Economia e Finanza

Esselunga in Borsa: tutto quello che c’è da sapere

Esselunga in Borsa? Questa notizia già da tempo è su tutte le prime pagine dei giornali, sia per l’offerta di 7,3 miliardi offerti dal colosso cinese Yida Investment (rifiutato dai proprietari) che per le nuove indiscrezioni sull’arrivo a Piazza Affari del gruppo Esselunga.

Ripercorriamo la storia del gigante dei supermercati Italiani, tra diatribe familiari e giochi di potere, fino ad arrivare al suo epilogo. In seguito, ipotizzeremo anche uno scenario alternativo per il gruppo guidato per decenni da Bernardo Caprotti.

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    Esselunga in Borsa: I primi rumors

    La parola quotazione ormai circolava da diverso tempo, fin da quando Caprotti parlava di una possibile vendita del gruppo a metà degli anni 2000.

    Tuttavia poi Caprotti, scomparso nel 2016, ha sempre rinunciato a condividere la sua azienda con altri azionisti. L’unica opzione, secondo il testamento, era la fusione con un’altro gigante internazionale, come l’olandese Ahold oppure gli spagnoli di Mercadona.

    Si era pensato anche ad una vendita a colossi di private Equity come CBC oppure Blackstone. Si fecero avanti anche lo stesso Ahold, Carrefour e Wal-Mart. Ma soltanto la scorsa settimana è arrivata un’offerta da ben 7,3 miliardi da parte della società Cinese Yida International Investment. Tuttavia Giuliana Albera e la figlia hanno affermato che «L’azienda non è in vendita», tramite una brevissima nota aziendale.

    Bernardo Caprotti

    Bernardo Caprotti

    Ed è stato così veramente, in quanto a seguito di questa rinuncia la famiglia è riuscita a trovare un accordo per poter distribuire il patrimonio, che è stato a lungo guidato dal rivoluzionario Caprotti.

    Il gruppo Esselunga ha quindi accettato l’offerta per acquistare tutte le quote di minoranza, che sarebbero in totale il 45% di La Villata Partecipazione, il gruppo immobiliare della famiglia che può contare un patrimonio di circa mezzo miliardo di euro e che fu valutato 2 miliardi di euro in passato. Sostenuto da Citigroup, Esselunga avrebbe acquistato il 67% dell’azienda.

    Il passo successivo, in teoria, sarebbe stata la quotazione di Esselunga a Piazza Affari. In questo modo sarebbero stati tagliati fuori dall’azienda Giuseppe Caprotti e Violetta Caprotti, in disputa da diverso tempo con la seconda moglie di Caprotti e la figlia Marina Sylvia.

    L’arrivo in Borsa di Esselugna è stato affidato a Mediobanca, con il compito di guidare la IPO e con il ruolo centrale di Advisor. Lo sbarco in Borsa era stato inizialmente programmato nel 2018, per un flottante, commerciabile direttamente, pari a circa il 30-38%.

    Attualmente Esselunga può vantare un fatturato di 7,54 miliardi, mol di 661 milioni, utile di 262 milioni e debiti di 55 milioni -, l’azienda ha un valore stimato pari a di 6-6,5 miliardi.

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    Esselunga in Borsa: Dopo il danno, la beffa?

    La decisione presa dagli attuali proprietari di Esselunga, ovvero Giuseppe e Violetta Caprotti (i due che molto probabilmente usciranno dall’azienda), la seconda moglie di Caprotti e la figlia Marina Sylvia è un “dispetto” vero e proprio nei confronti di Bernardo Caprotti, che aveva in realtà sempre auspicato una fusione con l’olandese Ahold (come specificato nel testamento).

    La catena di Supermercati, al contrario, sarebbe quindi dovuta sbarcare a Piazza Affari. Giuliana Albera e la figlia Marina hanno quindi “disobbedito” alle volontà di Caprotti, rifiutando perfino un’offerta faraonica del gruppo Cinese Yida. Del resto 7.3 miliardi di euro per un’acquisizione del 100% di Esselunga sarebbe potuti bastare alla famiglia, in quanto trattasi di una valutazione ben più alta rispetto al reale valore di mercato pari a 4,4 miliardi e 6 miliardi secondo Blackstone e CVC.

    Caprotti in realtà avrebbe già venduto, ma gli eredi vogliono invece altro, contrastando l’eredità del genio che inventò la Carta Fidaty, i primi prodotti Biologici (Naturama), l’e-commerce, il codice a barre, e molto altro ancora.

    Lo scenario ipotizzato dalla famiglia Caprotti

    Si prevede quindi la fusione in un’unica azienda, attraverso questi passaggi:

    1. Prima verrà fusa Esselunga con l’azienda immobiliare Villata
    2. Successivamente il frutto della precedente fusione verrà nuovamente inglobato nella Holding Supermarkets italiani
    3. Successivamente il conglomerato andrà in Borsa

    Ci vorranno diversi mesi e ciò avrebbe consentito a Giuseppe e Violetta (che possiedono il 15% ciascuno del gruppo) di uscire definitivamente dall’azienda con un importante assegno.

    Leggi anche: Perché alcuni trader falliscono.

    La vera volontà di Bernardo Caprotti

    Questa scelta è quindi in diretta contrapposizione con il volere del defunto Bernardo Caprotti, il fondatore di Esselunga che nel suo testamento, scrisse nero su bianche che voleva che Esselunga fosse stata venduta (molto probabilmente a causa della sua scarsa fiducia nella gestione dei suoi eredi):

    La famiglia non ci sarà. E’ troppo pesante condurla, pesantissimo “possederla”. Occorre trovarle, quando i pessimi tempi italiani fossero migliorati, una collocazione internazionale.

    Tornando al gruppo olandese Ahold, che secondo Caprotti sarebbe stato il colosso più idoneo per vendere l’azienda, questa catena può vantare di un fatturato complessivo da ben 62,6 miliardi di euro, che può vantare il 66,8% del suo fatturato complessivo. Si tratta di un modello che non è propriamente simile a quello di Esselunga, che lavora soltanto in Italia e in special modo nel Nord.

    Tuttavia Esselunga ha delle qualità intrinseche che nessun’altra supermercato al mondo può vantare: la redditività a metro quadro (ben 15.730 secondo i dati 2015).

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    Dopo intense battaglie a suon di Advisor finanziari e di prestigiosi avvocati, anche il 2018 andò avanti senza nessuna novità rilevante in merito la presunta quotazione in Borsa di Esselunga.

    Lo scenario, tuttavia, era ormai ben definito. Ecco un chiaro riassunto:

    • Gruppo Esselunga

    70% delle azioni a carico di Giuliana Albera e Marina Sylvia, rispettivamente seconda moglie e figlia di secondo letto di Bernardo Caprotti.

    30% delle azioni a carico di Violetta e Giuseppe Caprotti, figli di primo letto di Bernardo e perennemente in conflitto con il padre.

    • La Villata Immobiliare

    55% azionario per Giuliana e Marina

    45% azionario per Violetta e Giuseppe

    Ebbene, nel 2017 l’intero pacchetto azionario del gruppo “La Villata” è passato nelle mani di Giuliana e Marina. Questo lasciò presagire una parziale distensione nei rapporti familiari, tuttavia restava in piedi ancora lo scoglio più grande: le quote di Esselunga.

    Due anni più tardi, ad inizio 2019, con una quota congiunta si è giunti all’epilogo della vicenda. Da quanto risulta a seguito delle nostre indagini, l’accordo stipulato tra i 4 contraenti prevedeva la quotazione in Borsa entro quattro anni. Se ciò non fosse accaduto, Violetta e Giuseppe avrebbero ceduto il loro 30%.

    L’IPO per Esselunga non c’è mai stata e con un breve comunicato stampa gli eredi di Bernardo Caprotti hanno comunicato quanto segue:

    Giuliana e Marina hanno esercitato il diritto di acquisto delle azioni della controllante possedute da Violetta Caprotti e Giuseppe Caprotti, che insieme rappresentano il 30% del capitale” di Supermarkets italiani spa.

    Leggi anche: Giocare in Borsa Simulazione.

    Esselunga in Borsa: Uno scenario alternativo

    Perché Bernardo Caprotti era così ostile all’idea di quotarsi in Borsa? Certo, i numeri di Esselunga sono davvero eccellenti, per fatturato e redditività, tuttavia sono diversi gli analisti che si chiedono come sarebbero andate le cose con lo sbarco a Piazza Affari.

    Noi di Mercati24, per provare a dare una risposta a questa domanda rimasta insoluta, abbiamo ipotizzato alcuni scenari basandoci sull’andamento in Borsa dei principali Competitor di Esselunga. Purtroppo, nessuna società italiana della grande distribuzione è quotata a Piazza Affari, per questo motivo abbiamo preso in esame Gruppi stranieri.

    Scopriamo i risultati della nostra indagine.

    Carrefour

    Il Gruppo Francese, tra i Leader Europei della grande distribuzione e con una presenza capillare anche in Italia, ha vissuto l’ultimo biennio in sofferenza. Ecco il grafico:

    Il suo valore è sceso di un buon 30% medio, tuttavia occorre anche far riferimento alle tensioni politiche e commerciali che si sono verificate in Francia a seguito della protesta dei “Gilet gialli”.

    Danone

    Pur non essendo un competitor diretto di Esselunga, il gruppo Danone opera nel settore alimentare ed il suo andamento avrebbe sicuramente influenzato lo scenario rialzista o ribassista di Esselunga.

    Vediamo come è andato il titolo:

    Certo, un netto calo proprio nelle ultime settimane, altrimenti il resoconto sarebbe stato più che positivo per il Gruppo Danone.

    Tesco

    Il Leader dei supermercati del Regno Unito, quotato presso il London Stock Exchange, ha vissuto due anni all’insegna di rialzi costanti ed un fatturato in crescita. Ad oggi, supera i 60 Miliardi di Pound e per acquistare un’azione occorre sborsare oltre £200.

    Di seguito il grafico:

    Walmart

    Tra le più grandi aziende di distribuzione alimentare al mondo, Walmart è un gigante a stelle e strisce quotato al NYSE.

    In questo caso, sicuramente regge l’equazione che Esselunga è per l’Italia ciò che Walmart è per gli Stati Uniti, con le dovute proporzioni ovviamente.

    I risultati in Borsa di Walmart? Davvero notevoli:

    La sua quotazione è cresciuta di un buon 40% nell’ultimo biennio! Chissà come sarebbe andato il titolo Esselunga….

    Esselunga in Borsa: La quotazione in Borsa sarebbe convenuta o no?

    Difficile dare una risposta precisa, dal momento che si parla di ipotesi. Tuttavia, il Trend del settore alimentare negli ultimi due o tre anni è stato abbastanza chiaro: un deciso rialzo. E’ più conveniente investire in aziende come queste piuttosto che investire in Startup (per fare un esempio che va di moda).

    Solo Carrefour ha accusato delle difficoltà, mentre le altre aziende hanno visto crescere profitti e titolo azionario. Delle quattro aziende prese in esame, ne deriva un rialzo medio che si aggira orientativamente al 20%. Insomma, in caso di sbarco in Borsa anche Esselunga avrebbe probabilmente regalato soddisfazioni ai suoi azionisti.

    Così non è stato, tuttavia resta interessante il Focus sul settore alimentare e della grande distribuzione, ottimo per investire a breve e medio termine. Inoltre, alcune aziende di grandi dimensioni come Amazon o Uber, stanno mettendo a punto la logistica per entrare in questo Business.

    Insomma, anche senza Esselunga il settore Food resta allettante e molto profittevole per gli investitori di tutte le taglie.

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