Effetti della riforma Fornero: molti precari rischiano di restare senza lavoro

Una delle convinzioni più dure a morire della sinistra è che il lavoro si crea con la bacchetta magica, per decreto. E che al massimo sono le aziende cattive che vogliono mantenere i lavoratori precari e che quindi basti protestare e fare un po’ di chiasso perché i posti di lavoro di qualità saltino fuori. La realtà, purtroppo, è molto diversa. Alle aziende piace avere dipendenti motivati, produttivi, capaci. Formare un dipendente costa, farlo diventare produttivo ancora di più. Sono banalità, ma purtroppo sfuggono a chi del mondo del lavoro sa poco.

Ma allora perché le aziende fanno tanto ricorso al lavoro precario? Per prima cosa si tratta di un problema di costi. Il carico fiscale sul lavoro in Italia è elevatissimo e molto spesso le aziende preferiscono utilizzare contratti atipici che hanno oneri (leggermente) più bassi. In secondo luogo, purtroppo, le aziende sono costrette ad utilizzare contratti atipici anche per tutelarsi da dipendenti scansafatiche o poco produttivi: se fossero assunti con contatto a tempo indeterminato sarebbe impossibile liberarsi di loro. E infine c’è il problema di fondo, quello della mancata crescita. L’Italia non cresce e non crea posti di lavoro di qualità, molti posti di lavoro precari sono posti a basso lavoro aggiunto, pensiamo al tipico caso del call center.

elsa fornero

Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero: il suo decreto rischia di far perdere il posto a molti precari.

E’ evidente che si tratta di un problema complesso, che riguarda sia l’andamento macroeconomico del paese, sia le scelte che vengono fatte a livello di studio. Spesso si dice che i call center, per esempio, sono pieni di laureati. Vero, ma non credo ci sia un solo bravo laureato in Informatica o Ingegneria. Di solito si tratta invece di laureati in Lettere o Filosofia che non possono trovare (ovviamente) nessun tipi di sbocco sul mercato del lavoro se non l’insegnamento (ma ormai il settore è saturo) oppure in posti scelti e selzionati, ma che sono aperti solo a chi ha veramente un valore aggiunto molto alto, fatto di talento e di studi post universitati.

Per tutti gli altri c’è il call center o lavori precari a basso valore aggiunto. Un dramma sociale, che probabilmente sta bruciando un’intera generazione che il governo Monti e il ministro del lavoro Fornero hanno affrontato all’italiana, per decreto. In pratica dal 1 gennario 2013 non si potranno più avere rapporti di collaborazione. Risultato? Le aziende, la cui condizione economica non è certo migliorata, non potranno fare contratti di lavoro a tempo indeterminato e sono costrette a mandare a casa i dipendenti che prima avevano un contratto di lavoro atipico o, nel migliore dei casi possibili, ad utilizzare forme di lavoro flessibile ancora peggiori.

I sindati strepitano (ma non troppo in effetti, alla fine valgono molto di più i pensionati che i giovani e giovanissimi precari) per obbligare le aziende ad assumere, ma in questo momento per molte aziende assumere significherebbe portare direttamente i libri in tribunale. I problema dell’economia italiana, purtroppo, non possono essere risolti per decreto o lamentadosi. Meglio sarebbe stato impegnarsi per rimettere in moto seriamente l’economia: un’economia che cresce crea sempre posti di lavoro di qualità, ben pagati e stimolanti.

Ma la crescita, purtroppo, non si può ordinare per decreto.

Claudio Appio

2 Responses to Effetti della riforma Fornero: molti precari rischiano di restare senza lavoro

  1. Gentilo ha detto:

    Ma forse sarebbe l’occasione per tanti bamboccioni di svegliarsi. Non piace loro il lavoro che c’è in Italia e non vogliono andare a fare i camerieri o lavorare nei campi? Allora vadano all’estero, ci sono infinite probabilità nel mondo. A parte che a tanti giovani con la puzzetta sotto il naso lavorare nei campi anche solo un paio di anni potrebbe fare più che bene.

  2. Conte Zio ha detto:

    Qui ci vuole un cambio di prospettiva copernicano, la politica non può pensare di poter risolvere i problemi dell’economia per decreto, questo può funzionare in Cina dove non c’è democrazia ed è il governo a stabilire di quanto deve aumentare il pil ogni anno (e di solito raggiungono gli obiettivi truccando le statistiche e ammazzando un po’ di operai che non si vogliono arrendere a lavorare con ritmi infernali).

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