Esselunga in Borsa: tutto quello che c’è da sapere

Esselunga è ormai su tutte le prime pagine dei giornali, sia per l’offerta di 7,3 miliardi offerti dal colosso cinese Yida Investmente (rifiutato dai proprietari) che per le nuove indiscrezioni sull’arrivo a Piazza Affari del gruppo Esselunga.

La parola quotazione ormai circolava da diverso tempo, fin da quando Caprotti parlava di una possibile vendita del gruppo a metà degli anni 2000.

Tuttavia poi Caprotti, scomparso circa un anno fa, ha sempre rinunciato a condividere la sua azienda con altri azionisti. L’unica opzione, secondo il testamento, era la fusione con un’altro gigante internazionale, come l’olandese Ahold oppure gli spagnoli di Mercadona.

Si era pensato anche ad una vendita a colossi di private Equity come CBC oppure Blackstone. Si fecero avanti anche lo stesso Ahold, Carrefour e Wal-Mart. Ma soltanto la scorsa settimana è arrivata un’offerta da ben 7,3 miliardi da parte della società Cinese Yida International Investment. Tuttavia Giuliana Albera e la figlia hanno affermato che «L’azienda non è in vendita», tramite una brevissima nota aziendale.

Bernardo Caprotti

Bernardo Caprotti

Ed è stato così veramente, in quanto dopo la giornata di ieri la famiglia è riuscita a trovare un accordo per poter distribuire il patrimonio, che è stato a lungo guidato dal rivoluzionario Caprotti.

Il gruppo Esselunga ha quindi accettato l’offerta per acquistare tutte le quote di minoranza, che sarebbero in totale il 45% di La Villata Partecipazione, il gruppo immobiliare della famiglia che può contare un patrimonio di circa mezzo miliardo di euro e che fu valutato 2 miliardi di euro in passato.

Il gruppo Esselunga, sostenuto da Citigroup acquisterà il 67% dell’azienda.

Il passo successivo sarà la quotazione di Esselunga a Piazza Affari, e questo consentirà di veder uscire dall’azienda Giuseppe Caprotti e Violetta Caprotti, in disputa da diverso tempo con la seconda moglie di Caprotti e la figlia Marina Sylvia.

L’arrivo in Borsa di Esselugna sarà guidato da Mediobanca, che guiderà l’IPO e sarà l’Advisor. L’arrivo dovrebbe esserci tra massimo due anni, ed il flottante, commerciabile direttamente, ammonterà a circa il 30-38%.

Attualmente Esselunga può vantare un fatturato di 7,54 miliardi, mol di 661 milioni, utile di 262 milioni e debiti di 55 milioni -, l’azienda ha un valore stimato pari a di 6-6,5 miliardi.

Dopo il danno, la beffa?

La decisione presa dagli attuali proprietari di Esselunga, ovvero Giuseppe e Violetta Caprotti (i due che molto probabilmente usciranno dall’azienda), la seconda moglie di Caprotti e la figlia Marina Sylvia è un “dispetto” vero e proprio nei confronti di Bernardo Caprotti, che aveva in realtà sempre auspicato una fusione con l’olandese Ahold (come specificato nel testamento).

La catena di Supermercati verrà invece quotata a Piazza Affari. Giuliana Albera e la figlia Marina hanno quindi “disobbedito” alle volontà di Caprotti, rifiutando perfino un’offerta faraonica del gruppo Cinese Yida. Del resto 7.3 miliardi di euro per un’acquisizione del 100% di Esselunga sarebbe potuti bastare alla famiglia, in quanto trattasi di una valutazione ben più alta rispetto al reale valore di mercato pari a 4,4 miliardi e 6 miliardi secondo Blackstone e CVC.

Caprotti in realtà avrebbe già venduto, ma gli eredi vogliono invece altro, contrastando l’eredità del genio che inventò la Carta Fidaty, i primi prodotti Biologici (Naturama), l’e-commerce, il codice a barre, e molto altro ancora.

Si prevede quindi la fusione in un’unica azienda, attraverso questi passaggi:

  1. Prima verrà fusa Esselunga con l’azienda immobiliare Villata
  2. Successivamente il frutto della precedente fusione verrà nuovamente inglobato nella Holding Supermarkets italiani
  3. Successivamente il conglomerato andrà in Borsa

Ci vorranno diversi mesi e ciò consentirà definitivamente a Giuseppe e Violetta (che possiedono il 15% ciascuno del gruppo) di uscire dall’azienda con un importante assegno.

Questa scelta è quindi in diretta contrapposizione con il volere del defunto Bernardo Caprotti, il fondatore di esselunga che nel suo testamento, scrisse nero su bianche che voleva che Esselunga fosse stata venduta (molto probabilmente a causa della sua scarsa fiducia nella gestione dei suoi eredi):

La famiglia non ci sarà. E’ troppo pesante condurla, pesantissimo “possederla”. Occorre trovarle, quando i pessimi tempi italiani fossero migliorati, una collocazione internazionale

Tornando al gruppo olandese Ahold, che secondo Caprotti sarebbe stato il colosso più idoneo per vendere l’azienda, questa catena può vantare di un fatturato complessivo da ben 62,6 miliardi di euro, che può vantare il 66,8% del suo fatturato complessivo. Si tratta di un modello che non è propriamente simile a quello di Esselunga, che lavora soltanto in Italia e in special modo nel Nord.

Tuttavia Esselunga ha delle qualità intrinseche che nessun’altra supermercato al mondo può vantare: la redditività a metro quadro (ben 15.730 secondo i dati 2015).

La Borsa di Milano, che vedrà l’arrivo di Esselunga tra massimo due anni, può vantare svariati negozi tra cui anche la Francese Carrefour.

Tuttavia la decisione della famiglia è senza dubbio la più sbagliata che potessero mai fare. Lo stesso Caprotti non era mai voluto entrare in borsa per circa mezzo secolo. La Borsa, del resto, ha i suoi vantaggi ma anche molti svantaggi, e se Caprotti non ha mai voluto quotare l’azienda all’interno di Piazza Affari un motivo ci deve essere stato.

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