduale”.

Il motivo per una simile prudenza, certamente non inattesa, è principalmente legato al fatto che l’inflazione si mantiene ancora al di sotto dell’obiettivo e perché l’incertezza sui programmi di politica fiscale di Trump rimane elevata. D’altronde, il presidente statunitense ha lasciato intendere che nulla verrà diramato su tali programmi prima dell’avvio del mese di marzo, e l’impressione è che un piano preciso non sarà certo disponibile nei prossimi giorni, quando invece sono probabili annunci e dichiarazioni che potrebbero rendere ancora più complesso il panorama all’interno del quale la Fed andrà ad assumere la sua decisione.

Al di là di quanto sopra, dalle minute è anche emerso come un rialzo dei tassi di riferimento nel mese di marzo non sia certamente da escludersi, a patto che vi siano le condizioni suggerite dallo scenario economico nazionale. Le quali, ben inteso, ci sono solamente in parte: logico dunque attendersi grandi attenzioni nel corso delle prossime due settimane, quando usciranno alcuni dati di rilievo sul fronte statunitense, in grado di scombinare le carte in tavola.

Per il momento, l’unico dato recente pubblicato – pur positivo – non sembra essere particolarmente impattante: si tratta di quello sull’andamento delle vendite di case non nuove nel mese di gennaio, che sono cresciute a 5,69 milioni di unità annualizzate, da 5,51 milioni di unità annualizzate del mese di dicembre, toccando così il massimo da febbraio 2007 ad oggi. Le vendite sono in aumento sia nel segmento delle unità monofamiliari, con un balzo del 2,6 per cento mese su mese sia in quello delle unità multifamiliari, con un aumento dell’8,3 per cento mese su mese a gennaio, contro il decremento del -10,4 per cento su base mensile a dicembre. Le scorte di case invendute restano basse su base storica, a 3,6 mesi, sui minimi da gennaio 2005, e sono in linea con la previsione di attività di costruzione in aumento. I prezzi mediano e medio sono in calo su base mensile, ma restano in aumento solido su base annua rispettivamente a 7,1 per cento e 5,2 per cento.

Per quanto attiene l’euro, dopo una prevedibile discesa successivamente alle dichiarazioni di alcuni membri Fed, la valuta unica europea ha subito un interessante rimbalzo che l’ha condotta a recuperare qualche posizione. Intuibilmente, per poter assistere a una debacle più corposa della valuta unica europea, sarebbe stato necessario assistere ad alcune delusioni dai dati macro europei, che invece hanno sorpreso ancora favorevolmente. Oppure, sarebbe stato necessario andare incontro alla digestione di indicazioni chiaramente a favore di un rialzo Fed già a marzo, mentre – come abbiamo ricordato – dalla lettura dei verbali ci sono solamente aperture verso un rialzo pur graduale, e a una premessa di FOMC di marzo piuttosto vivo e discusso.

Tornando per un momento ai dati macro dell’area euro, rileviamo in particolar modo come dopo i buoni PMI di martedì, più recentemente siano stati soddisfacenti anche l’IFO tedesco e i dati sull’inflazione. Difficilmente però l’euro vivrà settimane facili nel corso dei prossimi periodi, visto e considerato che lo scenario è crescentemente condizionato dall’accentuarsi delle preoccupazioni che riguardano gli sviluppi politici: il rischio, peraltro difficilmente da smentire, è che le forze euroscettiche possano accrescere il proprio peso (o addirittura prevalere) all’avvicinarsi delle scadenze elettorali, con ciò che ne conseguirebbe sul fronte della solidità dei progetti europei.

Concludiamo infine con un rapido sguardo sulla sterlina britannica, che dopo aver inaugurato la settimana in recupero su dollaro e euro, ha poi fallito l’ulteriore spinta al rialzo non riuscendo di fatti a trarre alcun beneficio dai dati macro economici provenienti dalla propria area, che pur sorprendendo positivamente (in particolar modo, con una revisione al rialzo della crescita del Pil nel quarto trimestre da 0,6 per cento a 0,7 per cento su base trimestrale) non sono comunque riusciti a sostenere a lungo la valuta britannica.

Ad ogni modo, quanto sopra non rappresenta certamente una grande sorpresa, visto e considerato che i mercati – pur apprezzando la revisione al rialzo di cui sopra – hanno soppesato con maggiore gravità la revisione al ribasso della crescita annua da 2,2 per cento a 2,0 per cento e anche la crescita per l’anno 2016 nel suo complesso, abbassata dalla stima preliminare da 2,0 per cento alla nuova stima dell’1,8 per cento.

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