Gender gap: dal 3 novembre le donne lavorano gratis

Si chiama gender gap e sta a significare il gap, ovvero il dislivello, registrato fra gli stipendi maschili e quelli femminili. Se pensavamo che 2016 anni conosciuti di storia potessero aver migliorato le cose ci sbagliavamo di grosso, perché a partire del 3 novembre le donne lavorano gratuitamente, rispetto agli uomini, che invece continuano a percepire normalmente il loro salario.

Si tratta, ovviamente, di un calcolo ipotetico, che però fa riflettere sulla realtà dei fatti: le donne nel mondo sono abbondantemente sottopagate rispetto agli uomini. Si tratta di un tema economico molto affascinante, che rivela a conti fatti come la differenza di stipendi possa essere interpretabile anche con una spiegazione pura e concreta come i giorni di lavoro non retribuiti.

Ad affermare questo concetto è proprio l’Unione europea, che si è occupata di calcolare il gender pay gap non solo in termini monetari ma in giornate di lavoro non pagate. Gli stipendi femminili sono risultati in media talmente bassi rispetto a quelli maschili, ovviamente a parità di mansione, che è come se le lavoratrici femmine smettessero, come per magia, di essere pagate a due mesi dalla fine dell’anno in corso. Grave, anzi gravissimo, perché il gap gender dimostra arretratezza e mancata risoluzione dei più elementari contratti di lavoro a livello internazionale.

Tradotto in percentuale, il gender gap interessa il 16.3% degli stipendi medi e tradotto in tempo fanno esattamente 59 giorni di lavoro prestato gratuitamente. L’Unione europea ha quindi scelto di rendere pubblici questi dati, per celebrare anche l’Equal Pay Day, una giornata dedicata all’uguaglianza dei salari. Secondo le stime europee, l’Italia registra un gender gap basso, perché le retribuzioni femminili sono in media inferiori rispetto a quelle maschili ‘solo’ del 7.3%, ma questi dati non tengono conto della bassa percentuale di occupazione femminile, soprattutto nelle regioni del Sud, dove una donna su due non lavora.

Se si fanno i conti in globale, aggiungendo al gap economico anche le dimissioni in bianco, le giovani licenziate perché in maternità e i tanti ricatti che ogni giorno sono compiuti sul luogo di lavoro, la percentuale potrebbe aumentare a dismisura e tracciare uno scenario poco roseo della situazione lavorativa femminile nel nostro paese.

Il conteggio economico realizzato dall’Unione europea dimostra, in ogni caso, che una lavoratrice incassa in media 84 centesimi ogni euro guadagnato da un collega maschio che ricopre la stessa identica mansione con la stessa identica carriera. Sulla carta la parità salariale esiste dal 1952, ma probabilmente molto deve essere ancora fatto perché la parità di salario diventi una realtà tangibile in tutti gli Stati dell’Europa e del mondo intero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *