Finmeccanica e l’insostenibile leggerezza italiana

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Il caso Fimmecanica è di una gravità senza precedenti visto che si tratta di una delle ultime aziende rimaste al nostro paese in un settore strategico come quello degli armamenti. Probabilmente non passerà molto tempo prima che qualche improvvisato cavaliere bianco straniero comprerà la quota di controllo dal Tesoro in cambio di un pezzo di pane (ammesso che qualcosa sia dato in cambio, il che non è scontato). Purtroppo è una storia già vista troppe volte: i gioielli industriali e finanziari del nostro paese finiscono rapidamente in mani straniere, la nostra economia viene depauperata e quello che rimane al Paese sono gli immensi costi sociali, come sempre a carico dello Stato, cioè della collettività.

La vicenda contingente è abbastanza nota: la magistratura ha decapitato l’azienda con l’accusa, piuttosto vaga, di corruzione internazionale. In pratica i vertici dell’azienda vengono accusati di aver pagato alcuni politici indiani per favorire la vendita di 12 elicotteri.
Ora i magistrati stanno seguendo la legge, ma non si rendono conto che fare affari in alcuni paesi è impossibile senza pagare i politici locali. Può sembrare una questione poco etica, ma tutti i grandi player internazionali della infrastutture e degli armamenti pagano tangenti, senza eccezione.
Se noi italiani abbiamo scoperto da poco i casi Saipem e Finmeccanica, non molto tempo fa venne alla luce il caso della tedesca Siemens. E sicuramente tutte le multinazionali hanno, al loro interno, esperti facilitatori delle transazioni, se così li vogliamo chiamare.
Se le aziende italiane dovessero smettere questa pratica (e probabilmente è quello che sta succedendo) dovranno definitivamente rinunciare a molti mercati internazionali e a molte commesse.
Che significa questo? Meno lavoro per gli operai italiani (gli esuberi ovviamente sarebbero a carico della collettività, come sempre accade in Italia), meno imposte per lo Stato. Insomma, i danni per la collettività sarebbero grandi,i vantaggi nessuno.
Viene da chiedersi, a questo punto, come mai la magistratura così solerte nell’indagare casi di corruzione internazionale non è altrettanto rapida ed efficiente nel combattere la corruzione interna.
Ci sono voluti anni perché i magistrati iniziassero ad indagare sulle magagne del Monte dei Paschi, quando le irregolarità erano praticamente sotto gli occhi di tutti.
E queste irregolarità sono costate 4 miliardi di euro (fino ad oggi, non sappiamo a quanto ammonterà il conto totale) alla collettività.
Vincenzo Colonna

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