Elezioni in Grecia: l’Unione Europea trema

La mancata elezione di un nuovo Presidente della Repubblica negli ultimi giorni del 2014 (il 73enne ex commissario dell’Unione Europea Stavros Dimas, candidato del governo di centro destra guidato da Antonis Samaras, non ce l’ha fatta), ha portato come da Costituzione allo scioglimento immediato del Parlamento della Grecia e quindi a nuove elezioni (anticipate), che si terranno il prossimo il 25 gennaio.

Ennesime elezioni anticipate quindi per il popolo greco, che stavolta si troverà di fronte ad una scelta netta: da una parte la sinistra di Syriza guidata da Alexis Tsipras  (forse l’unica vera sinistra rimasta in Europa in tempi di globalizzazione), che vuole porre fine all’austerity imposta senza pietà ed in maniera dittatoriale dalla Troika ed ottenere un taglio cospicuo di circa 303 miliardi sul debito greco, in mano per l’80% proprio a Bce, Ue e Fondo Monetario Internazionale, dall’altra il centro destra di Samaras, filo europeista.

I sondaggi danno in vantaggio Tsipras, l’unico in grado di rimettere al centro della politica greca delle proposte a favore della sempre più povera ed oppressa popolazione. Il leader greco promette in caso di vittoria i seguenti provvedimenti: l’aumento delle pensioni, il ritorno della tredicesima per i pensionati più poveri, l’aumento dello stipendio minimo, l’elettricità gratis per le famiglie non abbienti ed un nuovo impulso di investimenti pubblici per ricreare occupazione.

Il centro destra del Premier uscente Samaras è secondo i sondaggi dietro di 3 punti scarsi (Tsipras ha decuplicato i suoi voti in pochi anni), ma lo svantaggio si starebbe assottigliando per l’imponente campagna elettorale che la destra greca sta facendo puntando tutto sul fatto che se si esce dall’Ue, si va verso il default e la miseria più nera. In realtà Tsipras non vuole uscire dall’Euro, ma chiede di rinegoziare le condizioni criminali a cui il popolo greco è assoggettato da troppi anni. La campagna di Samaras è aiutata dalle dichiarazioni della Germania, che ogni giorno ricorda che: “Chiunque sarà eletto, dovrà rispettare gli impegni presi dai precedenti governi ellenici”.

“Noi o loro, l’Europa o il caos”, afferma continuamente Samaras, mentre la Bce fa sapere che se non si rispetteranno i patti precedenti e non si firmerà il nuovo piano di salvataggio (che prevede l’obbligo per la Grecia di effettuare nuovi tagli di spesa per almeno 2 miliardi, a fronte di un Paese già devastato da tasse elevatissime, servizi inesistenti, pensioni bloccate e senza tredicesima, disoccupazione alle stelle ed anche i medicinali salva vita a pagamento per i cittadini) a fine Febbraio da 240 miliardi, la stessa Banca Europea taglierà i fondi alle banche greche.

Le Borse europee ed i mercati economico-finanziari in generale, fino al 25 Gennaio almeno, c’è da scommettere che continueranno a vivere giorni di tensione e di fluttuazione come questi, perchè dall’esito di queste elezioni possono cambiare molti scenari importanti: la Grecia con Tsipras (che dovrà comunque cercare degli alleati in Parlamento per poter governare) obbligherà i falchi dell’Ue a fare concessioni ed aprirà quindi una breccia nella forma mentis del rigore degli ultimi anni, breccia che potranno sfruttare anche altri Stati come l’Italia, o sarà ancora la campagna di paura filo europeista di Samaras ad avere comunque la meglio?

Giancarlo Sali

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