Economia e Finanza

Grecia, ci siamo stati ma non c’è alcun problema

In Grecia la vita sembra difficile, ma continua comunque, sopratutto in questi mesi ricchi di turismo, che permettono alle isole di andare avanti e fare soldi grazie ai turisti che in massa visitano gran parte della Grecia, per fare vacanze tipicamente balneari, oppure anche culturali.



E’ bene però non fidarsi di come i media manipolano le notizie per poi propinare titoli in prima pagina peggiori di quanto in realtà lo sono.

Siamo stati in una delle più belle isole Grece, la patria di Ippocrate, l’esotica Kos, una delle (se non la) isola più a est della Grecia, al confine praticamente con la Turchia, bagnata ovviamente dal Mar Egeo, colonizzata e costruita nei secoli da noi italiani, che tutt’oggi la visitiamo in massa.

E’ infatti normale entrare in qualsiasi negozio, ristorante, bar, albergo di Kos, in quanto per lavorare in uno dei numerosi strumenti ricettivi dell’Isola, viene spesso richiesta la lingua italiana.

Ma andiamo al dunque, i problemi che avrebbero dovuto avere i turisti. I problemi con gli immigrati che avevano invaso l’Isola, e sopratutto i problemi diffusi agli ATM, i cosiddetti “bancomat” che non avrebbero permesso il ritiro di denaro.

In realtà per i turisti, come ci si aspettava, la situazione è molto tranquilla, in quanto è possibile ritirare quanto si vuole, in base alle limitazioni della propria carta di credito oppure debito, in quanto non è presente alcuna limitazione.

Vale lo stesso anche per i pagamenti attraverso il POS, è possibile pagare naturalmente.

I Greci infatti, almeno nelle isole, non sembrano molto preoccupati per tutto quello che sta succedendo all’interno del Governo Greco, e per quanto concerne i rapporti con l’Eurozona, in quanto siamo nel pieno boom del turismo e questi mesi sono sicuramente i più ricchi per una popolazione che, si basa prevalentemente sul turismo.

Non ci sono preoccupazioni perché i turisti possono ritirare e spendere quanto vogliono.

Mentre per le Isole la situazione è molto distesa, l’atmosfera sicuramente più lugubre proviene da Atene. Dove il Parlamento deve votare le misure imposte dall’Europa, gli scontri sono iniziati in Piazza Syntagma da parte dei manifestanti che sostengono il voto del “No”.

Intanto, proprio in queste ore, Nadia Valavani, la viciministra delle Finanze in Grecia, si è dimessa.

Per quanto riguarda le borse, nella giornata di mercoledì le borse sono partite in netto ribasso, dopo che il Governo di Atene ha affermato che le banche rimarranno chiuse anche giovedì e non riapriranno a meno che il finanziamento di assistenza d’emergenza per le banche Greche non verrà ripristinato.

L’articolo è stato scritto da un collaboratore di Mercati24, di ritorno da una vacanza in Grecia.

Indice

Cronistoria della crisi greca

Qui sotto pubblichiamo alcuni articoli fondamentali per capire come la Grecia è arrivata a cadere così in basso. Tenendo conto che anche l’Italia può fare lo stesso identico percorso, la lettura è più che consigliata-

La Grecia sfida ancora l’Europa

Data: 26 settembre 2012

Indetto per oggi uno sciopero generale contro le riforme chieste dall’Europa per la concessione di ingenti aiuti finanziari, mentre il Governo nicchia invece di richiamare il popolo greco al rispetto degli impegni presi.

Da quando è iniziato a seguire la crisi greca ho sempre pensato che i politici greci fossero delle volpi astutissime, in grado di utilizzare la minaccia di un deffault per estorcere denaro alle istituzioni finanziarie internazionali, Europa in primis, senza attuare una sola riforma seria e senza tagliare un solo centesimo della immensa spesa pubblica.

crisi greca

Via via che la crisi ha fatto il suo corso, però, la mia convinzione ha cominciato a vacillare, fino a scomparire totalmente: probabilmente i politici greci sono degli ignoranti che scherzano con il fuoco senza aver calcolato nulla e, ancora più probabile, il loro orizzonte temporale non è più lungo di poche settimane.

Perché oggi in Grecia si sciopera: uno sciopero generale, con manifestazioni che probabilmente degenereranno in scontri e devastazioni, contro l’applicazione delle prime timide riforme.

Riforme che dovrebbero aiutare a combattere la corruzione dilagante nella pubblica amministrazione, tagliare le spese inutili o eccessive e far recuperare allo stato greco poco più di 10 miliardi di euro.

In cambio la Grecia riceverà dall’Europa un pacchetto di aiuti di 30 miliardi di euro: una bella cifra che richiede garanzie e sacrifici, perché i greci non possono pensare di scaricare il peso della loro spesa pubblica sui contribuenti europei.

Non la pensano così i sindacati greci, però, che hanno immediatamente indetto uno sciopero generale di 24 ore, come detto poco sopra. Ma neanche il governo greco, probabilmente, è convinto del dovere della Grecia di darsi da fare per risolvere la sua stessa crisi. Perché tenta in continuazione di sottrarsi ai suoi obblighi, rimandando sine die l’applicazione di riforme che dovrebbero essere già in vigore da tempo.

Questo sta facendo perdere la poco pazienza rimasta ai politici tedeschi (i semplici cittadini l’hanno persa da tempo) e potrebbe portare a conseguenze davvero inimmaginabili fino a pochi mesi fa.

Ma ai politici e sindacalisti greci non importa nulla: quello che importa è ricevere qualche applauso oggi dalla folla inferocita e qualche voto in più alle prossime elezioni. Tutto il resto è noia.

Francia e Germania gelano la Grecia

Data 26 agosto 2012

Il premier greco Antonis Samaras si è recato in visita in Francia e Germania per chiedere la possibilità di rallentare l’applicazione delle riforme, ma ha ricevuto un secco no da Hollande e Merkel.

Nell’immaginario dei media Hollande è il buono, colui che vuole far pagare il 75% di tasse ai ricchi e alla classe media per poi poter ridistribuire ai poveri come un novello Robin Hood mentre la Merkel è la cattiva. In questi giorni però entrambi hanno avuto la possibilità di essere d’accordo su un tema: la Grecia non può e non deve rimandare sine die le necessarie riforme.

Antonis Samaras

La storia è nota a tutti ma è bene ricordarla: la Grecia è da anni sull’orlo del default per aver truccato i suoi bilanci, anzi senza gli artifici contabili non sarebbe nemmeno stata ammessa nell’euro. Ha ricevuto da Europa e Fondo Monetario Internazionale ingenti prestiti e ha potuto anche, in una sorta di default controllato, imporre agli investitori un taglio del valore dei loro titoli.

Ovviamente tutto questo è stato concesso in cambio di riforme che dovevano ridurre l’abnorme spesa pubblica greca e riportare così il bilancio entro dei limiti accettabili. Tuttavia questo non è successo e i vari governi greci hanno sempre tentato di rimandare le riforme a data da destinarsi, contando nel frattempo di poter evitare il default grazie ai massicci interventi esterni.

Il nuovo governo greco, guidato da Antonis Samaras, sembrava aver ricevuto dagli stessi elettori il mandato di rimettere a posto i conti pubblici e riportare così in alto l’onore della Grecia all’interno della comunità internazionale. Ma così non è stato. Il governo Samaras sta cercando quasi disperatamente di rallentare l’applicazione delle riforme, con pretesti di ogni genere. E lo stesso Samaras si è recato, con il cappello in mano, a chiedere a Merkel e Hollande di concedergli di non applicare le riforme subito.

Ma si è sentito rispondere un secco no: sarebbe devastante per l’Europa intera se questo ritardo fosse concesso ed è gravissimo che Samaras lo abbia pensato. Questi infatti sono gli argomenti che gli antieuropeisti, in crescita in tutti i paesi dell’area UE, usano per denigrare l’Unione. E inoltre queste sono le leve che gli speculatori usano per le loro manovre che fanno sempre danni.

La Grecia dovrebbe mettersi subito al lavoro, tagliare i costi della pubblica amministrazione, e orientarsi al turismo estero e all’export, tirando la cinghia per almeno un decennio.

La festa è finita, è l’ora di mettersi a lavorare per rimuovere le macerie.

La Grecia prova a rinviare le riforme

Data: 23 Agosto 2012

La Grecia è uno degli epicentri della crisi finanziaria europea e adesso il governo sta cercando di alleggerire i vincoli che sono stati messi dall’Europa e del FMI per l’erogazione degli aiuti con conseguenze negative sui mercati finanziari.

La Grecia è stata per settimane al centro dell’interesse dei media e dei mercati. Adesso l’interesse dei media sembra scemato, mentre quello dei mercati è più vigile che mai. Il fatto è che il governo greco ha ricevuto ogni genere di aiuti (due tranche di prestiti da Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale, possibilità di tagliare il debito dei creditori con un atto unilaterale, ecc..) in cambio della promessa di riforme economiche e del taglio della spesa pubblica.

Grecia in crisi finanziaria

Tuttavia i fatti hanno dimostrato che tagliare la spesa pubblica è, per il governo di Atene, impossibile. Non perché la spesa sia indispensabile, anzi, ma perché per ragioni elettoralistiche e populistiche non si vuole scontentare nessuno, finendo per scontentare tutti e portando, di fatto, il paese ellenico al default e quindi alla miseria più nera.

Un caso emblematico è costituito dal licenziamento di decine di migliaia di impiegati pubblici in esubero che poi sono stati subito dopo riassunti, magari anche con lo stipendio aumentato.

E proprio in questi giorni il governo greco sta provando persino a rinegoziare i patti con cui gli erano stati concessi i finanziamenti e la possibilità di tagliare il valore dei titoli. In pratica vorrebbe spostare l’applicazione delle necessarie riforme e dei necessari tagli a data da destinarsi, continuando a ricevere nel contempo cospicui aiuti europei.

In pratica si chiede ai contribuenti europei di continuare a pagare per la Grecia mentre i greci stessi non vogliono saperne di mettere freno alle loro spese. Una situazione che causa profonda irritazione in paesi come la Germania e la Finlandia che hanno i conti pubblici a posto e in cui i cittadini pagano le tasse (anche) per finanziare le spese pazze dei paesi meno virtuosi.

E questo tipo di scollamento che si viene a creare è davvero dannoso per la tenuta dell’Unione Europea ed è il miglior terreno di coltura per i partiti antieuropeisti.

Inoltre i mercati hanno fiutato il problema e hanno cominciato a punire l’Europa con un generalizzato aumento degli spread. Una situazione a cui il governo ellenico dovrebbe pensare prima di fare richieste di questo tipo, anche perché Germania e Francia non sono affatto disposte a concedere dilazioni o alleggerimenti del piano già concordato.

Dopo tutto, come dicevano gli antichi latini, pacta sunt servanda.

La disperazione della Grecia

Data: 10 Novembre 2012

La Grecia è ridotta in una condizione davvero drammatica, le voci parlano di un possibile default durante questo mese di Novembre. Il premier Samaras starebbe pensando ad un emissione di bond a brevissima scadenza per cercare almeno di ritardare questa evenienza, in attesa che l’Europa consegni alla Grecia un’altra tranche di aiuti da 30 miliardi di euro. Tuttavia la probabilità del default aumentano di ora in ora mentre le varie caste recentemente colpite da provvedimenti di austerità si preparano a mettere a soqquadro l’intero paese.

Che cosa potreste pensare di un medico che, chiamato a curare un paziente che sta morendo di cirrosi epatica da eccesso di alcool, gli somministrasse immediatamente una mezza bottiglia di chianti? Probabilmente che è incapace di fare il suo lavoro. E che cosa possiamo pensare del primo ministro greco che, con una mossa a sorpresa, pare stia per annunciare l’emissione di un bond da 5 miliardi di euro a brevissima scadenza? Una mossa molto dispendiosa, perché comporterà il pagamento di interessi salatissimi e che sposterà il problema solo di pochi.

premier greco samaras

Il premier greco Samaras

Il fatto è che in Novembre la Grecia si troverà a dover restituire prestiti per una cifra superiore ai 4 miliardi di euro e il governo greco non sa, letteralmente, dove andare a prendere i soldi. Ci sarebbe un aiuto, promesso dall’Europa, di 30 miliardi di euro, aiuto che metterebbe in salvo le finanze pubbliche del paese ellenico per alcuni mesi. Ma i governi europei sono scettici a riguardo delle promesse fatte dai greci e non hanno troppa fretta di erogare il finanziamento.

I greci non possono certo lamentarsi: sono stati loro a varare i provvedimenti di austerity tanto attesi con un colpevole ritardo, ritardo che ha irritato i partner europei. E non depone certo a favore dei decaduti discendenti di Pericle il fatto che le varie caste colpite dai provvedimenti di taglio alla spesa pubblica stiano mettendo a soqquadro il paese con un manifestazioni, saccheggi e scontri di piazza.

Il premier Samaras sta per intraprendere, dunque, la strada più facile. Ma sappiamo bene dove portano questo tipo di scelte: ad un ulteriore aggravio del problema. Orami il debito pubblico greco è esploso, probabilmente senza speranza. Pare che presto ci sarà un ulteriore provvedimento di taglio del valore dei titoli in mano agli investitori o comunque un taglio sugli interessi applicati, il che è praticamente la stessa cosa. Un taglio che segue quello già applicato qualche mese fa (e che qualcuno ha giustamente definito default selettivo) e che, tra l’altro, colpirà pesantemente sia la BCE che il fondo salva stati visto che la maggior parte dei titoli greci sono ormai nelle mani di queste istituzioni piuttosto che di privati o di banche.

E questo ovviamente farà irritare ancora di più i politici e in misura maggiore gli elettori di Germani, Finlandia, Olanda, paesi virtuosi che si trovano a pagare il salato conto delle spese pazze di altri.

E se tutto questo non basta, in alcuni circoli finanziari circola la voce che la Grecia potrebbe essere lasciata andare in default per dare un monito chiaro e preciso all’Italia: il caos interno che un default scatenerebbe potrebbe spingere almeno i politici italiani a intraprendere la strada del risanamento delle finanze pubbliche.

Ma detto per inciso, questo non sarebbe affatto un monito: il tipico politico italiano è abituato a pescare nel torbido, a solleticare gli appetiti e le emozioni più basse dell’animo umano e quindi una situazione di caos sociale ed economico sarebbe l’ambiente ideale per tanti personaggi che si atteggiano a difensori del popolo ma che in realtà sono i suoi peggiori nemico.

Che cosa avrebbe dovuto fare Samaras per evitare lo stallo e, soprattutto, di doversi indebitare ancora di più a tassi da usuraio? Probabilmente avrebbe dovuto bloccare d’imperio tutti i pagamenti dello Stato greco, ad eccezione degli stipendi della polizia e dell’esercito e delle spese per il servizio del debito.

mario monti

Il premier italiano Mario Monti: qualcuno dice che l’Europa stia facendo fallire la Grecia per dare un monito all’Italia

In questo modo avrebbe avuto più liquidità in mano per affrontare l’emergenza e si sarebbe anche fatto apprezzare dalle cancellerie europee. Il finanziamento di 30 miliardi sarebbe arrivato e la Grecia avrebbe potuto ripartire in un modo più sano. Ma spesso le decisioni giuste per un popolo sono anche quelle che meno pagano dal punto di vista politico, intendendo per politica l’arte di accapparrarsi più voti possibili alla prossima elezione, fosse anche quella per i rappresentanti di quartiere.

Osserviamo bene quello che succede in Grecia, perché in 2 o 3 anni in Italia succederà esattamente la stessa cosa. Chi ne ha la possibilità farebbe bene a iniziare a mettere in salvo i propri beni fin da ora. I nostri politici non faranno meglio di Samaras, questo è sicuro.

La Grecia ha bisogno ancora d’aiuto

Data: 23 Gennaio 2013

Secondo il Fondo Monetario Internazionale la Grecia avrebbe ancora bisogno di un forte aiuto da parte dei partner europei che hanno già contribuito pesantemente al risanamento del paese ellenico. Tuttavia non sono solo cattive le notizie che vengono da Atena: grazie agli interventi sulle retribuzioni la Grecia è riuscita a far schizzare il suo indice di competitività e questo, unito alla diminuita probabilità di un’uscita del paese dall’Euro, ha fatto aumentare sensibilmente l’afflusso di capitali esteri nel paese. Insomma, grazie alla cura che il paese ellenico ha appena intrapreso, ha potuto salvarsi dalla bancarotta e ha potuto recuperare la speranza di crescere, in un futuro immediato.

Certo tutto questo è stato fatto a scapito, prima di tutto, degli investitori che avevano investito sulla Grecia e che sono stati costretti a ridurre volontariamente il loro debito. Il verbo costretti fa capire chiaramente che si è trattato di un default selettivo e come tale andrebbe trattato, comunque uno spesso velo di ipocrisia è stato steso sulla faccenda sia dalle istituzioni europei sia dai grandi gruppi finanziari.

Ovviamente la Grecia si è salvata soprattutto grazie agli aiuti forniti dall’Eurogruppo. Proprio a tal proposito, il FMI fa notare che il paese ellenico ha bisogno di ulteriori aiuti per riuscire a rendere stabile e sostenibile il proprio debito entro il 2016. Tra i consigli che il Fondo fornisce ai partner europei c’è anche quello di azzerare gli interessi che la Grecia deve pagare sugli aiuti ricevuti.

la Grecia ha bisogno di altri soldi

E sarebbe davvero una beffa per l’Italia che comunque è costretta a pagare interessi ancora molto salati sul suo debito pubblico dover poi finanziare a costo zero un altro paese in crisi. E in effetti proprio a tal proposito molti osservatori hanno fatto notare che se non ci fossero stati gli aiuti alla Grecia la nostra situazione di bilancio pubblico sarebbe stata migliore.

E oltre all’azzeramento degli interessi sugli aiuti l’FMI ritiene necessari ulteriori 6 miliardi all’anno di trasferimenti. Una cifra piuttosto elevata, che fa capire come le riforme del governo greco siano bel al di là dall’essere radicali.

Tuttavia, come detto in apertura, riforme di piccola entità sono meglio di nessuna riforma o, peggio, di aumenti della pressione fiscale come è avvenuto in Italia. E la cosa davvero positiva è che l’economia reale sta ripartendo grazie ai tagli salariali e agli investimenti di capitali esteri. I Greci potranno finalmente uscire dal tunnel della povertà in cui la politica li aveva spinti.

Ma non di sola Grecia vive l’Europa.

Il caso Cipro è sempre più grave, oggi si riunisce l’Eurogruppo che dovrà esaminare la situazione delle banche dell’Isola e dovrà decidere se e come aiutare il paese a uscire dal pauroso rischio di default. Abbiamo già affrontato l’argomento nel passato, quello ceh voglio ribadire è che Cipro non si trova a rischio per politiche dissenate come la Spagna, l’Italia o la Grecia ma prorpio perché si decise a suo tempo di procedere ad un taglio del valore dei titoli greci, moltissime dei quali in mano alle banche dell’Isola.

Sarebbe dunque opportuno, oltre che moralmente sacrosanto, procedere al salvataggio. Sappiamo bene perché non lo si fa: per ragioni ideologiche e per punire la libertà di pensiero finanziaria di Cipro, che non si è mai voluta adeguare al pensiero unico.

La Grecia volta le spalle all’Europa che l’ha salvata

Data: 20 Maggio 2013

La Grecia è stata salvata dall’Europa che ha messo mano al portafogli mediante il fondo salva Stati a cui hanno contibuito tutti gli Stati europei, Italia compresi. Giusto per farci un’idea, l’Italia ha versato più di quanto ha incassato con l’IMU sulla prima casa. E se questo non basta, la stessa Europa ha consentito alla Grecia di tagliare il suo debito, costringendo i suoi debitori a rinunciare ad una parte sostanziosa del debito. E questa mossa ha messo in ginocchio Cipro che è stata abbandonata al suo destino.

Il governo greco avrebbe dovuto dimostrare come minimo un po’ di riconoscenza verso l’Europa e invece sta svendendo, letteralmente svendendo, il patrimonio pubblico del Paese a Cina e Russia, paesi che evidentemente non hanno messo un solo euro per il salvataggio del Paese.

Prima è toccato al sistema di trasporti del Paese che è finito nelle mani dei cinesi: la cosa in fondo non interessa molto all’Europa, anche se condanna definitivamente la logistica del Paese ellenico.

Adesso il gioverno Samaras sta trattando con i russi di Gazprom la cessione della rete del gas del Paese. Una mossa che serve a Gazprom ad accerchiare l’Europa, imponendo un monopolio senza precedenti sulle indispensabili forniture energetiche. La Russia di Putin in questo modo si garantisce la possibilità di ricattare l’Europa e condizionarne la politica. Non è un caso che non solo l’Unione Europea ha protestato in maniera formale, ma anche il Dipartimento di Stato USA non ha gradito l’accordo.

La svendita dei pochi gioielli di famiglia è l’ultimo passo del declino greco. Probabilmente i politici greci che la stanno portando a termine si faranno ricchi con queste vendite, ma l’Europa intera è messa a rischio. Probabilmente quando si tratterà di negoziare il prossimo piano di aiuti ai greci (che se svendono quel poco che rimane saranno ancora più poveri di adesso) queste cose dovranno pesare. Parecchio.

Grecia, la tragedia diventa farsa

Data: 27 Agosto 2013
La Grecia sta vivendo un momento di crisi economica senza precedenti, trascinata nel vortice del più grave dissesto finanziario europeo del secondo dopo guerra da una politica inetta, corrotta e incapace di guardare al di là dell’orizzonte della prossima competizione elettorale.

Ebbene, la tragedia di un intero popolo diventa farsa se si guarda ai tentennamenti continui dei politici, incapaci di portare a termine le vere riforme che farebbero ripartire il paese.
L’ultima trovata del governo greco è quello di aumentare la scadenza e diminuire gli interessi sui 220 miliardi di euro di debito che Atene ha contratto con Europa e FMI.

In questo modo il debito potrebbe scendere sotto la soglia del 180% su cui è attualmente attestato. Non fa niente se quei soldi sono stati prestati anche da paesi che hanno fatto immensi sacrifici come l’Italia e che si sono dovuti a loro volta indebitare sui mercati per ottenerli.

Insomma, noi italiani ci troviamo con un debito pubblico che è cresciuto per prestare soldi ai greci e adesso i greci vorrebbero restituirceli con più tempo e con minori interessi. Una vera e propria beffa che lascia intuire qual è l’obiettivo del governo greco: non pagare più nulla e gabbare tutti.

Ovviamente se per la Germania questo colpo potrebbe essere in qualche modo attutito, per gli altri paesi in crisi sarebbe un colpo troppo duro e porterebbe sicuramente a gravi problemi di equilibrio finanziario.
Ma il governo greco ci è riuscito già due volte a tagliare il debito, a danno degli investitori privati, adesso ci riprova a danno dei partner europei e del FMI.
Quando questo colpo riuscirà (perché i ricatti di Atene alla fine funzionano) si punterà al capolavoro: svalutare i titoli greci in mano alla BCE. Ma a quel punto credo che i tedeschi faranno saltare, giustmente, il tavolo.

Elezioni in Grecia: l’Unione Europea trema

Data: 8 gennaio 2015

La mancata elezione di un nuovo Presidente della Repubblica negli ultimi giorni del 2014 (il 73enne ex commissario dell’Unione Europea Stavros Dimas, candidato del governo di centro destra guidato da Antonis Samaras, non ce l’ha fatta), ha portato come da Costituzione allo scioglimento immediato del Parlamento della Grecia e quindi a nuove elezioni (anticipate), che si terranno il prossimo il 25 gennaio.

Ennesime elezioni anticipate quindi per il popolo greco, che stavolta si troverà di fronte ad una scelta netta: da una parte la sinistra di Syriza guidata da Alexis Tsipras (forse l’unica vera sinistra rimasta in Europa in tempi di globalizzazione), che vuole porre fine all’austerity imposta senza pietà ed in maniera dittatoriale dalla Troika ed ottenere un taglio cospicuo di circa 303 miliardi sul debito greco, in mano per l’80% proprio a Bce, Ue e Fondo Monetario Internazionale, dall’altra il centro destra di Samaras, filo europeista.

I sondaggi danno in vantaggio Tsipras, l’unico in grado di rimettere al centro della politica greca delle proposte a favore della sempre più povera ed oppressa popolazione. Il leader greco promette in caso di vittoria i seguenti provvedimenti: l’aumento delle pensioni, il ritorno della tredicesima per i pensionati più poveri, l’aumento dello stipendio minimo, l’elettricità gratis per le famiglie non abbienti ed un nuovo impulso di investimenti pubblici per ricreare occupazione.

Il centro destra del Premier uscente Samaras è secondo i sondaggi dietro di 3 punti scarsi (Tsipras ha decuplicato i suoi voti in pochi anni), ma lo svantaggio si starebbe assottigliando per l’imponente campagna elettorale che la destra greca sta facendo puntando tutto sul fatto che se si esce dall’Ue, si va verso il default e la miseria più nera. In realtà Tsipras non vuole uscire dall’Euro, ma chiede di rinegoziare le condizioni criminali a cui il popolo greco è assoggettato da troppi anni. La campagna di Samaras è aiutata dalle dichiarazioni della Germania, che ogni giorno ricorda che: “Chiunque sarà eletto, dovrà rispettare gli impegni presi dai precedenti governi ellenici”.

“Noi o loro, l’Europa o il caos”, afferma continuamente Samaras, mentre la Bce fa sapere che se non si rispetteranno i patti precedenti e non si firmerà il nuovo piano di salvataggio (che prevede l’obbligo per la Grecia di effettuare nuovi tagli di spesa per almeno 2 miliardi, a fronte di un Paese già devastato da tasse elevatissime, servizi inesistenti, pensioni bloccate e senza tredicesima, disoccupazione alle stelle ed anche i medicinali salva vita a pagamento per i cittadini) a fine Febbraio da 240 miliardi, la stessa Banca Europea taglierà i fondi alle banche greche.

Le Borse europee ed i mercati economico-finanziari in generale, fino al 25 Gennaio almeno, c’è da scommettere che continueranno a vivere giorni di tensione e di fluttuazione come questi, perchè dall’esito di queste elezioni possono cambiare molti scenari importanti: la Grecia con Tsipras (che dovrà comunque cercare degli alleati in Parlamento per poter governare) obbligherà i falchi dell’Ue a fare concessioni ed aprirà quindi una breccia nella forma mentis del rigore degli ultimi anni, breccia che potranno sfruttare anche altri Stati come l’Italia, o sarà ancora la campagna di paura filo europeista di Samaras ad avere comunque la meglio?

La Grecia ed i mercati: si attendono gli esiti elettorali

Data 19 Gennaio 2015

Ormai, la sinistra viene data per vincente. Tutti i sondaggi portano in testa Syriza, il partito anti-euro. E la situazione rischia di creare grossi problemi ed un aumento delle tensioni alla Grecia, di fronte ad un’economia strutturalmente fragile. Le prossime elezioni sono previste per il 21 gennaio, data molto importante, dato che i pronostici dovessero avverarsi è da attendersi un vero e proprio putiferio per i mercati internazionali. Quali potrebbero essere le possibili conseguenze?

La rottura dei rapporti con l’Europa

Molto probabilmente la prima conseguenza sarà un aumento della tensione con l’Europa, dato che non è possibile e non ammesso dalle regole europee uscire dall’Unione, unilateralmente.

La Grecia, tra gioie e dolori, è rientrata da poco sul mercato dei capitali e la cosa è stata presentata con sonoro squillo di trombe: i titoli di stato greci, infatti, offrivano rendimenti interessanti e competitivi nell’area euro, soprattutto rispetto agli analoghi italiani. Gli investitori si sono subito fiondati a capofitto ad acquistare titoli di stato greci che hanno avuto successo, non appena collocati sul mercato.

Tutto questo non ha certo migliorato la situazione in cui versa l’economia greca che, anzi, è dovuta ricorrere al collocamento forzoso di ulteriori titoli di stato a brevissimo termine, costringendo le banche ad acquistarle. Mossa che ha messo in difficoltà anche gli stessi istituti finanziari dove negli ultimi giorni sta avvenendo la classica “corsa agli sportelli”: i depositanti ritirano i soldi, senza pensarci un secondo di più, nel timore che la rottura prevista dei rapporti con l’Europa se la formazione Syriza dovesse vincere conduca a nuovi obblighi nei confronti dell’Europa. Le banche sono letteralmente in panico e hanno bisogno di urgente rifinanziamento delle riserve, anche ricorrendo a prestiti più proibitivi del solito (fondi di emergenza).

Molto probabilmente si tratta solo di promesse politiche

D’altronde, già abbiamo sotto l’occhio situazioni in cui ci si presenta con determinati progetti che suona popolari (anche anti-euro, volendo) e si finisce col rendersi conto una volta saliti al potere che un progetto del genere sia impossibile da realizzare.

La Grecia ha accumulato un debito astronomico, non solo con l’Europa ma anche con il Fmi che si è, proprio in questi giorni dichiarato contrario alla rinegoziazione del debito. La Grecia, è stato detto, è obbligata a mantenere gli impegni assunti. Una dura “spina al fianco” per la Grecia che non può che cedere alle rigidità, cercando diplomaticamente delle soluzioni di compromesso, cosa che non può certo essere ottenuta ritornando ad una valuta domestica che intanto non sarebbe accettata dai mercati internazionali, o se pure lo fosse il valore di scambio sarebbe ridotto ai minimi termini. Spesso, è facile interpretare i fabbisogni dell’economia monetaria in termini solo dell’economia interna, ma non si può prescindere purtroppo dalla dipendenza con il resto del mondo per tutte le risorse che, se non importate, causerebbero un blocco alla produzione, ai trasporti ed ai settori cruciali dell’economia.

Il fantasma del “default” aleggia ancora sulla Grecia ma ormai non si crede più a tale parola, dato che la rete degli accordi internazionali un compromesso riesce pur sempre a trovarlo.

Ma Syriza non afferma recisamente di voler dare battaglia per uscire dall’Europa, quanto di rinegoziarlo, considerando che il debito è arrivato a toccare più del 150% del Pil. Il problema è che non sarà facile che l’Europa ed il Fmi cedano, tagliando il debito, o prorogando le scadenze come già più volte è stato fatto, sullo sfondo del piano di salvataggio e degli aiuti internazionali di cui si è avvantaggiata l’economia greca.

Guadagnare con la Grecia contro lo Troika

Data: Febbraio 11 Gennaio 2015

La vincita di Alexis Tsipras in Grecia è una vittoria epocale, per la prima volta un partito davvero di sinistra vince le elezioni, e per la prima volta con fermezza e convinzione il neo eletto dichiara l’intenzione di voler uscire dall’austerità, che a suo parere avrebbe portato la Grecia verso la crisi.
Come si può immaginare, la posizione di Tsipras porterà a lunghe e difficili trattative verso gli altri paesi dell’eurozona, primo tra tutti la Germania, che non apprezza affatto la volontà del governo greco di non rispettare le condizioni del programma di aiuti, e soprattutto quella di sbarazzarsi dei supervisori della Troika, il gruppo di creditori di Atene formato dalla Commissione europea , dalla BCE e dal Fondo monetario internazionale.

Gli economisti temono che una prolungata situazione di stallo tra la Troika e il nuovo governo greco possa innescare ancora più incertezza, con il rischio di condurre addirittura ad un’uscita della Grecia dall’euro.
Nei giorni scorsi è stato intanto proprio Draghi a preparare una battuta d’arresto sulla via dell’anti-austerity di Tsipras, vietando alle banche elleniche di poter chiedere un rifinanziamento portando a garanzia i propri titoli di Stato, considerati da Draghi ad altissimo rischio

Immediate le reazioni della borsa greca, che dopo un primo rialzo seguito alle elezioni, registra un crollo del 9% con uno spread che sale; al ribasso anche le borse europee, dopo le dichiarazioni del presidente della BCE.
La situazione non lascia immune neppure il mercato Asiatico, dove gran parte delle borse ha registrato un ribasso.
La volatilità degli indici azioni tedeschi e greci ci ha permesso di mettere in atto le strategie di spread trading sulla volatilità portandoci ad uno strepitoso risultato di +23% in solo 3 settimane.

andamento spread

Petrolio

I prezzi del petrolio sono aumentati di quasi il 20% nelle ultime sei sessioni, ma rimane circa il 50% al di sotto del massimo a partire dalla metà dello scorso anno a causa di timore su un eccesso mondiale di produzione di petrolio.
L’OPEC ha pubblicato un report dove si prevede più domanda per sé e meno per gli Stati Uniti, proprio a causa della diminuzione del numero di impianti petroliferi negli USA.
Il rimbalzo dei prezzi è stato accompagnato da un’alta volatilità sul mercato.
I futures sul greggio hanno subito oscillazioni quotidiane che hanno toccato il 9% rispetto alla scorsa settimana.
Dal grafico si evince come i prezzi del Brent siano in ipercomprato rispetto ai prezzi del WTI e quindi pensiamo di rivedere rallentare la crescita rialzista per le prossime sedute.

andamento petrolio

Molti analisti ritengono che il mercato rimarrà in eccesso di offerta nella prima metà dell’anno, mentre la diminuzione degli impianti d’estrazione del petrolio e un ridimensionamento del piano di nuove esplorazioni suggeriscono che l’eccesso sul petrolio possa esaurirsi velocemente.

La Grecia ha un piano segreto per il ritorno del Drachma come valuta nazionale

Data: 6 Aprile 2015

dracma‘Siamo un governo di sinistra. Se dovessimo scegliere tra un default all’IMF o un default per la nostra gente, è un gioco da ragazzi ‘, ha affermato Yanis Varoufakis.

La Grecia sta elaborando piani drastici di nazionalizzazione del sistema bancario del paese in modo da poter introdurre una moneta parallela, il Drachma, per poter pagare le bollette a meno che la zona euro si adoperi per disinnescare la crisi latente, ammorbidendo le esigenze della nazione ellenica.

Fonti vicine al partito di Syriza hanno affermato che il governo è determinato a mantenere i servizi pubblici in esecuzione, e pagare le pensioni anche in questo momento dove i fondi stanno finendo. La Grecia potrà essere costretta a fare un passo senza precedenti non rispettando il primo pagamento previsto per la prossima settimana verso il Fondo Monetario Internazionale. Sarebbe senza dubbio un evento senza precedenti.

La Grecia non ha abbastanza soldi per pagare il Fondo Monetario Internazionale per la somma di ben 458 milioni di euro il giorno del 9 aprile, e non sono presenti soldi nemmeno per coprire i pagamenti per gli stipendi e la sicurezza sociale per il 14 aprile, a meno che la zona euro si impegni ad erogare la nuova tranche del suo accordo per il salvataggio della Grecia.

‘Siamo un governo di sinistra. Se dovessimo scegliere tra un default all’IMF o un default per la nostra gente, è un gioco da ragazzi ‘, ha affermato Yanis Varoufakis, Ministro della Finanzia della nazione ellenica.

“Questo problema causerà un furore nei mercati e ciò significherà che l’orologio dei mercati inizierà ad andare molto più velocemente”, ha detto la fonte del “The Telegraph”.

Syriza, il governo di sinistra radicale, preferirebbe limitare il contenzioso con i creditori dell’Unione europea, ma i primi pagamenti sono dovuti al FMI. Mentre il partito non vuole innescare un default formale al FMI, si pensa che sia sempre più necessaria un caduta nel pre-default come escalation necessaria nella sua resa dei conti con Bruxelles e Francoforte.

L’opinione di Atene è che le potenze creditrici UE devono ancora capire che il panorama politico è cambiato radicalmente dopo l’elezione di Syriza in gennaio e che dovranno fare concessioni reali se desiderano evitare una rottura disastrosa dell’unione monetaria, un risultato che hanno escluso più volte, giudicandolo come “impensabile”.

Grecia: ultimo atto di una tragedia grottesca

Data: 21 Aprile 2015

TSIPRASLa Grecia è arrivata ormai all’ultimo atto di una tragedia che, da sempre, ha sempre avuto i contorni di una commedia grottesca. Adesso il governo greco dell’eroe popolare Alexīs Tsipras, salito al potere promettendo di spezzare le reni della Troika è stato costretto a requisire, di fatto, i fondi di tutti gli enti pubblici, locali o economici, e probabilmente anche delle società pubbliche quotate in Borsa. Tutti saranno costretti a vincolare la liquidità in un conto presso la Banca di Grecia.

La ragione di questa mossa disperata è semplice: le casse della Grecia sono ormai vuote. Tsipras si è rifiutato di fare qualunque tipo di riforma, anzi ha proposto misure che portano ad incrementare la disastrata spesa pubblica greca. I proclami demagocici che lo hanno portato alla Presidenza a furor di popolo hanno distrutto quel poco di fiducia che la Grecia stava recuperando a poco a poco con le prime timide riforme.

E poi è venuto il braccio di ferro con la Troika, vero e proprio chiodo fisso di Tsipras e dei suoi estimatori europei: ma senza un accordo con i partner internazionali la Grecia non potrà ricevere i finanziamenti necessari a ripagare i debiti in scadenza e pagare stipendi e pensioni. Di fatto sarebbe il tanto temuto default che avrebbe conseguenze disastrose per il paese ellenico e per tutti i paesi meno virtuosi dell’Unione Europea.

La misura presa dal governo greco è disperata ma probabilmente non sarà nemmeno sufficiente a fermare la corsa verso il baratro. Si sussurra che il governo stia per fare un’altra mossa disperata: iniziare a pagare pensioni e dipendenti pubblici con una sorta di cambiale, una promessa futura di pagamento, che diventarebbe di fatto una moneta parallela all’euro ed emessa direttamente dal Governo. Niente di male in teoria (ci dispiace per i pensionati e dipendenti pubblici che riceveranno questa carta straccia ma è un destino che hanno scelto con il loro voto) ma i trattati che hanno dato vita all’euro proibiscono di emettere una moneta parallela e alternativa.

Per Tsipras e i suoi ammiratori i trattati valgono meno della carta straccia e quindi non ci sarebbe un problema. E probabilmente questa Europa paurosa e senza un nerbo non protesterebbe più di tanto. Ma ormai siamo veramente all’atto finale: senza un ulteriore intervento europeo o un ennesimo taglio del debito, la Grecia è destinata al default.

Ma che cosa succederebbe in caso di default greco? La Grecia non necessariamente uscirebbe dall’Euro ma la cosa è molto probabile. Anche il sistema bancario greco, fino ad esso sostenuto dai robusti aiuti della BCE di Mario Draghi, si troverebbe improvvisamente allo scoperto e dovrebbe trovare, chissà dove, le risorse per continuare a stare in piedi.

La cosa tragica e comica allo stesso tempo è che i greci non solo hanno votato in massa Alexīs Tsipras, ma la sua popolarità continua a crescere anche dopo che sta praticamente annientando i miseri resti dell’economia greca. Di questo passo ci vorranno decenni per una ripresa. Ma ai greci sta bene così, prendersela contro l’Europa o contro la Merkel non ha prezzo evidentemente. Da notare, però, che gli stessi greci che esaltano il loro Presidente ormai hanno praticamente smesso di pagare le tasse e stanno mettendo in salvo i loro risparmi alla massima velocità possibile, aggravando la crisi del sistema bancario.

Le ultime ore dell’EURO e della Grecia

Data: 13 Giugno 2015

Queste ore potrebbero essere le ultime in vita di un EURO e di un’EUROPA così come la conosciamo.
I problemi legati alla mancanza di liquidità della GRECIA potrebbero presto risolversi con un’uscita definitiva dall’EURO e le conseguenze sarebbero drastiche per il sistema europa che oggi conosciamo.
Analizzando i grafici forex si evidenzia già una fase di debolezza del cross forex EURUSD che ci mostra ancora una volta un possibile “bias” a favore di un altro ribasso verso i minimi storici con potenziale sotto 1,05.

grafico forex

Dal grafico forex della metatrader di Markets si evidenzia già la forza della resistenza di lungo periodo che ha frenato il rimbalzo tecnico dai minimi di Marzo.

Adesso il tutto dipende da 2 fattori, il primo macroeconomico che non possiamo prevedere e conoscere… e l’altro fattore è l’analisi tecnica che ci impone di prendere posizioni ribassiste in questa fase e di rafforzarle sotto la media a 21 periodi che questa settimana è riuscita a trattenere le quotazioni ancora una volta.

La Grecia è finalmente destinata a proseguire per la propria strada, senza l’Euro

Data: 16 Giugno 2015

Ormai sono mesi che ne parliamo, ma la situazione continua a peggiorare in quanto non è ancora stato trovato un accordo tra il Fondo Monetario Internazionale e i debitori in Grecia.



Nel 2012 gli analisti avevano pensato, proprio come in questa situazione, che la Grecia dovrebbe dichiarare il default ed uscire dall’Eurozona.

Le paure sono ancora però tante, in quanto un’uscita prematura dall’Eurozona da parte della Grecia, potrebbe destabilizzare tutta l’Europa, e sopratutto l’Euro.

A luglio 2015 la Grecia dovrà infatti pagare per 3.5 miliardi di euro alla Banca Centrale. 30 giorni dopo, dovrà pagarne 3.2 miliardi.

Dopo ben 2 giorni di negoziato tra la Grecia e i suoi creditori, i dialoghi sono purtroppo terminati in un nulla di fatto. Ci doveva essere un accordo last minute, ma così non è stato in quanto non si è riusciti a sbloccare i nuovi piani di salvataggio che sarebbero dovuti arrivare a salvare la nazione Ellenica.

Il portavoce della Commissione Europea si è dimostrato molto poco speranzoso però, affermando che la scorsa sera, il divario tra le due parti è ancora molto. La Grecia ha prontamente risposto, affermando che le richieste erano a dir poco irrazionali da parte dei creditori Europei.

Nonostante qualche piccolo progresso, le discussioni non hanno proseguito più di tanto. E i mercati sono molto preoccupati, Atene in testa, che perde più del 5% in borsa.

Ecco le parole del comunicato di Alexis Tsipras:

“Si può sospettare solo su delle motivazioni politiche dietro il fatto che le istituzioni insistono su ulteriori tagli alle pensioni, nonostante ci siano stati cinque anni di saccheggi attraverso il memorandum. Il governo greco ha negoziato con un piano specifico e di proposte documentate. Aspetteremo pazientemente finchè le istituzioni aderiscano al realismo. ”

Queste parole risuonano come un rombo di tuono in tutta l’Europa, con una posizione chiara e netta, con una Grecia che sembra sempre più pronta ad abbandonare l’Europa.

Tsipras ha anche parlato circa le insistenti voci su una possibile risoluzione dei negoziati:

“Non portiamo soltanto sulle nostre spalle un passato fatto di sforzi. Ma portiamo sulle nostre spalle la dignità delle nostre persone, e le aspirazioni di tutti gli Europei. Non possiamo ignorare questa responsabilità. Non è una questione di testardaggine ideologica. Ha a che fare con la demarcazione”.

Intanto la coppia EUR/USD sembra procedere in maniera laterale. Dopo aver trovato una leggera resistenza proprio sul livello di 1.25, la coppia sta procedendo lateralmente sul livello di 1.12. Perde molto di più GBP/USD andando a 1.5520.

Intanto Nowotny ha detto che sta ad ogni Banca Centrale calcolare i rischi di una possibile uscita della Grecia dall’UE.

Grecia: epilogo tra farsa e tragedia

Data: 29 giugno 2015

Siamo ormai arrivati all’epilogo della crisi greca, gestita da un governo cialtrone e furbetto che ha sempre fatto di tutto per non pagare i propri debiti e farli invece pagare ai contribuenti europei. Insomma, i greci devono continuare ad andare in pensione a 50 anni, prendendo molto di più di quello che hanno versato. E peccato che a pagare il tutto devono essere i tedeschi, che invece in pensione vanno a più di 60 anni e che soprattutto non incassano più di quello che hanno versato. Ma tant’è, il duo Tsipras – Vaffankulis aveva deciso di giocare sporco e alla fine hanno fatto sbroccare perfino i di solito compassati parner europei.





Ma nemmeno l’epilogo della crisi li ha visti seri:
prima hanno fatto prelevare centinaia di milioni di euro dalle banche e solo dopo hanno deciso (più che giustamente) di bloccare la possibilità di prelevare per i greci. E’ un tipico comportamento da commedianti: hanno lasciato dissanguare le banche perché sapevano perfettamente che la BCE era pronta a fornire fondi di emergenza. E visto che avevano deciso di andare dritti dritti al default, sapevano anche che questi fondi di emergenza non sarebbero stati mai ripagati.

Per fare un paragone, pensiamo a due cialtroni che vanno in un ristorante e si abbuffano pur non avendo un centesimo per pagare il conto. Quando il conto arriva prendono un po’ di tempo con il cameriere e nel frattempo si fanno portare altre porzioni di dolce e si abbuffano ancora, prima di essere sbattuti fuori a calci.

Che cosa penseremmo dei due cialtroni? Che sono, appunto, due cialtroni che non pagano i propri debiti e che anzi vogliono vivere a spese degli altri. Ma che cosa pensare del ristorante che continua a servire loro dei dolci pur sapendo che non hanno i soldi per saldare il conto? Che è gestito in maniera stupida e che probabilmente chi ha servito il dolce, sapendo che i clienti non avevano i soldi per pagare, dovrà farlo di tasca sua.

Ebbene, il comportamento della BCE è stato questo: continua a sostenere il sistema bancario greco pur sapendo che i soldi prestati alle banche elleniche non saranno mai restituiti. A pagare, ovviamente, saranno i contribuenti europei, tedeschi in testa ma alla fine ci rimetteranno tutti, anche gli italiani che invece i compiti a casa, in qualche modo, li avevano fatti.

Il problema dell’Italia è doppio: da una parte non vedrà più le decine di miliardi di euro prestati incautamente alla Grecia. Dall’altra sarà colpita duramente dalla più che giustificata caduta di fiducia dei mercati finanziari. Già in queste ore stiamo vedendo che lo spread sale: e questo significa che l’Italia pagherà di più per interessi sul debito. Già da quest’anno, di fatto, gli italiani saranno chiamati a pagare parecchi miliardi di euro in più: e se pensiamo che la famigerata IMU sulla prima casa valeva appena 4 miliardi di euro, c’è veramente da aver paura di quello che potrà succedere. Perché quando c’è da trovare risorse aggiuntive il governo italiano, non meno cialtrone di quello greco, ha sempre e solo un riflesso condizionato: aumentare le tasse. Di fermare il grande banchetto di partiti e sindacati, invece, non se ne parla proprio.

Questo significa che dopo la Grecia, tocca a noi. Auguri.

Varoufakis: La Grecia non pagherà il FMI ma spera comunque di trovare un accordo

Data 11 Luglio 2015

Il mercato sembra voler credere in un dialogo. Milano guadagna 1 punto percentuale, buono anche il resto d’Europa, dopo l’apertura di Wall Street i cali sono comunque molto contenuti. Lo spread migliora a 150 punti con un rendimento BTP a 2,33%. L’euro si è riportato nei confronti del dollaro allo stesso livello prima di tutto il turbinio della scorsa settimana.

Sembra che la Grecia abbia confermato quello che abbiamo aspettato da mesi – andrà in default a meno che non sarà trovato un accordo in queste ore.

Reuters ha scritto su Twitter che della Grecia il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha confermato che la Grecia non pagherà al Fondo Monetario Internazionale la rata di 1.6 miliardi di euro dovuta proprio oggi.

I funzionari governativi hanno segnalato al Wall Street Journal ieri che questo sarebbe il caso, ma finora hanno avuto delle fonti soltanto anonime. Varoufakis è secondo solo al primo ministro Alexis Tsipras nella gerarchia greca.

La Grecia andrà ufficialmente in default a mezzanotte se nessun pagamento sarà effettuato, ma Varoufakis sembra voglia mettere a tacere tutti i dubbi possibili

Quando è stato chiesto se la Grecia farà il pagamento FMI oggi o meno, Varoufakis ha subito detto di “No”, secondo Channel 4 News.

I colloqui tra la Grecia e i suoi creditori si sono rotti nel corso dello scorso fine settimana, e il Primo Ministro greco Alexis Tsipras ha indetto un referendum sul pacchetto di salvataggio e le misure di austerità imposte dall’UE, in programma questa domenica.

In risposta, le banche greche sono state chiuse, e i controlli sui capitali sono stati messi in atto.

Se la Grecia mancherà un pagamento al FMI significa che il paese non sarà in grado di ottenere più finanziamenti dal Fondo Monetario Internazionale, che era pronto per rilasciare 7.2 mld di euro per la Grecia con un nuovo accordo.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker hanno entrambi detto che la “porta rimane aperta” per la Grecia per negoziare un nuovo accordo di salvataggio, e hanno invitato i greci a votare “sì” al piano di salvataggio per quanto concerne il referendum di Domenica prossima.

E’ poi in queste ultime ore arrivata una nuova proposta del presidente della commissione Jean-Claude Juncker, che ha fatto una telefonata in queste ore, dicendo a Tsipras che la Commissione ha indicato ai greci che “metterà a disposizione tutte le possibili risorse”.

La Merkel, comunque, continua ad essere categorica “A mezzanotte scade il programma, non ci sono altri veri segnali”.

Anche delle ultimissime ore sono le dichiarazioni di Varoufakis, che riassumendo:

– Spera per una più grande flessibilità da parte dei creditori
– Vede il referendum come parte del processo dei lunghi negoziati

Resta il fatto, che forse il referendum è stato un grande errore da parte di Tsipras, e la sua sedia e il suo governo stanno ballando sempre di più, e adesso le speranze per sopravvivere nel mese di luglio nella sua scrivania, sono sempre più poche.

Intanto i Greci continuano a soffrire, si pensa che i ritiri dagli ATM verranno abbassati da 60 euro al gg a solo 20 €/gg.

L’errore di Tsipras

Data 2 Luglio 2015

Il referendum greco doveva essere un’arma contro l’Europa delle banche ma l’abilità politica e finanziari della Merkel e del fondo FMI americano hanno ribaltato la situazione dopo l’errore di Tsipras di un possibile accordo pre-referendum.

Adesso la Merkel si è dimostrata più intelligente e ha forzato i greci a votare SI… infatti il SI è apparentemente l’esito favorito…

Se vince il SI la Merkel e le banche prosciugheranno i risparmi dei greci, acquisiranno poteri e aziende e impoveriranno la popolazione.
Se vince il SI allora Tsipras si dovrà dimettere e la Merkel metterà al suo posto un uomo di fiducia (diciamo un uomo espressione della volontà della banche).
Se vince il NO il popolo greco sarà costretto a vivere sotto pressione e crisi finanziaria

Come è evidente nessuna soluzione sarà utile al popolo greco.

Personalmente preferiamo la vittoria dei NO… perchè in questo modo la Grecia sarà l’unica responsabile del proprio futuro, sia glorioso che fallimentare. Inoltre darebbe una svolta anche all’Europa che oggi conosciamo… lontana dagli ideali di chi ha voluto crearla.

Varoufakis si dimette a sorpresa. La Grecia intanto pensa ad una moneta parallela

Data: 10 luglio 2015

Tsipras ne ha avuto abbastanza di Varoufakis, il ministro rockstar senza cravatta. Adesso è finito tutto però, perché nella giornata di Lunedì, Varoufakis si è dimesso. Scopriamo quindi perché.

Yanis Varoufakis, che è stato il ministro delle finanze Greco fino a Lunedi mattina, è stato allontanato dal suo incarico di lavoro dopo aver detto un giornalista che la Grecia potrebbe introdurre una valuta parallela nelle prossime settimane.

Il cash sta andando via velocemente dalle banche greche, al momento, e il governo ha un disperato bisogno di soldi per fare i pagamenti dovuti alla fine del mese, come ad esempio le pensioni.

Servono euro per alcune cose (compresi i rimborsi del debito alla Banca centrale europea), ma la Grecia potrebbe pagare i dipendenti pubblici e i pensionati attraverso una sorta di sostituto che i commercianti sarebbero legalmente obbligati ad accettare.

Varoufakis ha suggerito la possibilità al del Telegraph durante il fine settimana che:

Se necessario, rilasceremo liquidità parallela in stile californiano attraverso gli IOU, in formato elettronico. Avremmo dovuto farlo una settimana fa

, ha detto Yanis Varoufakis, il ministro delle finanze.

La California ha emesso buoni temporanei per pagare le bollette ai contraenti quando la liquidità fu prosciugata dopo la crisi Lehman nel 2008. Mr Varoufakis insiste sul fatto che questo non può essere un preludio a Grexit ma una azione legale nei limiti dell’unione monetaria.

E secondo il Wall Street Journal, lunedì, il primo ministro Alexis Tsipras ha deciso di sostituire Varoufakis da diverso tempo, data la sua scarsa relazione con gli altri ministri delle finanze europei.

Ecco ciò che il The Journal ha affermato:

La popolarità del signor Varoufakis in Grecia ha scoraggiato il signor Tsipras dal cacciarlo fino ad ora. Ma il premier ha reagito in maniera rabbiosa dopo che il signor Varoufakis ha detto a un giornale britannico domenica sera che la Grecia potrebbe introdurre una moneta parallela, con pagamenti elettronici simili a quelle rilasciate in precedenza in California. Mr. Varoufakis ha rapidamente fatto marcia indietro sulle sue dichiarazioni al The Daily Telegraph, ma il suo primo ministro ne ha avuto abbastanza. Questo è stato affermato dalle persone che hanno familiarità con la questione.

E’ solo un humour, per ora, ma non c’è dubbio che Varoufakis ha alienato tantissimo gli altri leader europei, e parlare di una moneta rilasciata attraverso dei buoni, non sarebbe stato quello che Tsipras avrebbe voluto, in quanto il paese si preparava per il referendum cruciale di Domenica.

Grecia, finalmente accordo raggiunto

Data: 15 Luglio 2015

E’ stato finalmente trovato un accordo sulla situazione greca, dopo un Eurosummit durato più di 17 ore: un vero e proprio “parto” economico, che si spera abbia dato buoni frutti. Dopo questo incontro fiume, pare che i leader dell’Eurozona abbiamo trovato un’intesa, come ha anticipato al mondo via Twitter il premier belga Charles Michel, con un sintetico messaggio: “agreement”, accordo.

L’accordo in questione non prevede il taglio del debito come era stato richiesto da Atene; c’è invece un altro piano di salvataggio per la Grecia, il terzo, tra gli 82 e gli 86 miliardi in cambio di condizioni severe da attuare in breve tempo. Altre concessioni, si è ribadito, saranno fatte solo quando e se il governo ellenico si sarà definitivamente riallineato alle politiche di austerità, a cui però di fatto il popolo greco con il recente referendum si è fieramente opposto.

L’intesa, però, è ancora da confermare, in quanto essa dipende dall’approvazione di molte misure impopolari in Grecia, e richiede il benestare di alcuni parlamenti nazionali. Durante la notte si è discusso aspramente, con trattative tesissime: da un lato c’erano i creditori che devono fare i conti con le opinioni di Atene; dall’altro il governo di Syriza che in pratica si è opposto alle misure troppo restrittive di politica economica.

I creditori, che già hanno prestato alla Grecia 240 miliardi di euro, hanno dato un nuovo aiuto, ma a patto di rispettare stringenti condizioni. Ad esempio, il governo Tsipras dovrà approvare entro mercoledì 15 luglio una prima serie di riforme economiche richieste dall’Europa. Tra queste, ricordiamo la misura sull’Iva, nuove misure anticipate per garantire la sostenibilità del sistema pensionistico, la piena indipendenza dell’Elstat, l’Ufficio greco di Statistica, il pieno rispetto del Fiscal Compact e la nascita di un consiglio di bilancio indipendente.

In seguito, però, il programma triennale di aiuti dovrà essere approvato dai governi. Nel frattempo, l’Eurogruppo parlerà di concedere un prestito-ponte temporaneo. Sul debito c’è qualche apertura. Infatti la cancelliera Angela Merkel ha spiegato in una conferenza stampa che i creditori sono pronti a discutere di un suo alleggerimento, se ci sarà una valutazione positiva del programma.

L’accordo raggiunto allontana la paura della Grexit, ovvero l’uscita della Grecia dalla zona euro. Tuttavia, come ha detto la cancelliera Merkel, «il cammino sarà lungo e difficile». Tsipras infatti era sempre stato contrario a nuove misure di austerity: come presenterà oggi questo nuovo piano?

Alcuni temono già una spaccatura del partito Syriza e della maggioranza, che raggruppa sinistra radicale e nazionalisti greci. In effetti già oggi Panagiotis Lafazaris, ministro dell’energia e leader dell’ala radicale di Syriza, ha definito il compromesso raggiunto come “umiliante“. Tsipras difende però il suo risultato: «Abbiamo vinto sull’alleggerimento del debito e sul finanziamento a medio termine».

L’Eurogruppo umilia la Grecia

Data: 20 Luglio 2015

Qualche volta possiamo dare notizie sulla Grecia con un po’ di sano trionfalismo. Oggi siamo contenti, non certo al massimo perché le concessioni fatte sono comunque troppe, ma moderatamente. Contenti perché finalmente la Grecia è stata richiamata all’ordine come si deve. L’Eurogruppo ha sì promesso un prestito ponte che potrebbe arrivare a superare gli 80 miliardi di euro ma ha anche subordinato questa concessione a riforme concrete, da fare a giorni. E le riforme importanti ci sono tutte: dalle pensione all’IVA, dalla tassazione delle imprese alla riforma della giustizia civile.
Cosa ancora più importante, la Grecia sarà costretta costituire un fondo del valore minimo di 50 miliardi di euro in cui confluiranno beni oggetti di privatizzazione e che costituirà la garanzia per l’erogazione del prestito ponte.

Insomma, il gioco di Tispras che si credeva un genio si è rivelato un immenso boomerang per la Grecia: invece di avere altri soldi gratis, dovranno comunque rimboccarsi le maniche e impegnarsi per ripagare i debiti. Un buon risultato senza dubbio.

Dicevamo all’inizio dell’articolo che non siamo completamente soddisfatti dell’accordo. Evidentemente ai greci poteva essere concesso meno, ad esempio in termini di riforme più incisive nel mercato del lavoro o in tagli alla spesa pubblica. Giusto per fare un esempio, la riapertura clientelare della TV pubblica da parte di Tsipras è stato uno schiaffo in piena faccia per l’Europa, questo schiaffo doveva essere restituito obbligando la Grecia a richiduere la TV pubblica.

Un discorso a parte merita poi la situazione del sistema bancario greco. Purtroppo Maria Draghi è andato molto al di là del mandato della BCE consentendo, con la liquidità di emergenza, di tenere aperto un sistema bancario fallito come quello greco. Ancora peggio, 25 miliardi andranno proprio a puntellare questo sistema. E qui non ci siamo proprio. Per prima cosa, la Grecia avrebbe dovuto introdurre controlli sui capitali più che rigorosi da molto tempo, invece ha lasciato che flussi immensi di denaro lasciassero il Paese. Adesso i greci hanno portato il denaro in salvo all’estero e tocca agli europei mettere mano al portafogli per salvare le banche. Più che assurdo e soprattutto offensivo per i tanti europei che pagano tasse elevatissime. Una proposta equa sarebbe stata un bail in del sistema bancario, con azzeramento del valore delle azioni e obbligazioni attuali e successiva trasformazione dei depositi detenuti da cittadini greci nelle banche da salvare in azioni, fino al raggiungimento del capitale necessario. Purtroppo, ancora una volta, la crisi greca ci dimostra che conviene vivere da cicala e far lavorare le formiche.

In ogni caso per oggi godiamoci almeno il bicchiere mezzo pieno!

L’azionario Greco è imploso. Ecco tutti i dettagli del disastro

Data: 4 Agosto 2015

Quando si dice giocare in Borsa, nel caso della Grecia il gioco è davvero molto duro…

Le Borse Greche sono in una drammatica fase di implosione. Intanto, anche le borse europee iniziano a sentire il contraccolpo, pur rimanendo positive. Milano è in guadagno, Francoforte guadagna più dell’1%, Parigi in guadagno. Londra in parità. In rosso invece le borse asiatiche.

E’ una vera e propria emergenza, un tonfo del genere sta danneggiando seriamente i numerosi investitori che vogliono scommettere su un possibile recupero da parte della Grecia.

La borsa Greca è finalmente stata riaperta durante la giornata di Lunedì, per la prima volta in 5 settimana. La Borsa Greca è stata chiusa fa quanto la capitale Greca ha imposto dei controlli sul capitale visto che il referendum sui fondi di salvataggio fu annunciato.

Le Banche Greche, hanno attraversato un grosso periodo di crisi, scendendo del 30%, discesa che ha riflettuto il grosso danno che è stato fatto all’economia del paese nelle ultime settimane.

L’indice della Borsa di Atene (ASE) è caduto del 23% soltanto dopo aver aperto le contrattazioni. E’ il minimo dal 2012. Anche se la Grecia ha accettato ad un accordo con i suoi creditori europei, c’è tutt’ora una grande incertezza sui mercati.

Il primo Ministro Alexis Tsipras ha dovuto spaccare il suo partito Syriza, cercando di trovare un accordo con i creditori. Adesso il paese dovrà attraverso un percorso di riforme economiche molto difficile, e ha accettato per privatizzare gran parte degli aste del paese.

Il Fondo Monetario Internazionale rimane comunque irremovibile per quanto riguarda la riduzione del debito. I creditori della Grecia vogliono comunque una riduzione del debito, in quanto hanno capito quanto sarà difficile per la Grecia riuscire a rispettare tutti gli oneri richiesti dal FMI.

I mercati Europei stanno per adesso tenendo, anche se c’è un grosso peso sull’azionario Europeo, visto che il PMI Cinese è caduto ai minimi del 2011.

Questa chiusura in Grecia, è stato il più lungo periodo di chiusura dagli anni 70. La riapertura c’è stata con numerose limitazioni per i trader Greci. Nessuna limitazione invece per i trader stranieri, l’importante è che questi trader siano stati attivi nel mercato prima dell’imposizione dei controlli.

Chissà quanto avrebbe perso la Borsa se non fossero state messe in atto le numerose limitazioni imposte.

Intanto, il Governo ha innalzato il tetto dei prelievi in banca a 420 euro in tre giorni invece che in una settimana.

Adesso, la situazione sta migliorando, in quando la flessione è leggermente rimbalzata, adesso la flessione segna infatti il 15%.

Grecia, continua lo scontro tra Fmi e Europa. Dijsselbloem: “i target al 2018 richiederanno uno sforzo enorme ma sono raggiungibili”

Data: 1 Aprile 2016

Non si attenua lo scontro tra i creditori europei della Grecia e il Fondo Monetario Internazionale. Dopo che nei giorni scorsi il direttore del Fondo, Christine Lagarde, ha espresso forti dubbi sulla possibilità che Atene riesca a raggiungere un avanzo primario pari al 3,5%, come previsto nel programma di aiuti lanciato dai partner europei la scorsa estate, è arrivata la presa di posizione dell’Europa.

A margine degli incontri primaverili dell’ami a Washington, Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo, ha dichiarato che “flessibilità non è un opzione. (…) Non vedo alcuna flessibilità sul 3,5% nel 2018 perché era uno dei punti chiave dell’accordo la scorsa estate”. Una posizione di chiusura netta, Dijsselbloem ammette che per raggiungere tale obiettivo servirà uno sforzo enorme ma si dice certo sulla possibilità di raggiungerlo.

Le parole del presidente dell’Eurogruppo esprimono indirettamente un giudizio negativo sulla possibilità che le riforme messe in piedi da Atene, sebbene molto dure per i suoi cittadini, siano sufficienti. Dijsselbloem, tuttavia, ha lasciato qualche speranza in più sulla possibilità che i partner europei aprano alla possibilità di una revisione dei target a lunga scadenza.
Una possibilità che si può leggere tra le righe delle dichiarazioni dello stesso Dijsselbloem, sui contrasti con l’Fmi sulla possibilità di mantenere l0’avanzo primario nel lungo termine : “Dobbiamo avere un dibattito politico su come gestire quell’incertezza. Non ha senso essere in disaccordo su qualcosa che per definizione è incerta”.

Il punto fondamentale delle frizioni tra Partner europei e Fmi è, però, la ristrutturazione del debito greco. Sulla questione la Lagarde è stata chiara nei giorni scorsi: “Siamo sempre stati coerenti nel dire che gli obiettivi sono stabilità e sovranità della Grecia. Ma serve che i numeri (da raggiungere) siano realistici e le misure (da adottare) siano sostenibili. Ciò vale anche per la scadenza e il costo del debito. Non succederà. (…) il debito pubblico è insostenibile e dunque va ristrutturato. E’ irrealistico che l’avanzo primario pari al 3,5% del Pil possa essere mantenuto per decenni”. Per il direttore del Fondo, la possibilità di raggiungere tale avanzo primario nel breve periodo è legato a “sforzi eroici da parte della Grecia e del popolo greco”; mettendo in guardia, in maniera implicito, sui costi sociali che il perseguimento di un tale obiettivo comporterebbe.

È chiaro ormai che il Fmi sostiene che un obiettivo di avanzo primario realistico e sostenibile per la Grecia sia dell’1,5%, lasciando sul tavolo la possibilità di effettuare un haircut del debito ellenico. Una possibilità che trova la ferma contrarietà della Merkel, per la quale al momento non è pensabile alcuno sconto nell’eurozona.

In questo contesto si potrebbe tornare rapidamente alla situazione dello scorso anno, con l’aggravante di una situazione finanziaria greca ancora peggiore. E tra due mesi, quando la Grecia dovrà ripagare una parte dei finanziamenti ricevuti la scorsa estate, potrebbe essersi realizzata anche la Brexit, con effetti ancora non prevedibili su tutta l’Unione.

Salvataggio Grecia, Eurogruppo: “Bene le riforme, ma non bastano. Possibili interventi sul debito”. Concessione degli aiuti rimandata al 24 maggio

Data: 16 Maggio 2016

Dalla riunione straordinaria dei ministri delle finanze della zona euro arriva un plauso per l’approvazione delle riforme delle pensioni e del fisco approvate, non senza difficoltà, dal Parlamento di Atene e una parziale apertura ad interventi sul debito, che saranno però discussi solo nella prossima riunione del 24 maggio. Nei prossimi giorni sarà perfezionato l’accordo “staff level” per permettere lo sblocco della nuova tranche di aiuti.
Per arrivare però ad un accordo che sblocchi sarà necessario che questo contenga un meccanismo d’emergenza, nel caso in cui il governo di Atene non raggiunga l’obiettivo di avanzo primario del 3,5% nel 2018.

Sul tema arriva la doppia richiesta dell’Fmi di Christine Lagarde alla Grecia e alla Germania: La Grecia deve approvare una lista dettagliata di tagli pari al 2% del Pil da far scattare nel caso non si raggiunga un avanzo primario dell’1,75% nel 2017 e 3,5% nel 2018. Consapevoli dell’irrealizzabilità dei target, il Fmi chiede contestualmente alla Germania un piano di ristrutturazione del debito ellenico di 311 miliardi, attraverso un allungamento della scadenze e un taglio dei tassi d’interesse.


Da parte Greca, il ministro delle Finanze, Euclid Tsakalotos, ha bollato come incostituzionale l’approvazione di “misure preventive”
ma ha controproposto l’accordo per un intervento tempestivo di Atene nel caso di sforamento degli obiettivi ma senza decidere preventivamente come.
I tedeschi, dal canto loro, aprono dei piccoli spiragli sugl’interventi per ridurre il debito greco, ma solo dopo aver accertato che il governo Tsipras abbia mantenuto tutti gl’impegni sulle riforme.

LE RIFORME GIÀ APPROVATE Domenica la maggioranza del Parlamento greco, formata da Syriza e dai nazionalisti dei Greci indipendenti, è riuscita ad approvare le riforme che i creditori avevano chiesto ad Atene. Con 153 voti a favore e 143 contrari, il parlamento ha approvato l’aumento dell’Iva dal 23% al 24% e una nuova soglia (più bassa) di reddito esentasse a 9.091 euro che dovrebbero far risparmiare alle casse greche 5,4miliardi all’anno.
Il Parlamento ha approvato anche la riforma del sistema pensionistico; un riforma che ha causato proteste e scioperi in tutto il Paese , ma che il Premier Tsipras difende. “Siamo impegnati – ha dichiarato il primo Ministro – a riformare il sistema pensionistico senza ridurre le pensioni principali. Il sistema aveva bisogno di una riforma perché è troppo complesso, socialmente ingiusto e clientelare. E non corrisponde allo Stato finanziario del Paese”. Tsipras ha rassicurato che il nuovo sistema sarà “sostenibile senza toccare le pensioni principali” e che “a più di due milioni di pensionati non verrà tolto un solo euro dalla pensione”.


Le riforme approvate certificano la volontà del Governo greco di arrivare ad un accordo ma le richieste dell’ami
sulle misure preventive rischiano di forzare la mano a Tsipras, a tal punto che il primo Ministro potrebbe decidere, messo alle strette dalle proteste sempre più profonde nel Paese e nel suo stesso partito, a portare i greci nuovamente alle urne, con conseguenze che i creditori e le organizzazioni internazionali farebbero bene a valutare con attenzione.

Tsipras fa il gioco delle tre carte, come sempre, vuole truffare l’Europa ma forse la Merkel è più intelligente dei boccaloni che si iscrivono a 1k Daily Profit e poi perdono tutti i loro soldi (salvo poi lamentarsi alla fine che è una truffa).

Data: 24 Maggio 2016

Alexis Tsipras continua il difficile compito di far approvare le misure di austerità che la Trojka ha posto come condizione per la concessione degli aiuti economici alla Grecia.
Il parlamento di Atene ieri ha approvato con 153 voti favorevoli su 300 una nuova manovra che introduce nuove misure di austerità dal valore di 1,8 miliardi di euro che comprendono l’aumento di tasse indirette, l’abolizione degli sconti Iva che erano in vigore per le isole e dei privilegi fiscali per gli agricoltori, la vendita dei crediti deteriorati a fondi di investimento e le “clausole di salvaguardia” del valore del 2% del pil che scatteranno solo se i conti non rispettano gli obiettivi.

Il leader greco si recherà domani all’eurogruppo con la speranza che questi ulteriori sforzi chiesti alla popolazione greca valgano la concessione della seconda tranche di aiuti del terzo piano di salvataggio del valore di 5,7 miliardi di euro.

Il rincaro delle tasse approvato dal Parlamento ellenico riguarda l’Iva, le tasse sui carburanti e quelle automobilistiche, i beni di lusso, la telefonia fissa, il caffè, le sigarette, la birra, la tassa sugl’immobili di valore superiore ai 200mila euro e, persino, molti generi alimentari.
Non è stato semplice per la coalizione di Syriza e dei Greci indipendenti far approvare la manovra a causa della contrarietà delle opposizioni e le proteste nel Paese. Mentre si votava la legge,infatti, 11mila persone si sono riunite in piazza Syntagma per manifestare la propria rabbia. Vasiliki Katrivanou, unica deputata del partito di Tsipras che ha votato contro, ha comunicato la propria decisione di dimettersi da parlamentare.

“Oggi si chiude un periodo difficile per il Paese – ha dichiarato Tsipras -, facciamo il primo passo per uscire dalla crisi, un periodo che avrà anch’esso le sue difficoltà. (…) I soci europei ricevono il messaggio che la Grecia rispetta i suoi impegni, quindi ora loro devono dimostrare di rispettare i loro”.
Al centro delle richieste greche non c’è solo la concessione della trance di aiuti ma la questione, ben più importante, della ristrutturazione del debito greco, arrivato ormai all’insostenibile livello di 312miliardi, il 180% del Pil. Una tale soluzione è auspicata anche dal Fondo monetario Internazionale, che la giudica indispensabile per far sì che l’economia greca inizi la ripresa e il Paese esca dalla pesantissima crisi in cui si trova. Secondo il Wall Street Journal, l’Fmi avrebbe inviato una proposta ai governi della zona euro in cui auspica la concessione ad Atene un periodo di grazia fino al 2040, durante il quale il Paese non dovrebbe pagare né interessi né le rate dei prestiti ricevuti per i salvataggi. Lo scopo di tale misura sarebbe di rendere sostenibile il debito greco e permettere al Fondo di partecipare al salvataggio del Paese.
La ristrutturazione del debito ellenico, però, si scontra con la forte contrarietà della Germania e dell’economie dell’Europa del nord che gravitano nell’orbita tedesca.


La partita greca non è ancora vicina alla sua conclusione e le trattative in corso in questi giorni potrebbero risultare decisive per le sorti del Paese culla della civiltà occidentale
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Eurogruppo, trovato accordo sugli aiuti alla Grecia: 10,3 miliardi e interventi sul debito

Data: 26 Maggio 2016

Ci sono volute 11 ore per vincere la resistenza di una parte dei Paesi creditori, Germania in testa, ma alla fine la riunione dell’Eurogruppo ha trovato una soluzione di compromesso e ha autorizzato la concessione di una nuova trance di aiuti alla Grecia e il via libera alla ristrutturazione del debito ellenico.

L’attore principale di questa trattativa è stato il Fondo Monetario Internazionale che ha spinto per l’accordo, ponendo come condizione per il proprio coinvolgimento nel terzo programma di assistenza un impegno concreto sull’alleggerimento del debito ellenico.

A confermare tutte le difficoltà e le resistenze emerse durante la riunione-fiume è stato lo stesso presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem che ha spiegato che “i ministri hanno accettato incredibili compromessi politici per ottenere questo accordo”.

L’ACCORDO
Il compromesso trovato a Bruxelles permetterà il pagamento alla Grecia di una seconda trance di aiuti per un ammontare complessivo di 10,3 miliardi, sborsati in due soluzioni: la prima da 7,5 miliardi arriverà a metà di giugno e sarà impiegata per coprire le scadenze con la Bce di luglio e per pagare gli arretrati che il governo ha accumulato da ottobre, mese in cui ha ricevuto gli ultimi aiuti dall’Ue.

Il secondo punto dell’accordo, ben più importante e rappresenta al meglio il compromesso venuto fuori dalla riunione, riguarda la ristrutturazione del debito. Pur non raccogliendo a pieno le richieste dell’Fmi che chiedeva un blocco dei pagamenti fino al 2040, l’Eurogruppo ha affidato al Meccanismo europeo di stabilità (ESM) il compito di elaborare un piano a breve, medio e lungo termine da “introdurre gradualmente” che riduca l’esposizione della Grecia che oggi ammonta a ben 312 miliardi, il 180% del Pil ellenico.
Non ci sarà nessun taglio immediato, né c?è stata la promessa di un futuro condono ma l’impegno perché i bisogni finanziari lordi del paese rimangano sotto al 15% del PIL nel medio termine, e sotto al 20% del PIL nel lungo termine. Allo stesso tempo, l’eurogruppo chiede alla Grecia un avanzo di bilancio primario in media del 3,5% del PIL. Il Fondo è riuscito a d ottenere un alleggerimento del debito greco, ma secondo le condizioni chieste dai creditori europei, in primis la Germania. Infatti, l’alleggerimento del debito avverrà dal 2018, dopo la fine del terzo programma di aggiustamento e scavalcando le elezioni tedesche, previste per l’anno precedente.

Solo le misure di alleggerimento a breve termine si concretizzeranno prima del 2018, e sono solo degli accorgimenti tecnici per evitare rischi di volatilità dei tassi d’interesse pagati al Meccanismo europeo di Stabilità. La parte più sostanziosa dell’alleggerimento avrà luogo dopo il 2018 e dovrebbe comprendere anche un tetto al pagamento dei tassi d’interesse della Grecia.

L’accordo trovato con tanta fatica e ben lontano dall’essere straordinario e ancor meno risolutivo; gran parte degli aiuti transiteranno soltanto per Atene e torneranno in brevissimo tempi nelle casse dei creditori ma rimane un passo importante per scongiurare, almeno per adesso, il pericolo della Grexit e per dare un po’ di fiato al Governo Tsipras provato dagli sforzi per far approvare le riforme di austerità chieste dagli stessi creditori per la concessione degli aiuti.

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