Fed, si avvicina la prima riunione 2017: pubblicato il Beige Book

Il Beige Book preparato per la prima riunione della Federal Reserve del 2017, in programma per il prossimo 31 gennaio, non apporta straordinarie novità rispetto al quadro preparatorio che ci si attendeva da tempo. Nel documento emerge infatti il buon supporto per una crescita economica modesta nella maggior parte delle regioni a cavallo tra il mese di novembre e la fine dello scorso anno.

Per quanto concerne l’analisi settoriale, tra i comparti più in forma spicca il manifatturiero, che mantiene una svolta positiva rispetto alla prima parte del 2016, e quello energetico, dove vi è miglioramento per il gas e per il petrolio (forte anche del recente accordo raggiunto tra area OPEC e non OPEC) e la contestuale debolezza per il carbone. Per quanto attiene gli altri focus settoriali, per il commercio si evidenzia una persistente debolezza dell’attività, che anche nella recente stagione natalizia ha perso diverse quote di mercato rispetto al commercio online, che è invece dato in relativa crescita.

Mercato del lavoro

Un cenno di particolare attenzione è poi stato dato nei confronti del mercato del lavoro, definito ancora particolarmente sotto pressione, con una crescita tra “modesta” e “moderata” dell’occupazione, ma con evidenti criticità nel coprire adeguatamente le posizioni aperte con mansioni specializzate. I salari sono ancora in aumento, pur moderato, grazie soprattutto all’entrata in vigore delle norme sul rialzo del salario minimo in molti Stati dell’Unione. Per il 2017, il Beige Book attende una nuova crescita di salari e di occupazione. Sul fronte dei prezzi di vendita, il Beige Book prevede dei rialzi moderati, in linea con quanto precedentemente indicato.

Tassi di riferimento

Giungendo poi a uno dei punti più attesi, relativo ai tassi di riferimento in area Fed, il Beige Book mantiene le indicazioni del passato, sostenendo le scelte di un sentiero di rialzi graduali da parte della Federal Reserve, salvo che l’amministrazione Trump non impatti sui mercati a causa dei suoi provvedimenti fiscali in misura più ingente di quanto atteso e auspicato. Pertanto, per il momento – come era lecito attendersi – rimane invariato il quadro di tre rialzi dei tassi fed funds da qui alla fine dell’anno.

Parla Yellen

Intanto, quando mancano poco meno di due settimane al FOMC, sta proseguendo la serie di discorsi dalla Federal Reserve: anche in questo caso, giova rammentare come gli interventi non abbiano mostrato novità rispetto a quanto si stimava, con conseguente generale consenso sullo scenario in atto e sui rischi legati alla politica fiscale dell’amministrazione Trump, senza tuttavia modificare i messaggi passati. La numero 1 dell’istituto, Janet Yellen, ha così evidenziato in principio di affermazioni l’indipendenza della Fed da qualsiasi influenza politica e, ulteriormente, l’impegno a perseguire i mandati previsti dal Congresso. Per quanto attiene la congiuntura economica in atto, la presidente della Federal Reserve ha rilevato che il tasso di disoccupazione è sul livello di lungo termine e che l’inflazione si sta avvicinando al 2%, quale target ambito dalla banca.

Con specifico riferimento ai tassi, Yellen ha affermato che il board alla fine del 2016 prevedeva di alzare i tassi “alcune” volte ogni anno nei prossimi tre anni (2017-2019) arrivando così alla soglia del 3% alla fine del 2019. Le dichiarazioni sono tuttavia da assumere con la dovuta aleatorietà dei fatti, considerando che abbracciano un arco temporale molto vasto, e che potrebbero essere poi revisionate – come abbiamo più volte ricordato – dalla politica fiscale Trump, che sta entrando in maniera incisiva nel novero delle “preoccupazioni” della banca centrale, e che avrà la conseguenza prevedibile di influenzare in modo più o meno radicale la politica monetaria dell’istituto.

Tra gli altri membri Fed che hanno parlato nelle scorse ore registriamo le affermazioni di Kaplan, che si è dichiarato ottimista sullo scenario economico a stelle e strisce, con una previsione di crescita intorno a 2,3% nel 2017, tranne le modificazioni derivanti dalle nuove politiche fiscali e dalle riforme strutturali della nuova amministrazione entrante. Kaplan ha poi sottolineato come l’economia sia al pieno impiego e l’inflazione vicina all’obiettivo di stabilità dei prezzi.

Uno sguardo agli ultimi dati macro

Concludiamo infine con un breve sguardo ai principali dati macro pubblicati nella giornata di ieri, con il CPI di dicembre che cresce dello 0,3% su base mensile e del 2,1% su base annua, e con l’indice core in rialzo di 0,23% su base mensile e del 2,2% su base annua. Bene la spinta dei servizi, in aumento di 0,3% su base mensile e del 3,1% su base annua. Contemporaneamente sono stati pubblicati i dati derivanti dalla Business Leaders Survey della NY Fed, condotta su un campione di imprese non manifatturiere nel corso del mese di gennaio, che rileva un aumento dell’indice di attività a 8 punti da 0,6 punti di dicembre: tutti gli indici di occupazione, salari e prezzi sono ben sopra il livello psicologico dello zero. Infine, concludiamo con un breve sguardo sull’andamento della produzione industriale, che a dicembre aumenta di 0,8% su base mensile, con spinta dello 0,2% su base mensile per il manifatturiero. Bene le utility, che chiudono il periodo con 6,6% su base mensile, mentre la produzione del settore estrattivo è invariata, con un forte aumento nel comparto petrolio e gas (+9,3% su base mensile).

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