Giappone: i nodi vengono al pettine

Il Giappone è stato sugli scudi, nelle ultime settimane, perché la Banca Centrale, costretta dal Governo, ha iniziato un massiccio programma di quantitative easing che ha inondato il mercato di liquidità con l’obiettivo dichiarato di creare inflazione e abbattere così il mostruoso debito pubblico del paese. Una soluzione a cui i nostri politicanti hanno guardato con gli occhioni lucidi e il cuore traboccante di invidia visto che è quella che, apparentemente, salva capra e cavoli.
Il peso del debito scende, come è giusto che sia, ma senza tagliare nulla e continuando a elargire panem et circenses al popolo che poi se ne ricorda grato in tempo di elezioni.
Quando i nostri politicanti si lamentano del fatto che l’unione monetaria in Europa non è anche politica si stanno in effetti lamentando del fatto che non possono ordinare alla BCE di mettersi a stampare Euro allegramente per coprire i loro buchi di bilanci (o per far schizzare in alto l’inflazione in modo che scenda il valore reale del debito).
Queste soluzioni, però, non funzionano mai sul lungo periodo. E’ vero, con l’euforia iniziale si può vincere un’elezione. Ma poi i nodi vengono al pettine. E in Giappone i nodi stanno venendo al pettine molto prima di quanto ci si aspettava, la maggioranza di governo non ha avuto nemmeno il tempo di capitalizzare elettoralmente che già i mercati si sono resi conto che la mossa, di fatto, aggrava i problemi del Giappone, altro che risolverli o rilanciare la crescita. E i mercati si fanno isterici: oggi per una notizia proveniente dalla Cina, negativa ma fino ad un certo punto, la borsa di Tokio ha perso più del 7%, contagiando poi tutto il resto del mondo.
Insomma, le scorciatoie, i trucchi, non funzionano mai: per risollevare le sorti di un paese che non cresce bisogna fare le riforme, risanare i bilanci, rilanciare gli investimenti produttivi. La ricetta è semplice, il problema è che la politica, in tutto il mondo, non ha più il coraggio di fare le scelte giuste al momento giusto. Si guarda al breve termine che non arriva mai oltre la prossima scadenza elettorale e si perde di vista l’insieme. Il Giappone è un grande paese, con un popolo laborioso e disciplinato, bassi tassi di criminalità e di immigrazione (praticamente assente), quindi potrebbe fare molto. E nella storia lo ha dimostrato: ricordiamoci quando nel XIX secolo è passato in poco tempo, per decisione dell’imperatore, da paese feudale a potenza industriale. E invece di essere colonizzato dalle potenze europee, è divenuto esso stesso una potenza coloniale. Se il Giappone ha tante potenzialità, perché il Governo ha cercato questa strada demenziale?

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