Forex: l’asta al ribasso tra Yen e dollaro

Le notizie che provengono dal forex, in questi giorni, non sono buoni. Da una parte c’è la forza innaturale dell’euro, che è salito troppo rispetto al suo valore intrinseco. Tenuto conto che alcuni analisti hanno predetto per il 2013 il tanto temuto default della Spagna, si capisce che si tratta di un movimento assolutamente irrazionale, che speriamo si possa concludere entro la fine del mese.
Il problema di fondo è la debolezza del dollaro, che continua a essere falcidiato da politiche di quantitative easing che, ormai, non hanno più una ragione d’essere razionale, se non la conservazione del consenso politico verso l’attuale Presidenza Obama

Bernanke, intervenuto ieri ad una conferenza nel Michigan, ha dichiarato che non è affatto soddisfatto dell’attuale stato del mercato del lavoro negli USA e ha quindi manifestato l’intenzione di continuare, se non intensificare, l’attuale programma di quantitative easing della FED che prevede un acquisto di 85 miliardi di dollari di titoli di stato a lunga scadenza. E questo nonostante il fatto che il PIL americano abbia dato dei buoni segnali negli ultimi mesi.

dollaro yen

Ovviamente si tratta di una crescita drogata da una cura monetaria e, peggio ancora, una cura monetaria non convenzionale. I risultati sul lungo periodo di queste manovre spericolate non possono essere previsti, ma nel breve periodo indeboliscono il dollaro sul forex rispetto alle altre principali divise.

A questo si aggiungono le dichiarazioni di Obama che, per forzare la mano al Congresso in una sorta di golpe finanziario, ha dichiarato che gli USA sono a rischio default. E in effetti lo sono, visto che il Presidente si rifiuta ancora di tagliare la spesa federale, mai stata così alta.

La lezione americana, intanto, fa scuola. Anche a Tokio il governo vuole costringere la Banca Centrale a intervenire pesantemente sulla moneta, per indebolirla. L’obiettivo è rilanciare le esportazioni, vero motore dell’economia nipponica, e accendere l’inflazione.

Il Governo, infatti, ha appena comunicato alla Banca del Giappone di raddoppiare il tasso di inflazione target, dall’1% attuale fino al 2%. Una politica che potrebbe apparire suicida, visto che la stabilità dei prezzi dovrebbe essere il più grande obiettivo di una banca centrale, ma che serve al governo ad allaggerire la pressione del debito pubblico più grande del pianeta in proporzione al PIL.

In pratica se il denaro vale sempre meno, ed è quello che succederà con la politica monetaria che è stata imposta alla banca centrale, allora anche il debito varrà di meno.

plus500

Non ci possiamo dunque stupire, in questo contesto, che a vincere sarà la Cina. Malgrado le resistenze da parte della dirigenza di Pechino, lo Yuan diventerà sempre più importante sui mercati finanziari e avrà anche un  apprezzamento deciso. Questo non porterà ad un calo significativo dell’export, visto che i cinesi rimarranno molto competitivi per il basso costo del lavoro e l’elevata produttività delle imprese e allo stesso tempo stanno aumentando anno dopo anno il livello qualitativo della loro produzione.

Adesso la Cina è matura per iniziare a prendere il suo ruolo di dominio finanziario: potrebbe succedere molto presto che la sua valuta sostituisca il dollaro come valuta di scambio internazionale e ancora prima Hong Kong potrebbe superare Londra e New York come piazza finanziaria.

Se poi i governi giapponese e americano fanno di tutto per distruggere yen e dollaro, è ovvio che questo scenario potrebbe ancora accelerare.

Vincenzo Colonna

2 Responses to Forex: l’asta al ribasso tra Yen e dollaro

  1. Tantalo ha detto:

    Che aggiungere di più? Quando i tassi dei tbond a 30 anni raddoppieranno (cosa che succederà se lo yuan diventa la moneta di riferimento mondiale) voglio vedere cosa faranno gli usa. Andranno in default? Francamente il populismo è stucchevole, la banca centrale utilizzata come braccio della politica economica ha effetti devastanti.

  2. Conte Zio ha detto:

    Una banca centrale dovrebbe essere la vestale della stabilità dei prezzi. Punto. Poi se un governo vuole stimolare la crescita può fare quello che vuole, ovviamente ne risponde agli elettori. Ma mettere in pericolo la propria moneta e la stabilità dei prezzi è davvero un crimine.

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