Giappone in grossa difficoltà economica: diversa situazione ma stessa crisi dell’Italia

Banca del Giappone

Il Giappone è lontano anni luce da noi geograficamente ed anche come fondamentali economici, ma la crisi economica che lo coinvolge sembra possedere le stesse caratteristiche di quella italiana.

Avere una propria Banca Centrale che stampi moneta, senza i dettami di una banca comune come la Bce, ed un debito pubblico (addirittura che pesa del 236% rispetto al Pil nazionale) di cui è lo Stato è debitore per il 95% rispetto agli stessi giapponesi, non ha cambiato la sostanza delle cose perchè la sua politica ha commesso gli stessi errori di quella italiana, come vi spiegheremo più avanti nell’articolo.

Fatto sta che nonostante i proclami di 2 anni fa dei liberaldemocratici guidati dal premier Shinzo Abe, il Giappone è rimasto ufficialmente in recessione. Le prime reazioni politiche ed economiche a questo dato hanno portato alle seguenti 2 decisioni:

  1. Shinzo Abe ha sciolto la Camera Bassa, proclamando nuove elezioni (anticipate, che si terranno a metà Dicembre), per tentare di consolidare ancora di più i numeri della sua maggioranza ed avere piena mano libera nelle decisioni e manovre da prendere visto che, nonostante tutto (2 ministri dell’attuale Governo si sono dimessi a causa di scandali finanziari nei quali risultano coinvolti), i partiti di opposizione continuerebbero a perdere consensi nei sondaggi.
  2. La Banca Centrale Giapponese ha deciso di mantenere l’attuale politica monetaria accomodante e di stimoli con 80 mila miliardi di yen (683 miliardi di dollari) all’anno per sollecitare l’economia (quello che la Banca d’Italia non può fare dopo l’entrata in vigore dell’unione finanziaria e monetaria per i Paesi dell’Ue). Ma questa politica è già in atto da un pò, fin qui senza risultati, mentre le resistenze alla sua realizzazione sono venute meno all’interno dell’Istituto nel momento in cui è diventata ufficiale la nuova recessione e la necessità quindi di aiuti economici.

Il premier Shinzo Abe non è riuscito a frenare il potere delle rendite in Giappone, specie di quelle agricole (che continuano a ricevere contributi pubblici elevati), divenute intoccabili, delle lobbies (come quella dei medici che si arricchiscono lavorando contemporaneamente sia nel pubblico che nel privato) e la spaccatura nel mondo del lavoro fra garantiti ed ultra precari (i lavoratori giovani), assunti con contratti a termine e soprattutto con una paga media di meno della metà di quella dei più anziani. La disoccupazione delle donne è altissima (seconda solo all’Italia) ed i salari negli ultimi addirittura 17 anni non hanno registrato aumenti, ed anzi un calo del 9%, facendo crollare i consumi in maniera vertiginosa, visto che ormai gli stipendi servono quasi soltanto a sopravvivere.



In campo economico la decurtazione dei contributi richiesti alle Imprese non ha provocato affatto nuova occupazione, perchè il grosso problema resto quello della mancanza di domanda (lo stesso errore che sta facendo oggi Renzi in Italia): se nessuno compra, le aziende non possono risollevarsi, al di là dell’abbassamento dei contributi o della precarizzazione dei lavoratori.

Nessuna liberalizzazione è stata approvata per frenare il potere delle lobbies, anzi l’Iva che era al 5% (certo se la paragoniamo a quella dell’Italia c’è da rabbrividire), è passata all’8%,e sarebbe dovuta passare al 10% il mese scorso, ma l’ulteriore aumento è stato posticipato di 18 mesi nel momento in cui si sono state indette le elezioni anticipate, per ovvi motivi elettorali appunto.

Le differenze tra l’Italia ed il Giappone restano comunque queste: a noi non ci consentono neanche di scegliere chi eleggere (i parlamentari sono dei nominati e gli ultimi 3 presidenti del consiglio non si erano nemmeno candidati alle elezioni per quel ruolo!) e l’Unione Europea blocca qualunque politica monetaria e finanziaria espansiva.

Giancarlo Sali

2 Responses to Giappone in grossa difficoltà economica: diversa situazione ma stessa crisi dell’Italia

  1. Conte Zio ha detto:

    Non esistono trucchi per uscire dalla crisi, la politica espansiva demenziale del premier Shinzo Abe ha portato il Giappone in recessione. Le politiche Keynesiane non funzionano se non nel brevissimo periodo, la storia lo ha dimostrato ripetutamente.

    In ogni caso il Giappone non è così grave, visto che ha zero immigrazione, zero criminalità (e le due cose sono correlate, ovviamente) e un popolo molto disciplinato.

  2. Foffo ha detto:

    Andatelo a dire a coloro che propongono di tornare alla lira per mettersi a stampare a tutta forza. Il giappone lo ha fatto e i risultati sono stati negativi!

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