Forex USD, nessuna novità dalla riunione FOMC

Come avevamo atteso largamente, la riunione del primo FOMC del 2017 si è conclusa senza alcuna particolare novità sul fronte tassi e sulle indicazioni di politica monetaria, ma solamente con alcuni aggiornamenti di stima su crescita economica e inflazione: le uniche variazioni degne di nota riguardano pertanto la valutazione macroeconomica, che riflette una maggiore fiducia nella capacità di mantenere un buon ritmo di ripresa e nel raggiungimento degli obiettivi di politica monetaria.

Le nuove valutazioni macroeconomiche

Al fine di fare chiarezza in un FOMC che – al di là delle scarse implicazioni in termini di policy – val comunque la pena affrontare e commentare, ricordiamo come nel comunicato si faccia riferimento al fatto che l’attività economica “ha continuato a espandersi a un ritmo moderato”, spinta da consumi in aumento e investimenti ancora deboli, ma in possibile miglioramento futuro grazie allo sviluppo positivo documentato dalle ultimi indagini sulla fiducia. In riferimento agli obiettivi del mandato della Federal Reserve, il comunicato aggiunge poi alcune note positive sull’andamento dell’occupazione, che continua a crescere a ritmi giudicati solidi, e dell’inflazione, anch’essa in rialzo, pur al di sotto del target del 2 per cento.

Con una view generica futura, il comunicato afferma poi che con un aggiustamento graduale delle condizioni monetarie, “le condizioni del mercato del lavoro si rafforzeranno ancora un po’ e l’inflazione salirà al 2 per cento”: nel comunicato di dicembre si affermava invece, più prudentemente, che “ci si aspetta che l’inflazione salga al 2 per cento”. La differenza tra le due affermazioni è apparentemente minima, ma aver sostituito il verbo significa un incremento della fiducia nello scenario dei prezzi, che è elemento particolarmente rilevante in un contesto di netto rafforzamento del dollaro statunitense.

Per il resto, non vi sono novità di sorta, formali o sostanziali, rispetto al comunicato precedente, riassunto quasi in “copia”. Dunque, sono state deluse le aspettative di chi riteneva che il FOMC potesse far riferimento – più che mai in questa occasione – all’incertezza dello scenario di politica fiscale. Il testo del comunicato si limita invece a ripetere che il sentiero dei tassi verrà determinato dalle condizioni economiche correnti e attese, oltre che dagli “sviluppi finanziari e internazionali”.

Il comportamento della Fed non è certo una dimenticanza o una volontà di trascurare o sottovalutare gli effetti delle politiche dell’amministrazione Trump (anzi, come abbiamo più volte affermato in passato, riteniamo che la Fed nel 2017 sarà molto reattiva a compensare con la propria politica monetaria la politica fiscale del neo presidente), quanto la scelta di adottare un profilo molto basso, in attesa di maggiori informazioni riguardo proprio alle politiche della nuova amministrazione, che per il momento sembrano essere poco chiare e molto contrastante.

Gli appuntamenti futuri

La mancanza di nuovi segnali da parte del primo FOMC dell’anno non può che spostare la nostra attenzione sui prossimi appuntamenti di maggior rilievo, dai quali catturare qualche novità in merito alla futura politica monetaria della Federal Reserve. Se anche voi siete degli appassionati di analisi fondamentale, non dovreste allora mancare l’evento con le audizioni di Yellen in Congresso in programma per il prossimo 14 – 15 febbraio, la successiva pubblicazione dei verbali FOMC del 22 febbraio – dalla quale si otterranno alcuni dettagli non sanciti dal comunicato – e infine discorso di Trump di fronte al Congresso riunito nella giornata del 28 febbraio.

In linea di massima, dalle date del 14 – 15 febbraio e del 22 febbraio, non ci attendiamo particolari novità: avremo a disposizione maggiori informazioni sullo scenario del FOMC, condizionato all’evoluzione della politica fiscale, ma non riteniamo che vi possano essere affermazioni tali da poter divenire market mover di straordinaria appetibilità. Più ingente potrebbe essere invece l’effetto derivante dal discorso di Trump in Congresso in programma per fine mese, dal quale poter delineare in modo più chiaro le priorità dell’amministrazione, che in queste prime settimane di governo ha mantenuto l’accento sulla parte più populista del programma (gestione rigida dell’immigrazione, protezionismo in favore delle aziende statunitensi, ecc.), trascurando invece i temi più strettamente fiscali.

A proposito di Trump e delle novità dell’amministrazione del tycoon, il Senato ha appena confermato R. Tillerson nel ruolo di segretario di stato, mentre la conferma di B. DeVos all’istruzione è stata piuttosto annosa, con due senatrici repubblicane che hanno subito detto che non voteranno in favore del candidato di Trump, lasciando il Senato spaccato tra 50 e 50. Il voto in favore del candidato pro-Trump potrebbe comunque essere determinato dal vice-presidente, che consentirebbe così di approvare in ogni caso la nomina. Ad ogni modo, proprio a causa di questo “intoppo”, la nomina non potrà che avvenire dopo la conferma di Sessions alla giustizia, che è un senatore, e che quando verrà confermato non potrà più votare in Senato. Bisognerà pertanto attendere il sostituto di Sessions, che a sua volta dovrà essere nominato dal governatore dell’Alabama. Insomma, lungaggini – almeno potenziali – in vista.

Per quanto infine concerne il percorso per la conferma del candidato alla Corte Suprema, Donald Trump ha invitato i membri del suo partito a modificare le regole del Senato, eliminando in particolar modo il requisito della maggioranza qualificata, al fine di superare l’ostruzionismo dei democratici. Intanto il Congresso sta attivamente aderendo alle indicazioni dell’ordine esecutivo di Trump riguardo alla regolamentazione. Trump aveva istruito il Congresso e le agenzie a ridurre la regolamentazione e imposto un vincolo secondo cui per ogni nuova regolamentazione se ne devono eliminare due esistenti. Il Congresso sta velocemente eliminando molte delle regole emesse da Obama negli ultimi mesi della sua presidenza, in tema di ambiente e inquinamento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *