Elezioni europee: serve una buona squadra

L’articolo che segue non è frutto dello staff di Mercati24 e non ne condividiamo a pieno l’impostazione. Tuttavia, visto che siamo aperti al confronto, pubblichiamo comunque il contributo. Anche se qui non si parla di politica ma di economia e finanza, vogliamo premettere il nostro pensiero: la classe politica che ha fatto esplodere la spesa pubblica e quindi condannato l’Italia al declino dovrebbe, semplicemente, andare a casa, magari dopo aver spento la luce. Punto.

Le elezioni europee sono ormai alle porte. Come al solito il nostro paese è tra gli ultimi nel Vecchio Continente a presentare le liste dei candidati. I principali partner europei hanno infatti sciolto le riserve sui nomi già da tempo, mentre da noi soltanto in questi ultimi giorni sembra che la politica si sia mossa. La domanda che sorge spontanea è se il tempo che ci siamo presi in più, servirà per presentarsi a questo appuntamento con una buona squadra. La risposta purtroppo non sembra delle migliori. In realtà di dubbi al riguardo ce ne sono parecchi ed il motivo è evidente.
Su stampa, giornali di settore e televisioni, tutte le volte che si presentano eventi al cospetto dell’Europa, sono tutti concordi nel ritenerli una buona occasione per quantificare qual è il peso delle diverse coalizioni politiche a livello nazionale. Si tratta come al solito di una visione distorta e limitata delle cose. Invece di pensare ad una grande opportunità per consolidare la propria influenza sulla politica del Vecchio Continente, si considera il tutto soltanto come un buon banco di prova per verificare la forza delle compagini all’interno delle quattro mura domestiche.
In realtà qualcuno ha realmente capito, anche se con molto ritardo (ed ancora oggi molti non l’hanno ancora compreso) la grande importanza che ricopre oggi il Parlamento europeo.
I regolamenti in materia economica e finanziaria sono tutti decisi a Bruxelles. Noi dobbiamo soltanto accogliere quello che è stato deciso altrove e provvedere ad attuarlo. Ecco perché Bruxelles diventa un punto nevralgico dove bisogna essere presenti e far valere le proprie ragioni. Molti altri paesi sono riusciti a proporsi in Europa ricorrendo a strategie unitarie, amalgamando forze politiche diverse, con l’obiettivo di far valere, o quantomeno spingere, le ragioni della propria nazione. Noi italiani invece ci presentiamo sempre mai compatti ed in ordine sparso, tutti contro tutti e mai insieme per una strategia unitaria che abbia come comune denominatore l’interesse del paese.
Emblematico è l’esempio della commissione Econ, l’importante organismo in cui si decidono tutte le proposte nei settori economici e finanziari. È composta da sei rappresentanti della Gran Bretagna, otto della Germania, cinque della Francia, tre della Spagna, tre della Grecia. E gli italiani? Soltanto due.
Per tutta questa serie di motivi, la prima azione da perseguire è presentarsi a Bruxelles con una squadra valida. Primo punto da osservare, che può sembra piuttosto banale a ricordarlo nel 2014, ma che sul fronte italico è ancora fondamentale: presentare persone che siano in grado di parlare e comprendere perfettamente l’inglese. Altrimenti si sarà sempre tagliati fuori dai dibattiti che contano. Subito dopo dovrà essere scelta la migliore rappresentanza possibile, proveniente dai comparti dell’economia e della finanza, settori cruciali per divenire finalmente anche noi parte integrante delle importanti decisioni che la prossima legislatura europea sarà chiamata a prendere.

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