Gli aggiornamenti sull’Ilva di Taranto: siete d’accordo a nazionalizzarla?

Ilva di Taranto

L’Ilva di Taranto è una situazione spinosa per il nostro Paese, che va avanti ormai da anni e che per la quale in molti, tra cui lo stesso Presidente del Consiglio Matteo Renzi, propongono o studiano l’ipotesi di nazionalizzarla attraverso un intervento pubblico. Si dovrà trattare però secondo l’ex sindaco di Firenze e gli esperti del settore, di un intervento a tempo che affronti la questione ambientale (che uccide le persone!), per la quale continuiamo ad essere condannati dall’Unione Europea, e rilanci l’azienda per poter esser una domani rivenduta ad investitori privati, una volta che dimostri di poter tornar leader nella lavorazione dell’acciaio a livello europeo.

Dal sito Wikipedia riprendiamo 3 righe sulla storia dell’Ilva, per far comprendere a tutti di cosa stiamo parlando

L’Ilva è una società per azioni del gruppo Riva che si occupa prevalentemente della produzione e trasformazione dell’acciaio. Con il nome della originaria azienda fondata nel 1905, è nata sulle ceneri della dismessa Italsider. Prende il nome da quello latino dell’isola d’Elba, dalla quale era estratto il minerale di ferro che alimentava i primi altiforni costruiti in Italia a fine Ottocento“.

Sempre da Wikipedia scopriamo che:

“Giovedì 26 settembre 2013 la Commissione Europea ha avviato una procedura di messa in mora nei confronti dell’Italia, concedendo due mesi per rispondere prima del deferimento alla Corte di Giustizia, con l’ipotesi che il Governo italiano non abbia garantito il rispetto delle direttive UE da parte dell’Ilva di Taranto, con gravi conseguenze per salute e ambiente, e in particolare per la mancata riduzione degli elevati livelli di emissioni non controllate generate durante il processo di produzione dell’acciaio“.

La situazione quindi come potete ben capire è difficile da risolvere. Le altre 2 vie possibili per far ripartire l’Ilva dopo lo scandalo dell’inquinamento, esterne all’intervento pubblico, sarebbero quelle di trovare degli investitori privati, italiani o stranieri. Ma nonostante i vari tentativi, nessun interlocutore si è mai fatto avanti in maniera veramente concreta. E la situazione della comunità di Taranto rimane sempre quella di vivere tra il doppio ricatto della morte per inquinamento e della disoccupazione, se la fabbrica dovesse chiudere, perchè dà da mangiare a 20mila persone circa (molte di queste oggi in cassa integrazione) e 20mila famiglie.

Tutto questo rimane la fotografia impietosa di un settore siderurgico, ma anche di in intero sistema industriale italiano, che non ha oggi, sembra estremistico affermarlo ma è la verità, grosse alternative allo scellerato modello Riva. D’altronde non c’erano alternative ai Riva neanche nei primi anni Novanta, dopo il fallimento delle partecipazioni statali, e la riprova è data anche dalle situazioni di crisi di tutti gli altri stabilimenti siderurgici siti in Italia. Offerte valide  e reali per l’Ilva non sono arrivate neanche da gruppi esteri, tra l’altro!

La volontà di Renzi di un intervento pubblico, per farsi carico anche dei suoi problemi di liquidità, oltre a quelli improrogabili dell’avvio delle bonifiche, è giudicata con grande favore anche da Nichi Vendola, leader di Sel. Il Presidente della Regione Puglia infatti è preoccupato molto delle ricadute sociali ed economiche per i cittadini di quella zona.

Quindi mentre i sindacati uniti del settore proclamano nuovi scioperi, quello che secondo noi la politica italiana dovrebbe fare è questo:

  1. ripensare in toto la politica dell’acciaio per l’intero Paese, già in crisi grave di suo;
  2. smettere di non occuparsi dei cumuli di polvere prodotti da quel sito di morte, che secondo la procura del capoluogo jonico vengono prodotti ancora in continuazione, per evitare infrazioni, ma SOPRATTUTTO per fermare quelli che sono dei veri e propri omicidi da inquinamento.

Giancarlo Sali

2 Responses to Gli aggiornamenti sull’Ilva di Taranto: siete d’accordo a nazionalizzarla?

  1. Conte Zio ha detto:

    Dico quello che succederà: lo Stato, o meglio i contribuenti, ci metteranno un sacco di miliardi di euro. I sindacati continueranno a mangiare a sbafo, i lavoratori a essere pagati per far finta di lavorare e per morire in fabbrica, i tarantini continueranno a morire a migliaia di tumori, perché ovviamente nessuno farà niente per cambiare le cose.
    E Nichi Vendola di Sinistra Oncologia e Libertà sarà pure felice della soluzione. Auguri Italia, il declino e il default si prospettano più duri del previsto.

  2. Loppo43 ha detto:

    Assolutamente contrario, i soldi pubblici sono sacri e non devono essere distribuiti a pioggia per far felici i soliti noti. Io vengo spellato vivo di tasse e pagare perché a Taranto si continui a morire di cancro come in nessun altro posto al mondo proprio non mi va.

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