Dollaro USA, quadro ancora in miglioramento

Euro sale dollaro scende

Il dollaro statunitense si è ancora apprezzato nel corso delle ultime ore. A spingere maggiormente le quotazioni della valuta verde sono state questa volta le pubblicazioni degli ultimi dati macro economici, che sono risultati in generale migliori delle attese, con particolare riferimento alla pubblicazione dell’indice Empire e, secondariamente (ma non troppo!), quelle delle vendite al dettaglio e dell’inflazione, che è salita più del previsto.

Grazie a tale spinta, il dollaro sale per il quinto giorno consecutivo, e il biglietto verde può ben celebrare il ritorno sui livelli di un mese fa, riassorbendo così interamente la diminuzione di quotazione che era stata rilevata nel corso della seconda metà di gennaio. Naturalmente, non di sole sorprese positive sul fronte macro economico vive il dollaro: come abbiamo visto più volte negli ultimi tempi, a giovare alla spinta della valuta verde sono state anche le dichiarazioni della Yellen sullo scenario economico americano e sui possibili sviluppi già al FOMC di marzo sul fronte tassi e, in aggiunta, la crescente attesa degli annunci di politica fiscale di Trump (attesi tra 2-3 settimane).

A questo punto, non possiamo che ricordare come il quadro intorno al dollaro USA sia ancora in miglioramento, e se le guidance saranno rispettate, è molto probabile che la Fed possa effettivamente alzare i tassi in una delle prossime due riunioni e, più in la, rispettare il ritmo di tre rialzi dei tassi fed funds per il 2017. Chiaramente, il rispetto di una simile tabella di marcia darebbe nuova linfa al dollaro USA, che pertanto potrebbe erodere nuovi margini nei confronti delle valute controparte, euro in testa.

In tal proposito, se è vero che sui dati USA l’euro è sceso ulteriormente toccando nuovi minimi, è anche vero che per il momento, almeno nel brevissimo termine, non ci attendiamo nuovi tracolli da parte della valuta unica europea, salvo novità positive dagli USA o delusioni dall’area euro. L’attesa sulla short time è per la pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione della Banca Centrale Europea, che dovrebbero fornire alcune indicazioni sulle posizioni interne in merito a condizioni e tempi di un futuro dibattito sull’uscita dal quantitative easing.

Ad ogni modo, sotto tale profilo analitico è bene non attendersi stravolgimenti: riteniamo infatti che verrà manteniuto un orientamento molto accomodante, con la conservazione di condizioni molto espansive per almeno tutta la prima parte dell’anno e, forse, anche per la parte iniziale del secondo semestre, o fino a quando non si avranno a disposizione dei concreti e tangibili segnali di risalita autonoma dell’inflazione verso il target del 2%.

Chiudiamo infine con un breve riferimento sulla sterlina, che sui dati USA ha perso terreno: a dir la verità, un primo direzionamento in calo era già partito prima della pubblicazione dei dati USA, sulla scia dei dati interni del mercato del lavoro. Nonostante infatti il calo dei disoccupati, i salari hanno deluso manifestando un rallentamento nel ritmo di crescita da 2,8% a 2,6%. Un simile dato, unitamente a quello relativo alla salita dell’inflazione, sta supportando l’impressione che possa mostrarsi uno scenario di indebolimento dei consumi nei prossimi mesi. Non bisogna inoltre dimenticare il rischio verso il basso sulla crescita che potrebbe avere la Brexit, soprattutto se il percorso di uscita dovesse incontrare qualche intoppo o si dovessero acuire i toni.

Infine, ricordiamo che nel suo inflation report di febbraio la BoE aveva rivisto al ribasso la stima del tasso di disoccupazione di equilibrio da 5,0% a 4,5%, indicando che la disoccupazione può scendere ancora senza che si generino tensioni rialziste sui salari e sull’inflazione. Dunque, la salita dell’inflazione, stimolata mediante il deprezzamento della sterlina e non dunque prodotta da pressioni generate internamente, non dovrebbe generare grave preoccupazione in casa della BoE.

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