Gli strani movimenti di Mediaset


In questi ultimi (per fortuna) giorni di campagna elettorale ci occupiamo di un’azienda che è finita sugli scudi di Piazza Affari ma che è centrale nelle vicende politiche italiane: Mediaset. Pur uscendo con le ossa rotte da un 2012 negativo, che ha segnato per la prima volta nella sua storia un bilancio in rosso, il titolo dell’azienda di Berlusconi sta volando in Borsa, con un picco che ha toccato persino il +4%. E tutto questo proprio nel giorno in cui lo stesso Berlusconi ha fatto una dichiarazione negativa a proposito dell’azienda…che succede?

Escludiamo da subito il traino da parte del comparto: a livello europeo, il comparto sale oggi di appena l’1% e si tratta, in maggioranza, di aziende che hanno a disposizioni mercati ben più florido dell’ormai asfittico mercato italiano. Escludiamo anche i risultati operativi: alcuni report che circolano indicano chiaramente come, oggi come oggi, la raccolta pubblicitaria in Italia stia crollando ma che la RAI sta perdendo meno di Mediaset.
E questo dovrebbe far riflettere: come può la snella ed efficiente azienda di Cologno perdere più pubblicità di quanto riesca a fare il carrozzone pubblico?
Ma allora che cosa può aver spinto così in alto il titolo Mediaset? Le opzioni sono, sostanzialmente, due. Da una parte ci sono coloro che ritengono che i sondaggi danno il Popolo della Libertà in fortissima rimonta. Per motivi normativi i sondaggi non possono essere pubblicati sui mezzi di informazione, ma vengono comunque svolti e chi è in possesso delle informazioni potrebbe avvantaggiarsene. Dopo tutto non è un mistero che il business di Mediaset sarebbe più protetto in caso di vittoria del PDL rispetto ad una vittoria della coalizione guidata da Vendola e Bersani.
Altri analisti notano che il rialzo potrebbe essere anche dovuto anche allo scampato pericolo della concorrenza da parte di LA7: la vendita della rete televisiva da parte di Telecom a Cairo, che da sempre è in ottimi rapporti con Silvio Berlusconi, significa che un pericolo, potenzialmente grande, per le reti Mediaset è stato definitivamente
disinnescato.
Non dobbiamo sottovalutare questo punto: ricordiamoci che LA7 ha un potenziale immenso che si stava sviluppando proprio nell’era Colaninno e che Tronchetti Provera pensò bene di sacrificare per ripagare l’appoggio ricevuto da Berlusconi nella sua temeraria (e disastrosa per i conti dell’azienda) scalata a Telecom.

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