Dove investire nel 2018: petrolio e beni rifugio tra i migliori investimenti sicuri

petrolio

Quello della finanza e dei mercati finanziari è indubbiamente un mondo complesso, dove per molte variabili non sono molte le classi di asset che possono realmente essere definite un investimento sicuro. Vi sono però alcuni comparti che storicamente non conoscono crisi e sono in grado di fornire maggiori garanzie rispetto alla maggior parte degli strumenti finanziari esistenti, tra i quali spiccano certamente i solidi beni rifugio.

Questi ultimi infatti costituiscono i cosiddetti beni materiali, fisici e tangibili, quali oro, diamanti, petrolio e in più largo senso anche immobili e opere d’arte. Le commodities tuttavia, ovvero le materie prime come appunto oro e greggio, sono in grado di garantire alcuni esclusivi vantaggi che difficilmente sono riscontrabili in altre tipologie di investimento. Si tratta infatti di asset particolarmente solidi e in grado di resistere ai frequenti alti e bassi delle piazze d’affari, in quanto beni reali dall’altissimo valore e dalla non scontata reperibilità. Petrolio e oro sono risorse limitate e difficili da estrarre e raffinare, mentre il processo che porta alla nascita dei diamanti, lungo anche millenni, rende ulteriormente raro e prezioso il suddetto bene.

Insomma i beni rifugio sono storicamente investimenti sicuri in quanto in grado di mantenere alto il proprio valore nonostante gli scossoni delle borse, e sono gli unici peraltro che manterrebbero il loro valore estremamente alto in caso di guerra, crisi o perenne incertezza sui mercati. Purtroppo al momento tutte le 3 variabili citate sono pericolosamente attuali, motivo per cui il 2017 e soprattutto il 2018, secondo gli analisti, saranno gli anni delle commodities.

Vogliamo oggi però parlare in particolare dell’oro nero, asset su cui si è molto discusso quest’anno a causa delle tensioni tra Paesi Opec e non-Opec, che hanno poi pesantemente influito anche le quotazioni del petrolio sui grafici delle borse di tutto il mondo. Se infatti l’Opec, l’Organization of the Petroleum Exporting Countries, non dovesse ulteriormente tagliare la produzione quotidiana di greggio, secondo molti analisti nel 2018 si potrà toccare la soglia record di 30 dollari al barile.

Il problema è semplice: sul mercato esiste troppa offerta, e questo appunto a causa della massiva produzione di Paesi come Libia, Nigeria e soprattutto Stati Uniti, in particolare dall’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump. Una esagerata offerta porta quindi a prezzi ribassati, che potrebbero appunto toccare l’intervallo compreso tra i 30 e 35 dollari entro il 2018, uno scenario non certo auspicabile per i vari Paesi produttori ma potenzialmente molto interessante per i risparmiatori amanti degli investimenti in crude oil.

Nel mondo del trading infatti è possibile guadagnare anche in caso di quotazini in ribasso, ed esistono numerose e interessanti offerte per investire online in commodities, in quanto tutti i broker e partner finanziari li offrono nel proprio portafoglio di investimenti tra i più solidi e sicuri in assoluto: in particolare ci sentiamo di consigliare per efficienza e diversificazione del portafoglio CFD Trade.com, la piattaforma di trading pensata per venire incontro alle esigenze dell’utente e in grado di offrire una scelta di investimenti tra oltre 2.100 strumenti finanziari.

La scelta di un mediatore efficiente e trasparente è infatti un punto fondamentale per qualsiasi trader, ma torniamo ora agli scenari previsti per il petrolio nel 2018: tutto verterà in fondo intorno agli equilibri che l’Opec stessa al suo interno dovrà ritrovare, così come nei vari report di produzione. Sembra infatti che al momento proprio Libia e Nigeria, entrambi appartenenti all’Opec e in teoria esenti dai tagli, siano i responsabili maggiori di questo lungo e complicato processo: la loro produzione è infatti cresciuta in maniera eccessiva negli ultimi mesi, rendendo di fatto praticamente vano lo sforzo effettuato dagli altri Stati membri.

La notizia ha portato ulteriore scontento all’interno dell’organizzazione, mentre anche dall’Agenzia internazionale dell’energia non sono arrivate previsioni confortanti: sembra infatti che per le stime il 2018 si siano alzate esponenzialmente per i Paesi non-Opec, che arriverebbero secondo gli analisti a un incremento di circa 1,5 milioni di barili al giorno. Una novità certo preoccupante per i Paesi produttori ma anche un segnale chiaro per mercati e risparmiatori interessati a investire online.

Al momento comunque il petrolio è protagonista di altalenanti performance in borsa oggi dopo l’impressionante impennata durante l’ultima settimana di luglio, ed è ora fermo a 52,86 dollari al barile sul Brent e 48,71 dollari sul Wti, (a Settembre 2017) ma se le previsioni citate dovessero rivelarsi attendibili certamente saranno sentiti diversi scossoni sui grafici nei prossimi mesi.

Non mancheranno quindi come già accennato le opportunità per i trader e i risparmiatori, mentre comunque le materie prime rimangono in ogni caso tra i migliori investimenti futuri secondo l’opinione condivisa della maggioranza degli esperti, ed è comprensibile vista l’attuale e costante incertezza sui mercati finanziari. Le commodities rimangono dunque ottimi investimenti anche in tempo di crisi degli stessi, motivo per cui anche affidabili partner internazionali come Trade.com offrono investimenti sui CFD delle materie prime sulle loro piattaforme di trading.

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2 Responses to Dove investire nel 2018: petrolio e beni rifugio tra i migliori investimenti sicuri

  1. Dario Salvelli ha detto:

    Ottimi suggerimenti, sicuramente c’è da guadagnare davvero tanto. Il broker Trade.com è uno dei più convenienti in assoluto, quindi fate bene a consigliarlo anche se io spesso uso Markets.com più che altro perché mi ci sono abituato in tanti anni.

  2. Marco Liera ha detto:

    State perdendo il vostro tempo: gli italiani preferiscono farsi spogaliare dai fondi di investimento e alle banche piuttosto che dedicare un minimo di tempo e attenzione alla gestione diretta del proprio patrimonio.

    In Italia manca proprio la cultura finanziaria dell’investimento e del risparmio, siamo davvero all’età della pietra…

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