Ed il petrolio continua a colare a picco. Riflettiamoci su…

Gli investitori sono molto divisi ed il clima di mercato è assai pieno di incertezze. Perché? Non sembra vero che i prezzi del petrolio siano ormai arrivati a sfiorare persino quota 45 per il Wti (e 47 per il Brent). Ma non si era detto in precedenza che la “sbolla” del petrolio sarebbe continuata fino a 50 dollari al barile, seguita da un nuovo aumento dei prezzi? Ahimé, è quello che gli analisti sostenevano ma si sono dovuti ricredere. Qui si continua a tirare e non si molla mai. Terza guerra mondiale su tutti i fronti: l’ha detto Papa Francesco, la massima autorità cristiana. E tra segreto di Fatima inconoscibile, non cerchiamo altro che qualche punto luce che possa orientare le nostre previsioni che ormai si svuotano di ogni rudimento tecnico, di specie per il petrolio.



Cosa ne pensano gli investitori?

Ci facciamo un giro su Etoro, una piattaforma molto conosciuta nel mondo del social trading online e notiamo che un 59% degli investitori sta invece puntando “lungo” increduli che il gioco possa continuare ancora a lungo.

oil

Ecco ben evidente la dinamica del greggio, da cui si può desumere una continua discesa delle quotazioni, seppure qualche flebile reattività dei prezzi al rialzo, a livello intra-day, una ben misera prospettiva di trading basato sul “cavalcare l’onda” o trend following.

petrolio

Quindi, gli analisti hanno rivisto le loro posizioni, individuando una nuova soglia che renderebbe impossibile ed eccessivamente proibitivo per gli Usa la non interruzione dell’impianto di produzione e tale livello ex-novo è attorno a 25 dollari al barile.

Dobbiamo allora prepararci a nuovi ribassi del greggio con i prezzi che continueranno a scendere anche al di sotto dell’attuale livello 45 dollari al barile? Difficile dirlo con sicurezza ma le previsioni sono nettamente “orso” più che “toro”. La rincorsa dei prezzi verso l’alto ci sarà quando qualcuno si fermerà di continuare a produrre e questo qualcuno saranno gli Usa, perché gli arabi sono più che decisi a contrastare lo shale oil che non potrà durare all’infinito.

E’ come un “meccanismo ad orologeria” destinato, prima o poi, a capitolare definitivamente e la situazione, almeno si pensa, dovrà tornare alla normalità.

Ci sono anche le dinamiche politiche in tutto questo?

Sì, purtroppo, o almeno è quanto si sostiene in questo articolo, vi è un legame a doppio-triplo filo tra mondo politico e mondo economico e qui sta il senso della “terza guerra mondiale” nominata da Papa Francesco. E’ un gioco di equilibri e la finanza lo riflette bene questa “bilancia” di forze, non certamente refrattaria alle ideologie ed alle culture.

Forse, in qualche modo, qualche attinenza tra terrorismo politico e quotazioni del petrolio c’è perché, a quanto sembra, la vendita “nera” di petrolio è una delle maggiori fonti di reddito del califfato nero.

Il mercato è saturo di greggio e fintanto che lo continuerà ad essere, i prezzi non ritorneranno a salire: poco, elementare ma sicuro. Quindi, una strategia che possiamo consigliarvi è di tenere sotto controllo i livelli di scorte degli operatori istituzionali, nei limiti della loro affidabilità perché abbiamo capito bene che tra dati ufficiali e dati ufficiosi (vedasi mercato nero) può frapporsi un dedalo di vie e viuzze, incomprensibile ad un’occhiata superficiale.

Con questo non si vuole dire che non vi è un punto di fuga transitorio dalla traiettoria ribassista, dato che gli imprevisti di mercato vi sono sempre e comunque: basta un improvviso shock alla produzione per motivi militari, un produttore in meno ed il mercato tende a normalizzarsi prima del tempo fisiologico, attualmente stimato con gli Usa “alla gogna”. Ma chi sono i boia? Quando c’è mercato, i boia non esistono ma solo sano mercato che fa valere le leggi dell’equilibrio, e da lì l’altalena dei prezzi a cui siamo abituati, soprattutto per le hard commodities (petrolio, oro) che sono maggiormente legate alla domanda ed all’offerta.

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