Draghi taglia i tassi di un quarto di punto: basterà a riattivare l’economia europea?

I mercati se lo aspettavano e probabilmente lo avevano già scontato (e in effetti se vediamo le quotazioni forex di euro / dollaro, ad esempio, siamo stabili su quota 1,31) ma è sempre una grande notizia: Mario Draghi ha comunicato ufficialmente che il costo del denaro in Europa è allo 0,50%, il tasso più basso della breve storia di Eurolandia.
In particolare, oggi c’è stato un taglio dello 0,25%: risicato, è vero, ma i margini di manovra sono davvero ristretti. L’Europa ha battuto il proprio record ma i nostri competitor a livello mondiale, USA e Giappone, possono godere di tassi ufficiali di sconto ancora più bassi: negli USA oscillano tra 0 e 0,25% mentre in Giappone siamo allo 0,1%. E in più in entrambi questi paesi sono in azione pesantissime politiche di quantitative easing.
Mario Draghi ha fatto una scelta coraggiosa, nel tentativo di aiutare i paesi in difficoltà per il debito pubblico galoppante.

mario draghi

E’ importante notare che con questa decisione Draghi ha esaurito le munizioni convenzionali: difficilmente ci potrà essere un altro taglio del tasso di sconto e, ancora più difficilmente, si potranno mettere in atto altre misure non convenzionali.
La ragione è presto detta: è vero che la crisi è mondiale e quindi colpisce tutta l’Europa, ma la Germania non è affatto in condizioni disperate e anzi ci sono i presupposti perché nei prossimi anni si realizzi la piena occupazione. In queste condizioni sarebbe suicida attivare politiche che generano inflazione: ed evidentemente anche questo taglio del tasso di sconto ufficiale non deve essere stato ingoiato facilmente dalla Bundesbank, da sempre azionista di maggioranza della BCE e campione della lotta all’inflazione.
Evidentemente in questo caso i tedeschi hanno ingoiato il rospo dei tagli per cercare di alleviare la situazione dei paesi in difficoltà senza ulteriori aggravi per il contribuente teutonico.
Tuttavia difficilmente Draghi potrà fare ulteriori passi: in questo caso sarebbe velocemente defenestrato dalla comoda (e ben renumerata) posizione che occupa attualmente.

I soldi non arrivano alle piccole e medie imprese
Con questa mossa Mario Draghi si è ufficialmente impegnato ad aiutare le piccole e medie imprese, il vero motore della crescita. Il problema però è che i benefici del taglio non arriveranno mai a queste imprese e Draghi lo sa bene. Il sistema bancario in paesi come Italia, Grecia e Spagna è strozzato e tutte le risorse aggiuntive che arrivano servono a tenere aperte le banche. Draghi lo sa ma queste sono cose che non si dicono in pubblico. Comunque l’aiuto anche piccolo alle banche significa un risparmio per i contribuenti, visto che altrimenti sarebbero questi ultimi a dover mettere mani al portafoglio per tenere aperti i carrozzoni bancari. Tuttavia il problema persiste: le piccole e medie imprese non ricevono credito dalla banche e quando lo ricevono lo pagano carissimo. Se non si risolve questo nodo è difficile che l’economia si rimetta in moto. E non è sufficiente un taglio dei tassi di un quarto di punto per fare questo.

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