E lo spread torna a volare…



Ci eravamo illusi che lo spread fosse, finalmente, un pericolo passato. O meglio, io non mi ero illuso, ma molti italiani sì: visto che non se parlava più in tv, il problema non esisteva. Peccato però che lo spread fosse, per così dire, in agguato. E non è un valore semplicemente contabile: un punto in più di spread vale molto e sono soldi nostri, che escono direttamente dalle nostre tasche.
Dopo mesi di pausa oggi lo spread torna a salire a 300 punti: significa che gli italiani pagano il 3% in più di interessi sul proprio debito pubblico rispetto ai tedeschi. Una cifra mostruosa visto che mostruoso, letteralmente, è il nostro debito pubblico. E non sono i mercati che fanno i cattivoni o la grande speculazione internazionale che si sta avventando contro l’Italia.
Semplicemente il misero teatrino che la politica sta mettendo in scena durante questa campagna elettorale sta spaventando gli investitori, che tendono a diminuire nei loro portafogli la presenza di titoli italiani.

Proposte choc (ma anche demenziali) come quelle di restituire l’IMU sulla prima casa in contanti agli elettori o di rivedere, in senso lassista, la riforma delle pensioni, fanno presagire che la finanza pubblica italiana rimarrà quella che è sempre stato: un grande coacervo di sprechi, di interessi elettorali e sindacali, che guarda poco al bene comune e moltissimo al bene di coloro che devono essere eletti.

lo spread riprende a salire

Non è un caso, infatti, che la spesa pubblica italiana è mostruosamente elevata e nessuno riesce a tagliarla: nemmeno Enrico Bondi, che ha risanato Montedison e Parmalat in maniera magistrale, è riuscito a fare nulla quando Mario Monti lo nominò commissario per la spending review.

Questo significa che lo stato italiano avrà sempre più bisogno di indebitarsi e i tassi di interesse non potranno che salire e questo, a sua volta, farà aumentare ancora il fabbisogno.

E in questa analisi, a tinte fosche purtroppo, non dobbiamo dimenticare che il risanamento del sistema bancario italiano costerà moltissimo: per il momento dobbiamo mettere in conto i primi 4 miliardi di euro che MPS sta per incassare per non fallire.

Ma siamo sicuri, giusto per fare una domanda, che Alessandro Profumo oltre a pensantissimi strascichi giudiziari non abbia lasciato in Unicredit anche perdite occultate? Io non metterei la mano sul fuoco per questo signore. Ma è solo un esempio e se ne potrebbero fare molti, molti altri.

Insomma, i capitali necessari al salvataggio del sistema bancario italiano dovranno essere tirati fuori dallo stato, quindi da tutti noi e aggraveranno ancora di più la situazione di bilancio pubblico. Forse saremo costretti a chiedere aiuto ai meccanismi europei, al fondo salva stati per intenderci, ma questo significherebbe tagli alla spesa pubblica, e pochi politici in Italia possono permettersi di pestare i piedi alle consorterie di riferimento.

Vincenzo Colonna

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