Fed e Boj lasciano invariati i tassi, i mercati non gradiscono l’attendismo delle banche centrali e trattano in negativo

Sia la Federal Reserve che la Bank of Japan scelgono la via della prudenza e aspettano di poter analizzare altri dati macroeconomici prima d modificare la propria politica monetaria.

Se la decisine della banca centrale statunitense rispetta le previsioni di degli analisti, quella della banca centrale nipponica era attesa con maggiore trepidazione; in molti si attendevano una modifica della politica monetaria giapponese sin da subito.

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Alla fine ha prevalso la linea del governatore Haruiko Kuroda
che secondo i ben informati sarebbe per un ulteriore taglio dei tassi negativi ma che per il momento si è “accontentato” di mantenere l’attuale livello di tassi negativi e di valutare gli effetti sull’economia. La speranza dei vertici della Boj è che i tassi negativi possano favorire un aumento de prestiti all’economia reale, mettendo in moto la ripresa.
Il risvolto della medaglia è l’apprezzamento dello yen che, però, è considerato ancora sotto il livello di guardia.

La scelta attendista è stata frutto della spaccatura all’interno del board della banca centrale nipponica tra chi vuole tagliare ulteriormente i tassi (tra i quali, come ricordato, il governatore Kuroda) e chi vorrebbe riportare in terreno positivo perché crede che un costo del denaro negativo penalizzi eccessivamente il sistema bancario.
A segnare le scelte future della Boj potrebbe essere la sostituzione che Kuroda sta operando nel board dei membri uscenti ostili alla sua linea con economisti favorevoli.

La Bank of Japan ha, per il momento, confermato il vecchio programma di Qe, lasciando il tasso di deposito a -0,1% e lasciando inalterati gli acquisti di asset a 80 mila miliardi di yen l’anno. La banca centrale ha anche spostato da settembre 2017 ad inizio 2018 l’obiettivo di un’inflazione al 2% e ha stimato un’inflazione dello 0,5% nell’attuale esercizio fiscale che termina a marzo del 2017 e all’1,7% in quello successivo, contro lo 0,8% e l’1,8% della precedente stima.

Una scelta simile a quella prese solo poche ore prima dalla Federal Reserve. La banca centrale statunitense ha deciso di lasciare i tassi invariati allo 0,25-0,50%., come si apprende dal comunicato pubblicato oggi dal Federal Open Market Committee, il braccio monetario della Fed. I dati preliminari sul Pil USA hanno consigliato la Fed di rinviare ancora il secondo rialzo dei tassi dopo quello storico di dicembre, il primo dal 2006, che ha messo fine alla politica di costo zero del denaro che durava da sette anni.

Le due scelte di politica monetaria delle banche centrali di Giapponese e USA hanno causato la reazione contrastata dei mercati. La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo deciso del 3,61% a quota 16.666 punti. A penalizzare il listino giapponese è stata soprattutto la decisione di rinviare l’obiettivo dell’inflazione al 2% al 2018.
Andamento contrastato per Wall Street: l’indice Down Jones ha chiuso in crescita dello 0,28% a 18.042 punti, mentre il Nasdaq ha lasciato sul terreno lo 0,51% a 4.863, spinto giù da trimestrali dl comparto tech molto deludenti, in primis quella di Apple. Il colosso di Cupertino segna il passo dopo 13 anni ininterrotti di crescita. contro le previsioni, invece, Facebook ha registrato dati positivi.

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