Euro e dollaro, posizioni di cautela aspettando il prossimo trend

Sul finire della scorsa settimana, il dollaro statunitense ha consolidato le proprie posizioni andando a riportarsi sopra i minimi che erano stati raggiunti nella correzione dei giorni precedenti, a indicare che il calo riscontrato nel post-FOMC potrebbe essere in via di esaurimento, tranne la possibilità che vi siano delle delusioni piuttosto importanti dai dati macroeconomici

Per il momento, comunque, i dati macro a stelle e strisce sembrano reggere il ritmo delle nuove sfide. Tranne qualche scricchiolio che si è vissuto nei giorni precedenti (nuovi sussidi di disoccupazione, ad esempio), i più recenti elementi statistici relativi alle vendite di nuove case hanno sorpreso favorevolmente gli analisti, denotando un incremento che è stato chiaramente superiore alle attese della maggior parte degli osservatori.

Spostandoci a quanto accade e accadrà in seno alla Fed, Kaplan ha dichiarato ancora una volta come tre rialzi dei tassi di interesse di riferimento entro la fine di quest’anno siano uno scenario ragionevole, ma che comunque la decisione finale del FOMC non potrà che essere influenzata dall’evoluzione dei dati macroeconomici e, in aggiunta, dalle scelte di politica fiscale della nuova amministrazione di Donald Trump. Scelte che, almeno per il momento, sembrano essere ben lungi dall’essere formalizzabili: il recente flop della revisione dell’Obamacare da parte della nuova presidenza ha infatti probabilmente consigliato una ulteriore e maggiore cautela nelle prossime mosse, e se già prima della “Ryancare” sembrava che le nuove mosse di politica fiscale non sarebbero state annunciate prima dell’inizio dell’estate, ora i termini temporali potrebbero addirittura slittare. Kaplan ha poi affermato che, in ogni caso, la rimozione dello stimolo monetario dovrà essere graduale.

Nei prossimi giorni, riteniamo che – tranne delusioni importanti dai dati USA, e tranne sorprese particolarmente eclatanti da quelli dell’area euro – il dollaro non dovrebbe inaugurare nuovi minimi. Il trend è di relativa debolezza, ma questo non significa che la valuta verde non possa mantenere le attuali posizioni. A proposito di dati macro, ci limitiamo per brevità a ricordare che la settimana che parte domani è molto densa di informazioni, e che pertanto il percorso a “ostacoli” potrebbe essere discretamente incidentato.

Euro, dati macro positivi ma non troppo

Passando all’euro, che si aggira intorno a quota 1,08 contro il dollaro, riteniamo che la posizione della valuta unica sarà ancora attendista nei prossimi giorni. Per poter riscontrare un importante apprezzamento della valuta unica europea ci vorrebbero infatti nuovi spunti molto positivi dall’area e, almeno per il momento, i dati in pubblicazione non sono stati affatto all’altezza (miglioramento della fiducia dei consumatori, PMI, indici francesi e tedeschi, e così via). Val dunque la pena sintetizzare che, in fondo, i rischi per un apprezzamento dell’euro ci sono tutti, ma in ogni caso i margini di un riscontro di forza della valuta unica nella settimana in corso di avvio dovrebbero essere modesti, salvo sorprese degne di gran nota.

Sterlina, meglio prepararsi al peggio?

Passiamo dunque alla sterlina, che nella scorsa settimana ha mostrato una discreta forma, quasi sorprendente, contro dollaro e contro euro. Il merito è stato di alcuni dati piuttosto positivi pubblicati oltre Manica, con le vendite al dettaglio che hanno messo a segno un rimbalzo molto più alto del previsto nel mese di febbraio (passando da -0,5 per cento a +1,4 per cento mese su mese contro attese per 0,4 per cento) e l’indagine CBI sul settore della distribuzione che ha significato una stabilizzazione a marzo contro attese di consenso per un calo.

Ad ogni modo, attenzione a quel che potrebbe accadere nelle prossime settimane e – soprattutto – nei prossimi mesi. I segnali di un deterioramento della tendenza di fondo ci sono tutti, e in parte sono già visibili da quel che è successo con le ultime pubblicazioni. Ad esempio, il rimbalzo delle vendite al dettaglio segue una prestazione negativa dei tre mesi precedenti e per evitare una contrazione nel primo trimestre dell’anno ci vorrebbe un altro ampio rimbalzo almeno del 3 per cento nel solo mese di marzo (molto difficile). In maniera analoga, l’indagine CBI in media nel primo trimestre ha mostrato un ampio calo da 27 punti a 3 punti, registrando un peggioramento continuativo degli ordini sia domestici sia dall’estero. Insomma, è molto probabile che la tendenza di fondo dei consumi vada a indebolirsi con il passare dei mesi, e che la sterlina possa risentirne.

Naturalmente, su tutto questo rimane stabile l’ombra della Brexit, sempre più minacciosa. Con negli occhi ancora quanto accaduto con l’attacco terroristico di Londra di mercoledì scorso, il dibattito al parlamento scozzese sull’ammissibilità di un nuovo referendum per l’indipendenza della Scozia è stato sospeso e rinviato a martedì prossimo 28 marzo. Il 29 marzo invece il primo ministro Theresa May notificherà ufficialmente l’intenzione del Regno Unito di uscire dall’UE avviando così l’iter di Brexit, che dovrà essere concluso entro il 29 marzo del 2019.

Yen, nessuna novità all’orizzonte

Settimana di relativa calma per lo yen, che non riteniamo subirà delle variazioni di forza di grande rilievo contro dollaro e euro. Sul fronte della Bank of Japan ci limitiamo a ricordare che il governatore Kuroda ha dichiarato giovedì scorso che nell’ipotesi in cui si dovessero verificare dei problemi di scarsità di titoli governativi da acquistare, la politica accomodante della banca centrale non verrà meno perché la BoJ può eventualmente abbassare i tassi d’interesse.

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