Giappone: prove tecniche di crescita

Il neo eletto premier giapponese, Shinzo Abe, ci prova. Una grande manovra espansiva di spesa pubblica destinata a far ripartire la crescita nel paese del Sol Levante. Un paese che non solo è in recessione ma che, praticamente, da due decenni non riesce più a crescere.

Il premier giapponese ha messo a punto un piano composito, fatto di flessibilità fiscale, spesa pubblica e interventi monetari tesi a risurre la forza dello yen. In questo modo pensa di poter finalmente innestare un circolo virtuoso che porti alla crescita ponendo fine a due decenni di stagnazione. Ma le cose, effettivamente, non sono così semplici.

Per prima cosa bisogna sottolineare come il Giappone sia uno dei paesi più tecnologicamente avanzati al mondo, leader nel settore dell’alta tecnologia. Probabilmente sta subendo la pressione dei vicini coreani (non è un caso che Samsung che domina il mercato degli smartphone sia proprio coreana) ma continua a mantenere ampie quote di mercato in settori strategici, soprattutto nelle fasce alte.

I problemi del Giappone, in fondo, sono tutti pubblici, non privati: gli imprenditori fanno da sempre la loro parte, ma è la politica a precipitare il paese.

crisi giappone

Per prima cosa il Giappone ha accumulato un debito pubblico spaventoso, più alto di quello italiano sia in termini assoluti che in termini di percentuale sul PIL. E gli economisti dicono chiaro e tondo che quando il rapporto deficit / PIL supera il 90/100 % la crescita si arresta. E’ quello che è successo in Italia, in pratica.

Ora fare una manovra espansiva dal punto di vista della spesa pubblica porterà nel breve periodo a qualche punto decimale in più di crescita, ma nel lungo periodo non farà che aggravare la crisi. Bisogna osservare, però, che una parte delle spese sono assolutamente necessarie, in quanto sono destinate alla ricostruzione delle aree devastate dallo tzunami e alla prevenzione dei disastri. Solo un terzo dell’intera cifra stanziata (116 miliardi di dollari) è destinata ad aumentare la competitività del Paese. Insomma, il governo ha fatto per prima cosa un’operazione di immagine, mettendo un bel cappello mediatico a delle spese che comunque andavano fatte e aggiungendovi qualche decina di miliardi di dollari di mance da distribuire qua e la. Il giudizio di fondo di questa parte dell’operazione non pu che essere negativo.

Tra l’altro il governo ha deciso non affrontare il dossier più scottante, quello della spesa pensionistica fuori controllo. Per la particolare conformazione demografica del Giappone, il sistema rischia di esplodere visto che gli anziani in pensione sono più dei giovani che lavorano. E questo è stato più volte segnalato dalle istituzioni finanziarie internazionali.

Molto meglio va per la seconda parte dell’articolato provvedimento:  una politica di flessibilità fiscale tesa a rilanciare le imprese giapponesi che fanno innovazione. Si tratta delle imprese che, con il loro lavoro, hanno trasformato in breve tempo il Giappone devastato uscito dalla guerra nella seconda potenza industriale al Mondo. Sono loro la risorsa di un paese che non ha materie prime e il Governo le premia. Questo sì che è un provvedimento giusto.

Il terzo punto della manovra è tipicamente monetario: saranno cedute grosse quote di valuta pregiata, con cui pare saranno comprati titoli emessi dall’ESM, il fondo di stabilità europeo, in modo da indebolire la valutazione dello YEN. In effetti la valuta così forte rappresenta senza dubbio un ostacolo alle esportazioni giapponesi. Di solito manovre tese a modificare il cambio in maniera arbitraria non mi vedono favorevole, tuttavia in questo caso l’operazione viene fatta mediante la cessione di valuta estera pregiata presente nelle riserve del Paese, non con stampa di carta straccia, quindi probabilmente anche questo punto della manovra merita un giudizio moderatamente positivo. Certo affidare le proprie riserve ai bond dell’ESM non è una mossa saggia, forse, ma questo solo il tempo può dirlo.

Insomma, il nuovo governo giapponese prova a fare qualcosa per rimettere in moto il paese e creare posti di lavoro. Ci riuscirà? I mercati festeggiano, le borse vanno su. Le intenzioni sono buone, peccato che, come spesso fanno i politici, si tenti di curare la grande malattia dei nostri giorni, il debito pubblico, con altro debito.

La metafora è stata usata più volte ma è davvero illuminante: che cosa pensereste di un medico che tenta di curare un paziente, morente per la cirrosi epatica provocata dall’abuso di alcool, con una bella iniezione, direttamente nelle vene, di alcool puro?

Vincenzo Colonna

3 Responses to Giappone: prove tecniche di crescita

  1. Conte Zio ha detto:

    Condivido tutto. Diciamo che se avessero evitato l’aumento di spesa sarebbe stato un piano perfetto. Anche il terzo punto, quello che agisce sui cambi,non è da condannare. Alla fine si venderanno i dollari che hanno in cassa, non si metteranno a stampare yen come hanno fatto gli USA. Tuttavia quello che io dico è che non è lo YEN a essere forte, sono le altre monete a essere deboli. Quindi nel medio periodo non so se il forex non tornerà al punto di partenza.

  2. Giuspe ha detto:

    Che dire, seguo Mercati24 tutti i giorni per la completezza dell’informazione, una voce chiara e fuori dal coro.

  3. PIero De Martini ha detto:

    Io seguo sempre Mercati24 per i profili facebook fonti che hanno cliccato su “mi piace” 😉

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