Ecco perché il forex non è una truffa

Il Forex è una truffa

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Vuoi per la crisi economica, vuoi per il declino dell’economia reale, il mondo della finanza (anche in senso lato) non gode di buona fama presso il cittadino qualunque. E’ spesso vista come quel luogo, non importa se fisico o meno, in cui investitori senza scrupoli creano denaro dal nulla o, peggio, a partire dal denaro faticosamente sudato dalle persone “normali”.

Sono pregiudizi, questi, che è inutile negarlo: hanno un fondo di verità. Occorre discernere però ciò che è male da ciò che non lo è, senza fare di tutta l’erba un fascio. Spesso, nell’elenco dei cattivi, finiscono anche attività totalmente lecite e “in regola” anche dal punto di vista morale. Un esempio è dato dal Forex, a volte osteggiato in quanto “giochetto della finanza”.

L’idea di incassare profitti commerciando in valute è percepita da alcuni ambienti come immorale, ma si dimentica che il Forex è nato con uno scopo tutto sommato nobile e, anzi, “difensivo”: mettere al riparo gli investitori dal rischio di cambio. Ieri più che oggi – ma il rischio è sempre presente – un investitore, che magari aveva guadagnato del denaro faticando come e più degli altri, poteva ritrovarsi con il suo capitale prosciugato non da qualche azione sconsiderata ma semplicemente da un cambio mutevole e sfavorevole. Sicché è nato il Forex, attività che di default permette di creare profitti allo scopo di contrastare perdite di capitale. Non stupisce, dunque, che il Foreign Echange Market, almeno all’inizio, fosse esclusivo appannaggio di banche – la cui finalità è anche proteggere i risparmi dei propri clienti – e delle multinazionali, che avevano – e hanno – spesso un piede in una nazionale e l’altro piede in un’altra nazione.

Da qualche tempo a questa parte, però, il Forex è diventato quasi un’attività di massa. I fattori che hanno determinato questa trasformazione sono rappresentati dalla digitalizzazione e anche dalle dimensioni che la finanza ha assunto. Dimensioni così consistenti da raggiungere – finalmente o purtroppo – anche il cittadino comune.

Qui è peggiorata la fama del Forex. Molti hanno infatti sperimentato il mercato delle valute e ne sono rimasti infinitamente scottati. Ossia, hanno perso tutto. Inevitabile che la colpa, secondo questi, sia da attribuire ai broker ma anche al Foreign Exchange Market in sé. E invece no, la responsabilità del fallimento è quasi sempre del trader.

Le ragioni dei drawdown (termine che indicata la perdita del capitale) vanno rintracciati nei seguenti fattori che, a ben vedere, non riguarda lo strumento nella sua essenza.

1. Trader inesperti. Il Forex non è la cuccagna, è semplicemente un “posto” in cui si può guadagnare bene. Ma nella vita niente è gratis, dunque, oltre che il capitale, l’investitore deve metterci la testa e, soprattutto, lo studio. Bisogna arrivare preparati all’appuntamento con il mercato. E non è una questione di ore (e nemmeno di giorni).
2. Broker “opachi”. Alcuni intermediari si presentano al cliente come generosi, ma è necessario specificare che la troppa generosità “puzza”. I segnali per capire se si è di fronte a un broker disonesto sono rappresentati, banalmente, dall’eccessiva bontà dell’offerta e – punto cruciale – da depositi minimi estremamente bassi. Quando si scende sotto i 100 euro è sempre pericoloso.

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2 Responses to Ecco perché il forex non è una truffa

  1. Licia ha detto:

    Direi che il forex non è una truffa, è un’opportunità, una delle più grandi che mi sia mai capitata.

  2. Caronte ha detto:

    Ma infatti, fare forex è qualcosa che a me piace da matti! Io ci vivo di forex, altro che truffa, per me so soldi!

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