Endesa si mangia gli utili di Enel

Enel è la più grande compagnia elettrica italiana ed ex (?) monopolista: un’azienda che ha sempre abituato i suoi azionisti, il Tesoro in primis, a utili elevati e ricche cedole. L’anno scorso, giusto per fare un esempio, ha fatto più di 4 miliardi di euro di utile netto, quest’anno poco più di 800 milioni.

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Dov’è il problema? In Spagna, come nel caso di Monte dei Paschi di Siena. Il problema si chiama Endesa, la più grande compagnia elettrica spagnola, acquistata da Enel in varie tranche (l’ultima nel 2009) e che ha causato quasi interamente la perdita con pesantissime svalutazioni.

Insomma, Enel ci rimette un sacco di soldi (e con Enel noi tutti perché tramite lo Stato siamo tutti azionisti di Enel) per aver fatto un investimento sbagliato, nel posto sbagliato e al momento sbagliato. L’acquisto di Endesa ha contribuito all’indebitamento monstre di Enel (più di 45 miliardi di euro) non ha portato grossi benefici nè in termini di utili e nè in termini di flussi di cassa.

Facciamo giusto un esempio: nel 2009 Enel comprò il 25,01% in mano ad Acciona S.A per ben 11 miliardi di euro, pagandone 8 in contanti e 3 con attività di produzione ecologica ad altissimo valore aggiunto e ad altissimo potenziale di sviluppo.

E indovinate un po’ chi ha finanziato questo acquisto scriteriato, fatto più o meno al doppio del valore ragionevole? Santander. Lo stesso Santander che ha venduto la banca Antonveneta a Monte dei Paschi di Siena (facendo crollare la centenaria istituzione finanziaria).

E nello stesso periodo anche RCS (il gruppo che controlla il Corriere della Sera) fece un’acquisizione altamente sospetta: pagò più di un miliardo di euro un gruppo editoriale sportivo che aveva un patrimonio netto di 25 milioni.

Ma come mai ci sono tanti affari così sospetti nella Spagna di quegli anni? Erano gli anni dello Zapatero rampante, le aziende si giustificano dicendo che volevano puntare sulla Spagna perchè pensavano che avrebbe continuato sulla strada della crescita.

La realtà è un po’ diversa: la Spagna è stata per anni un luogo in cui riciclare il denaro era facile, molto facile. Non è un caso che la Costa Brava e la Costa del Sol siano luoghi di elezione per gli investimenti della camorra. Solo nell’ultimo anno, con il cambio di governo, è stato fatto qualcosa di significativo per la lotta al riciclaggio del denaro sporco. Ad esempio nell’autunno di quest’anno è stata scoperta una impressionante organizzazione cinese dedita al riciclaggio con un giro d’affari miliardario.

Ma in quel caso si trattava di soldi che uscivano dalla Spagna, nei modi più fantasiosi. Probabilmente non si è ancora fatto molto per combattere le operazioni più opache, in cui sono coinvolti controparti spagnole dalle amicizie potenti (come la famiglia Botin che controlla il Santander, per intenderci).

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